IRAQ: L’esercito messo all’angolo ricorre a tattiche disperate

FALLUJAH, 12 dicembre 2006 (IPS) – Nelle aree in cui si intensifica la resistenza all’occupazione Usa, le popolazioni sarebbero sottoposte a crescenti livelli di rappresaglia collettiva da parte delle forze di occupazione, dicono i residenti.

La città di Siniyah, 200 chilometri a nord di Baghdad, con una popolazione di 25.000 abitanti, è rimasta sotto l’assedio dell’esercito Usa per due settimane.

L’IPS aveva già riportato l'insofferenza di Siniyah il 20 gennaio scorso, quando l’esercito Usa costruì un muro di sabbia lungo sei miglia nel vano tentativo di tenere sotto controllo gli attacchi della resistenza.

Situata vicino Beji, nella provincia di Salahedin, volubile ma ricca di petrolio, Siniyah è diventata un esempio lampante delle crudeli pratiche messe in atto dalle forze d’occupazione, che hanno perso il controllo della maggior parte del paese.

“Tredici bambini sono morti durante l’assedio durato due settimane, perché le truppe Usa avevano vietato ai medici di aprire le loro cliniche private, oltre ad aver imposto la chiusura del centro medico generale qui in città”, ha riferito all’IPS un medico locale via cellulare.

Questo medico ha scelto di rimanere anonimo, temendo le rappresaglie dell’esercito Usa. L’IPS ha dovuto intervistarlo per telefono, dal momento che il blocco dell’esercito ha tagliato fuori la città dal resto del mondo.

“Non è la prima volta che l’esercito Usa impone un simile assedio qui, ma stavolta è un vero e proprio omicidio”, ha affermato il medico.

Un funzionario militare Usa addetto alle relazioni pubbliche a Baghdad ha detto telefonicamente all’IPS che l’esercito stava facendo “ciò che era suo dovere per combattere i terroristi dentro e intorno a Siniyah”, e che “non c’è stata nessuna interferenza con l’assistenza medica”.

Quando l’IPS gli ha riferito di aver ricevuto da un medico della città notizie diverse, che contraddicevano le sue affermazioni, il funzionario ha risposto che “non è assolutamente vero”.

L’assedio ha suscitato risentimento contro il governo iracheno dominato dagli sciiti e guidato dal primo ministro Noori al-Maliki, che non ha voluto fare commenti circa le presunte morti. I sunniti non hanno mancato di constatare il netto contrasto con l’ordine da lui intimato alle truppe Usa di potenziare i checkpoint nel quartiere sciita di Sadr City a Baghdad.

I conflitti settari si sono intensificati tra sciiti e sunniti, con le loro due diverse visioni dell’Islam. Nel mondo, i sunniti sono la maggioranza, ma i loro avversari sembrano rappresentare la maggioranza in Iraq.

Abdul Kareem al-Samarrai’i, alto membro del Partito islamico che fa parte del governo di Maliki, ha dichiarato al Baghdad Space Channel, che a Siniyah sarebbero morti 13 bambini, “a causa dell’assedio e degli ordini ricevuti dall’esercito Usa di privare la città di qualsiasi assistenza medica”.

Anche Duluiyah, una cittadina a circa 60 km a nord di Baghdad, avrebbe subito l’assedio dell’esercito Usa nelle ultime tre settimane.

“Duluiyah (vicino a Samarra) ha subito il loro assedio (dell’esercito Usa) diverse volte, fino all’ultimo blocco che è in parte terminato due settimane fa”, ha detto all’IPS Samir Muhammad, del Consiglio comunale di Samarra.

La Convenzione di Ginevra proibisce il ricorso alla rappresaglia collettiva. Secondo il diritto internazionale, il potere d’occupazione è responsabile della salvaguardia della popolazione civile del paese che occupa.

Fallujah, nella provincia di al-Anbar a ovest di Baghdad, secondo i residenti del posto, continua a subire gli attacchi e le molestie dell’esercito Usa.

”Perché non riconoscono di aver fallito e se ne vanno”, ha detto all’IPS il 55enne Khalaf Dawood, di Fallujah. “Sono stati sconfitti, e i loro soldati vengono uccisi in tutta la città. (Perciò) non fanno altro che uccidere i civili e soffocare la città economicamente, per vendetta”.

L’elettricità è stata tagliata per tre giorni a Fallujah, dopo le offensive lanciate dai cecchini della resistenza contro i soldati Usa. I veicoli militari Usa vengono regolarmente attaccati in tutta la città.

Diversi abitanti del posto hanno riferito all’IPS che ogni giorno a Fallujah il fuoco Usa uccide in media un civile, mentre le incursioni contro le case stanno registrando una netta escalation.

Il comandante dell’esercito Usa a Fallujah ha confessato lo scorso mese ai media locali che i suoi soldati, insieme alle unità dell’esercito iracheno, subiscono in media almeno cinque attacchi ogni giorno. L’ampia maggioranza della popolazione locale continua a chiedere il ritiro incondizionato delle truppe Usa dalla città.

Nel frattempo, la situazione a Ramadi, capitale della stessa provincia in cui si trova Fallujah, al-Anbar, continua a deteriorarsi. I suoi abitanti hanno segnalato all’IPS che molti civili sono rimasti uccisi in un bombardamento di aerei da guerra ed elicotteri Usa.

Il 17 novembre l’IPS riportava che l’esercito Usa avrebbe bombardato diverse case a Ramadi, uccidendo 35 civili.

La città è tuttora in parte sotto assedio, e i residenti lamentano che le nuove milizie formate dal governo di Maliki in nome della “guerra al terrore”, starebbero radunando i giovani maschi della città.

Le milizie hanno da poco preso il controllo dell’Università di Anbar, a Ramadi, e cominciato a molestare gli studenti. I soldati Usa hanno bloccato la strada principale che conduce all’università prima che le milizie entrassero nel campus.

“Hanno persino importunato il preside dell’università, accusandolo di essere un leader di al-Qaeda”, ha detto all’IPS un docente universitario che ha voluto rimanere anonimo. “Il preside è professore di chimica, ed è un uomo molto pacifico che ha dedicato la sua vita alla scienza, e ad assistere gli studenti”.