BRUXELLES, 9 marzo 2007 (IPS) – La Commissione europea e un gruppo di paesi di Africa, Caraibi e Pacifico (ACP) – dopo le ultime fatiche – non sono più così vicini ad un accordo sulla liberalizzazione del mercato.
La settimana scorsa, il commissario Ue al commercio Peter Mandelson ha ribadito la minaccia europea: i paesi dell’ACP perderanno il loro accesso preferenziale ai mercati Ue se non firmeranno gli Accordi di partnership economica (EPA) entro la fine dell’anno.
È questa la data di scadenza della deroga che l’Organizzazione mondiale del commercio ha concesso per estendere le tariffe preferenziali in base a un accordo che paesi dell’Ue e ACP hanno firmato nel 2000 a Cotonou, nel Benin, paese dell’Africa occidentale.
I paesi dell’ACP hanno chiesto garanzie alla Commissione europea, braccio esecutivo dell’Ue, perché i flussi commerciali non vengano interrotti dopo il 2007.
Dopo la riunione della settimana scorsa, hanno acconsentito a perseguire gli sforzi per implementare misure preparatorie al fine di completare i negoziati con l’aiuto dell’Ue, senza impegnarsi per una scadenza. Dall’incontro non sono tuttavia scaturite conclusioni congiunte.
I 79 paesi delle sei regioni dell’ACP (Caraibi, quattro regioni africane e Pacifico) sembrano divisi sull’urgenza di un accordo.
”La nostra priorità è un accordo che risponda ai nostri interessi”, ha detto all’IPS Gilles G. Hounkpatin, rappresentante commerciale della Comunità economica degli stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS). “Le nostre economie saranno penalizzate dagli EPA, dobbiamo prima avere una visione globale. Se voi negoziate, non potete limitarvi a imporre una data”.
I paesi dei Caraibi, d’altra parte, dicono di essere pronti quest’anno a firmare un accordo commerciale “ambizioso”. “Abbiamo lavorato al massimo, non abbiamo ulteriore energia da dedicare”, ha detto ai giornalisti Junior Lodge, negoziatore regionale dei Caraibi.
”I Caraibi insistono per un accordo più completo nei tempi più brevi, perché abbiamo un capitale negoziale molto limitato”, ha ribadito Lodge. “L’accesso al mercato è tutto ciò che possiamo dare, e vogliamo ottenere in cambio il più possibile”. Tuttavia, il negoziatore dei Caraibi ritiene che l’Europa abbia interesse ad aprire i mercati dell’ACP, mirato alle proprie esportazioni agricole. “Quando l’Europa sostiene di non volere il mercantilismo, è una bugia”.
Mariano Iossa di Actionaid condivide questa idea. “L’Europa sta perdendo competitività nei mercati emergenti. Vogliono stare davanti alla Cina, soprattutto nell’aprire mercati di servizi finanziari in paesi ricchi di petrolio e altre risorse”.
Tutte le regioni dell’ACP concordano sulla necessità di periodi di lunga transizione, fino a 25 anni, per aprire i loro mercati alle importazioni europee, e sull’esigenza di misure di tutela automatiche contro un inaspettato incremento delle importazioni Ue. Vogliono inoltre sapere come la Commissione spenderà i 2 miliardi di euro che ha promesso per rendere le economie dell’ACP più competitive.
Le Ong europee hanno definito la strategia di negoziazione europea un “ricatto”, riferendosi a uno studio della Commissione economica per l’Africa delle Nazioni Unite, secondo il quale ai paesi in via di sviluppo manca la capacità istituzionale per realizzare un trattato di libero commercio con l’Ue.
”I ministri europei potrebbero semplicemente disporre le loro commissioni doganali per mantenere tariffe preferenziali, in modo da evitare che frutti o fiori provenienti dall’Africa vengano buttati a marcire nei porti europei nel 2008”, ha detto all’IPS l’esperto commerciale Marc Maes, della Ong belga per lo sviluppo 11.11.11. “Si potrebbe notificare questa decisione all’OMC e vedere cosa succede”.
Secondo Maes, l’Europa vuole rimanere fedele alle regole dell’OMC, perché si aspetta che le sue controparti applichino gli stessi standard elevati in altre negoziazioni.
L’Ue resta convinta che gli EPA siano molto più convenienti per i paesi poveri rispetto all’accordo di Cotonou.
”I paesi dell’ACP rischiano di essere abbandonati su un’isola di scambio delle merci”, ha detto all’IPS Stephen Adams, portavoce di Peter Mandelson. “Le preferenze commerciali hanno creato un sistema nel quale i paesi non hanno alcun incentivo per diversificare le loro economie. Noi garantiamo che l’accesso al mercato venga mantenuto: non è un cattivo affare”.

