IRAQ: Kirkuk teme per il suo futuro

ARBIL, 4 ottobre 2006 (IPS) – Lo stato della sicurezza nella città settentrionale di Kirkuk, ricca di
petrolio, si è ulteriormente deteriorato nelle ultime settimane, dopo la
creazione da parte del governo iracheno di un comitato speciale incaricato
di “normalizzare la situazione”.

La creazione del comitato tramite provvedimento costituzionale ha portato ad un aumento delle tensioni etniche tra le popolazioni curde, arabe e turkmene di Kirkuk, e ad un conseguente intensificarsi delle violenze.

Settembre è stato il mese più sanguinoso, con un numero di attacchi senza precedenti. Secondo alcuni, il messaggio che sta dietro gli attacchi è fermare l’attuazione dell’articolo 140 della costituzione irachena e riaccendere gli scontri settari nella provincia.

L’articolo 140 delinea un piano in tre fasi per rimuovere ogni traccia della politica di 'arabizzazione' del regime dell’ex presidente Saddam Hussein. La costituzione prevede ora un censimento seguito da un referendum sul destino della provincia, dopo che la situazione si sarà normalizzata.

Alcuni rappresentanti dei gruppi non-curdi di Kirkuk ritengono che l’articolo 140 favorisca esclusivamente gli interessi dei curdi.

“Cercheremo di ostacolare l’attuazione dell’articolo 140”, ha dichiarato al settimanale curdo Hawlati di Sulaimaniya Jamal Shan, vicepresidente del Fronte turkmeno dell’Iraq. Il partito di Shan ha stretti legami con la Turchia, e ha tre seggi nel parlamento iracheno. L’attuazione dell’articolo “metterà in pericolo la geografia dei (territori) turkmeni”, ha aggiunto Shan.

Considerata un microcosmo dell’Iraq per il suo miscuglio di diverse etnie, Kirkuk ha davanti a sé un futuro incerto, nella misura in cui aumentano i disaccordi sul futuro della provincia. Vittima dei suoi stessi pozzi di petrolio, Kirkuk è stata a lungo motivo di divisioni nel panorama politico dell’Iraq.

Molti curdi sostengono che Kirkuk sia di fatto una provincia curda, e che molte persone di etnia araba siano state portate qui dal regime di Saddam; un provvedimento che l’articolo 140 potrebbe annullare. Questi ultimi vedono poi i turkmeni, un popolo di origine turca, come outsider. Ma ogni gruppo etnico di Kirkuk rivendica la propria appartenenza storica alla città.

Secondo i turkmeni, Kirkuk sarebbe una città dominata storicamente dai turkmeni. I leader arabi sostengono di essersi insediati nella provincia legalmente, e di avere il diritto di rimanere. I curdi affermano che prima dell’avvio delle politiche di pulizia etnica guidate da Saddam, i curdi costituivano la maggioranza della popolazione della provincia.

I leader curdi sollecitano l’attuazione dell’articolo 140, nella speranza che Kirkuk entri a far parte di una regione curda autonoma.

“Non rimane molto tempo per l’attuazione dell’articolo 140, ma se c’è la volontà di Baghdad, allora il tempo rimasto è sufficiente”, ha dichiarato Mohammed Ihsan, ministro per gli affari extra regionali nel governo regionale del Kurdistan, con sede ad Arbil, il quale ha aggiunto che il governo regionale ha diverse strategie per affrontare situazioni contingenti che potrebbero sorgere riguardo a Kirkuk, ma che non sono state elaborate.

Si pensa che le interferenze dei paesi vicini, in particolare la Turchia, starebbero complicando la situazione, rendendo più difficile arrivare ad una soluzione.

La Turchia sostiene di agire per proteggere la comunità turkmena di Kirkuk, ma non tutti i turkmeni approvano il suo intervento. Il leader turkmeno Irfan Kirkuli sostiene che per i turkmeni sarebbe meglio unirsi ad un’area autonoma curda. Ha inoltre avvertito contro l’interferenza di poteri esterni, dichiarando che “puntano a creare scompiglio e tensione a Kirkuk”.

La Turchia sta esercitando pressioni diplomatiche e locali a sostegno dei turkmeni. Diversi commentatori sostengono che il paese ottomano vorrebbe impedire la creazione di una regione curda autonoma per limitare le aspirazioni della sua stessa popolazione curda.

La Turchia avanza poi pretese storiche su Kirkuk, sostenendo che la città fu dominata per secoli dai turchi ottomani, fino alla creazione del moderno stato dell’Iraq, nel 1920.

In una recente visita del Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, alcuni funzionari turchi hanno definito “critica” la situazione di Kirkuk, chiedendo il suo appoggio per “sostenere la Turchia sull’attuale questione di Kirkuk”.

Tra tutte queste tensioni, gli abitanti non condividono il parere di chi sostiene che Kirkuk potrebbe diventare il focolaio di una guerra civile estesa a tutto il paese. Ma è anche difficile prevedere come questo microcosmo riuscirà a far fronte alle più ampie divisioni all’interno dell’Iraq.