BELGRADO, 13 giugno 2007 (IPS) – Le armi delle guerre dei Balcani degli anni ‘90 stanno iniziando ad armare il conflitto in Iraq e in Afghanistan, rivelano alcuni alti funzionari.
Elemento fondamentale degli Accordi di pace di Dayton, che nel 1995 concludevano la guerra in Bosnia-Herzegovina, era la distruzione di enormi riserve di armi pesanti, artiglieria, piccole armi e munizioni.
Le Forze di stabilizzazione – 39 mila unità guidate dalla NATO fino al dicembre 2004, seguite dalle Forze dell’Unione Europea (EUFOR) con 6.300 uomini – avevano cercato di ristabilire la pace e garantire la sicurezza, il che implicava distruggere le rimanenti armi.
Tuttavia, queste armi hanno seguito altre direzioni. Secondo i quotidiani bosniaco, Nezavisne Novine, e croato, Vecernji List, che riportano dichiarazioni di un ex membro austriaco delle EUFOR identificato come il “Maggiore Erwin K”, sotto la pressione degli Stati Uniti munizioni e armi accumulate sarebbero state vendute ad Afghanistan e Iraq dopo l’11 settembre.
Almeno 290.000 fucili sono stati acquistati da ditte private, per la maggior parte con sede negli Stati Uniti. Le pistole dovevano infine servire per rifornire “forze di sicurezza locale” in Afghanistan e Iraq, riferisce ancora la fonte militare citata.
Le richieste di notizie ufficiali da parte dell’IPS sulla questione sono rimaste inascoltate.
Tuttavia, Jasenko Maglajlija, capo della società statale per il commercio di armi Unis-Promex con sede a Sarajevo, ha confermato le trattative della sua società con l’americana Scout.
”Abbiamo lavorato per Scout, ma non è un segreto, era tutto approvato dallo stato”, ha detto Maglajlija al quotidiano Vecernji List. “Dove siano andate le armi, non lo so, dovreste chiedere a qualcun altro. Forse vendute all’Iraq, o all’Afghanistan, ma non posso confermarlo”. Ha poi dichiarato che i media stavano “creando un trambusto inutile” intorno alla questione.
Questi non sono i primi segnali sulla deviazione degli armamenti. Un rapporto dell’anno scorso di Amnesty International, “Death on Time”, dedicava 40 pagine a questioni di diritti umani legate al trasporto illegale di armi.
”Centinaia di migliaia di piccole armi e di armi leggere accumulate dai tempi della guerra in Bosnia ed Herzegovina, insieme a decine di milioni di munizioni sono state presumibilmente spedite – clandestinamente e senza controllo – in Iraq da una catena di intermediari privati e trasportatori protetti dal Dipartimento della difesa degli Stati Uniti (DoD) tra il 31 luglio 2004 e il 31 giugno 2005…”, riferisce il rapporto di Amnesty, citando fonti EUFOR.
Amnesty ha denunciato la violazione dei diritti umani da parte di coloro che utilizzeranno queste armi, citando diverse compagnie coinvolte nell’operazione. Il rapporto di Amnesty riferisce che nel dicembre 2004 quelle armi sono arrivate anche in Rwanda, malgrado l’Onu avesse avvertito che il Rwanda stava aiutando gruppi armati nella Repubblica democratica del Congo.
La Bosnia-Herzegovina ha lottato per curare le sue ferite dopo tre anni di sanguinoso conflitto conclusosi nel 1995. La terra è stata smembrata e spartita tra musulmani di origine slava, serbi e croati, e oltre 100.000 persone sono morte nei combattimenti.
È stato molto difficile rimuovere le armi rimaste, come i ricordi del conflitto e gli odi residui tra i vari gruppi.
”Secondo il nostro sondaggio, il numero di morti ogni anno per abuso o errato utilizzo di armi e piccole armi in Bosnia è di circa 1.000 persone”, ha detto ai media locali Stefan Priesner, rappresentante per il paese del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP).
Secondo l’UNDP, circa il 20 per cento della popolazione civile in Bosnia possiede armi, per la maggior parte illegalmente: si parla di 500.000 individui su una popolazione totale di circa 3,8 milioni.
A novembre scorso, l’UNDP ha organizzato un’originale lotteria, che offriva motocicli e attrezzature da cucina a chi avrebbe restituito armi conservate illegalmente. La lotteria seguiva il precedente intervento di EUFOR, il cosiddetto “Raccolto”, che raccoglieva stock illegali di armi e munizioni.
In pochi mesi, oltre 30.000 granate a mano, 9.000 piccole armi e 200 chili di esplosivo sono stati raccolti nelle operazioni dello scorso anno. “Insieme a 500.000 gruppi di munizioni, queste scorte sarebbero bastate ad armare una brigata”, era stato il commento di Julio Garcia dell’EUFOR.
Secondo fonti ufficiali, dal 1998, le missioni di pace avevano raccolto circa 52.000 piccole armi, 38.500 mine da terra, oltre 225.000 granate a mano, circa 15,5 milioni di munizioni, 33 tonnellate di esplosivo, e persino una coppia di carri armati.
Tuttavia, secondo UNDP e autorità locali vaste quantità di armi e 350.000 tonnellate di munizioni sono ancora presenti in Bosnia, e servirebbero oltre 20 anni per rimuoverle – o per aggiungerle a liste della spesa clandestine.

