COOPERAZIONE-AFRICA: Il Piano della Cooperazione Italiana per l’Africa Occidentale

BAMAKO, 7 marzo 2006 (IPS) – L'Italia si schiera dalla parte delle donne dell'Africa occidentale nella loro lotta per sovvertire il radicato modello patriarcale, che le priva da sempre dei loro diritti. E lo farà con un nuovo piano di cooperazione decentrata da realizzare con le organizzazioni femminili locali e un dialogo partecipato con loro, per individuare insieme le azioni più urgenti.

Più che di un semplice impegno economico – seppure significativo, visto che entro i prossimi tre anni verranno stanziati 10-15 milioni di euro per i paesi dell'Africa occidentale – si tratta di una decisione di carattere politico, come ha spiegato la viceministra degli affari esteri con delega alla cooperazione Patrizia Sentinelli.

Primo passo di il rinnovato interesse dell’Italia verso l’Africa occidentale, una due giorni internazionale organizzata nella capitale del Mali, Bamako, il 2 e 3 marzo: “Le donne protagoniste: dialogo tra i paesi dell’Africa occidentale e la Cooperazione italiana”.

Unica italiana tra le circa mille delegate africane provenienti da Guinea, Mauritania, Burkina Faso, Nigeria, Costa d’Avorio, Benin e dallo stesso Mali, la Sentinelli ha annunciato che una delle priorità del suo paese è ascoltare con attenzione le donne africane, candidando l’Italia a farsi loro portavoce presso l’Unione europea.

“I problemi legati all'uguaglianza di genere sono tra le priorità dell’Italia”, ha detto, “in particolare in quelle regioni del mondo dove siamo stati poco presenti negli ultimi anni, come i paesi dell’Africa occidentale. “Gli uffici decentrati della cooperazione di Ouagadougou, in Burkina Faso, e Dakar, in Senegal, costituiranno una nuova 'gender task force' per identificare le organizzazioni locali in grado di realizzare progetti di empowerment femminile e iniziative di microcredito per le donne nelle aree rurali.

“Come possono le donne africane essere protagoniste del loro futuro, quando la società internazionale e i loro stessi paesi continuano a considerarle vittime da dover assistere?”, ha chiesto la viceministra. Nonostante la loro forza e la provata influenza sia nella famiglia che nelle comunità, vengono ancora tenute in silenzio.

“Il mondo occidentale, i nostri stessi leader, continuano a vederci come povere e mutilate”, ha fatto eco Aminata Traoré, ex ministra maliana della cultura e attuale presidente di Foram (Forum pour un autre Mali). Nota leader no-global, Traoré ha denunciato la “visione europeista” della donna africana, e le politiche europee “che sono evidentemente contro le donne africane”, ha osservato, riferendosi agli Accordi di partnership economica che Bruxelles intende far firmare ai paesi ACP (Africa, Caraibi e Pacifico) entro la fine dell’anno.

Secondo Traoré, “la globalizzazione e le politiche di privatizzazione stanno uccidendo i figli dell’Africa e stanno rubando il lavoro alle donne”. In un’intervista con l’IPS, l’ex ministra ha spiegato, ad esempio, come la crescente presenza della Cina nel continente dimostri come l’Africa sia stata lasciata da sola a fronteggiare le minacce della globalizzazione.

“Pechino sta invadendo i nostri mercati”, ha detto all’IPS, “e distruggendo le nostre risorse produttive, in particolare il settore tessile e manifatturiero, dove sono impiegate soprattutto le donne. Stanno uccidendo l’intero processo di trasformazione, acquistando i semi di cotone direttamente dagli agricoltori, esportandoli attraverso Gran Bretagna, Germania e Svizzera, e poi copiando i nostri modelli tradizionali grazie alla loro potenza produttiva”.

Secondo Traoré, benché l’Unione europea sappia chiaramente quanto la Cina sta cambiando le regole del mercato, non intende proteggere l’Africa; “al contrario, vuole imporci quelle politiche liberiste che ci uccideranno. La libera circolazione di prodotti occidentali finirà per sopraffare i prodotti locali”, ha spiegato.

Cinque anni fa, la Cina ha comprato la Comatex, l’industria tessile nazionale. “La nostra tecnologia è obsoleta, e non abbiamo possibilità di essere competitivi, ha avvertito Traoré.

Qui, il cotone significa sopravvivenza, dato che più di tre milioni di maliani (su 11 milioni di abitanti) lavorano nel settore tessile, che fornisce l’8 per cento del Prodotto interno lordo (PIL) e rappresenta il 40 per cento del totale delle esportazioni.

“Il capitalismo cinese sta devastando il nostro debole mercato interno”, ha detto Traoré all’IPS. “In un futuro molto vicino, le donne africane diventeranno le nuove schiave della Cina”, ha concluso.

Le donne stanno lottando per conquistare un proprio ruolo nella società, ha detto all’IPS Khady Nbao, delegata di Roppa (Reseau des Organisations Paysannes et des producteurs agricoles de l’Afrique de l’Ouest). “All’interno di Roppa – ha spiegato – abbiamo creato il ‘Collège des Femmes’, un ente formato esclusivamente da donne, per bilanciare l’incombente leadership maschile”, anche se gli uomini rappresentano il 40 per cento degli agricoltori, e le donne il 60.

“Abbiamo il dovere di difendere i nostri prodotti locali e l' ambiente, che sono il futuro dei nostri figli”, ha detto, “per dare loro l’opportunità di restare, invece di essere costretti ad emigrare perché le loro madri muoiono di fame.

“La lotta delle nostre donne per la parità di genere va sostenuta, e in modo concreto”, ha detto Amadou Toumani Touré, presidente della Repubblica del Mali. Alla vigilia delle elezioni presidenziali di aprile, il presidente ha ricordato che i farmaci antiretrovirali sono gratuiti nel suo paese, e che quelli contro la malaria lo diventeranno presto. “Venendo qui, l’Italia ha dimostrato che vuole ascoltarci, e ciò significa che abbiamo valori molto simili”, ha aggiunto. “Nella passione della viceministra Sentinelli ho visto quella tipica di una donna africana”.

“Le donne africane non hanno solo bisogno di soldi. Ciò di cui hanno soprattutto bisogno è essere ascoltate”; ha concluso Aminata Traoré. “Se avremo più donne ‘protagoniste’ nelle nostre comunità, allora saremo in grado di combattere i tabù e i pregiudizi di cui siamo vittime”.