AFRICA: Le donne sono più avanti rispetto all’occidente

ROMA, 11 dicembre 2006 (IPS) – Circa la metà dei parlamentari in Rwanda sono donne; molti altri parlamenti africani contano più donne dei paesi occidentali. Ma si è dovuto lavorare parecchio per arrivarci, come sa bene Gertrude Mongella, e come racconta in un’intervista all’IPS.

Negli anni ’70 è stata membro dell’Assemblea legislativa dell’Africa orientale, dieci anni dopo era Ministro di stato nel suo paese, la Tanzania, e nei primi anni ’90 Alto commissario della Tanzania in India, prima di entrare nella Commissione economica per l’Africa sulle questioni di genere.

Oggi, a 61 anni, è la prima presidente del Parlamento pan-africano, organo dell’Unione africana con soli poteri consultivi, per il momento, ma che mira a diventare in futuro un’istituzione con poteri legislativi, un po’ come il Parlamento europeo. Cinque delegati di ogni stato africano rappresentano nel parlamento i diversi schieramenti nazionali.

La prima decisione presa da questa istituzione che ha sede in Sud Africa, è stata eleggere una donna alla presidenza. “Le regole del nostro parlamento confermano la determinazione dell’Unione africana nel progredire sull’uguaglianza di genere”, ha detto Gertrude Mongella all’IPS. “Almeno uno dei cinque rappresentanti deve essere donna, ma diverse delegazioni hanno scelto anche due o più donne”, ha aggiunto.

”Il Parlamento pan-africano rappresenta l'intera popolazione africana, e il suo mandato deve garantire il coinvolgimento attivo della società civile nel dibattito politico sui problemi del nostro continente, dall’integrazione alla risoluzione dei conflitti. Le donne africane devono avere una possibilità reale di partecipare al processo di pace e sviluppo del continente, a tutti i livelli decisionali”. Estratti dall’intervista:

IPS: Quali sono i risultati più concreti raggiunti sin'ora? E quali paesi africani hanno realizzato i cambiamenti più significativi?

Mongella: Se si guarda alla rappresentanza in Parlamento, nel 1997 i capi di stato della Comunità per lo sviluppo dell’Africa del Sud (SADC) avevano firmato una Dichiarazione su genere e sviluppo, nella quale i rispettivi paesi si impegnavano a raggiungere almeno il 30 per cento di presenza femminile nelle strutture politiche e decisionali entro il 2005. Oltre a favorire un pieno accesso delle donne alle risorse produttive per ridurre il livello di povertà delle donne. Ma siamo andati oltre: il numero di donne parlamentari in Rwanda è maggiore della presenza femminile nei parlamenti nazionali di tutto il mondo, con il 49 per cento della rappresentanza. I paesi dell’Africa meridionale hanno fatto i progressi anche maggiori. Tuttavia, anche altri paesi hanno raggiunto il 30 per cento o lo hanno superato. Nel mio paese abbiamo il 34 per cento della rappresentanza femminile, anche nei cabinet.

IPS: Vede cambiamenti fondamentali per le donne dalla conferenza di Pechino, a parte l'accesso alla politica?

Mongella: Ci sono stati molti cambiamenti da allora, e molto positivi. La condizione femminile in molti dei nostri paesi sta cambiando drasticamente. L’uguaglianza di uomini e donne sta diventando una realtà, non è più solo un argomento di cui conversare. Non abbiamo ancora raggiunto tutti i traguardi che ci eravamo prefissi a Pechino, per varie ragioni, ma si sono fatti molti sforzi riguardo alla disuguaglianza e la discriminazione contro le donne. Ci sono leggi, in alcuni paesi, che puniscono la violenza contro le donne, leggi che richiedono una percentuale minima di rappresentanza femminile a diversi livelli nella società. Questo sì, è un risultato della conferenza di Pechino.

Naturalmente le sfide sono ancora molte, legate soprattutto ai conflitti politici e alle malattie. La prova più importante che dobbiamo affrontare, secondo me, è la salute materna. Secondo le statistiche, ogni minuto nell’Africa sub-sahariana una donna muore per complicazioni legate al parto, bisogna mettere fine a questo.

IPS: Pensa che maggiori risorse economiche potrebbero aiutare? Perché i donatori danno sempre meno per questi problemi?

Mongella: Naturalmente sì, abbiamo bisogno di più risorse per mettere in atto la piattaforma di Pechino, che comprende anche la garanzia di cure sanitarie per le donne. Stiamo provando a dedicare più risorse alla salute materna, ma non sono ancora sufficienti, e la situazione resta estremamente difficile. I paesi in via di sviluppo non possono soddisfare i requisiti di base dell’istruzione delle ragazze e quelli per la salute delle donne. Stiamo ancora lottando, ma io ho fiducia. Ci sono segnali di miglioramento.

IPS: Come vede l'influenza della religione sui diritti delle donne?

Mongella: Il problema dell’influenza religiosa non riguarda tanto il dogma, ma piuttosto la sua interpretazione, che è sempre lasciata agli uomini. Se si legge attentamente la Bibbia, o il Corano, vengono fuori altre verità. La Bibbia dice che gli esseri umani sono stati creati a immagine di Dio, non che solo gli uomini sono stati creati a immagine di Dio. Ma quando si passa all’interpretazione, i principi tradizionali pongono la donna a un livello inferiore. Il problema è l’interpretazione, più che la religione in sè.

IPS: Qual è il ruolo degli uomini in questo processo di cambiamento?

Mongella: Gli uomini sono sempre più coinvolti, stiamo cambiando anche perché loro stessi desiderano sempre di più questo cambiamento. Devo dire che gli uomini di oggi sono molto diversi da quelli del passato, proprio perché sono aperti al cambiamento, vogliono condividere il potere con le donne. La maggior parte delle volte, gli uomini guardano alle nostre capacità, alle nostre competenze, anziché considerarci solo come donne. E noi donne non dobbiamo aspettarci di essere coinvolte per il solo fatto di essere donne, dovremmo esserlo perché siamo capaci.

IPS: Quali sono gli errori più comuni che le donne commettono nel loro cammino verso l’uguaglianza?

Mongella: “Non li chiamerei errori, forse sono 'assunzioni'. Nella leadership, per esempio, non si può applicare il principio di ‘prima le signore’. Non si viene invitati in parlamento come si è invitati a una festa, bisogna lottare, candidarsi, bisogna esserci e spingere. Molte donne lo stanno facendo. Nel continente africano abbiamo una donna alla presidenza della Liberia, lei ha dovuto lottare, si è candidata una prima volta, non ce l’ha fatta, ha accettato una seconda sfida e ha vinto”.

IPS: Cosa dovrebbero fare le donne appena elette per rafforzare le istituzioni africane?

Mongella: Dovremmo avere il maggior numero possibile di persone istruite, perché sappiano gestire le istituzioni adeguatamente, compresi i governi. L’istruzione è un fattore determinante. E poi dovremmo sfruttare le nostre risorse naturali, per usarle a vantaggio di tutta la popolazione africana.