SANTIAGO, 3 ottobre 2006 (IPS) – Nonostante gli sforzi dei settori pubblico e privato, il Cile sta dissipando le sue abbondanti risorse naturali, secondo esperti incaricati dal governo di produrre un rapporto sullo stato dell’ambiente nel paese. Le organizzazioni ambientaliste fanno notare che questa conclusione conferma i timori che loro esprimono da anni.
”I risultati dello studio dell’Università del Cile, scritto da noti ricercatori, concordano con gli indicatori ambientali, con le convinzioni di tutti gli attori coinvolti, e con l’opinione pubblica generale”, ha detto all’IPS Rodrigo Pizarro, direttore esecutivo dell’organizzazione non governativa Fundación Terram.
”Il grave degrado ambientale degli ultimi anni ha provocato l’esplosione di conflitti in diverse parti del paese, essendo le comunità più vulnerabili a pagarne il prezzo, e creato una situazione di disuguaglianza”, ha aggiunto.
Pizarro si riferiva alle conclusioni del terzo “Rapporto nazionale: Stato dell’ambiente 2005”, realizzato dall’Istituto per gli affari pubblici dell’Università del Cile e finanziato dalla Commissione nazionale per l’ambiente (CONAMA), dalla Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (ECLAC) e dal Programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP).
”Il nostro paese è stato impoverito e continua ad esserlo. Abbiamo meno terra, meno foreste, meno acqua dolce, meno aria pulita, meno risorse marine”, è la denuncia di Nicolo Gligo, accademico incaricato della ricerca, in occasione della recente presentazione del documento.
”Il bilancio è negativo”, a dispetto degli sforzi compiuti dallo stato e dal settore privato, ha riferito l’esperto all’IPS. “Quello che si sta facendo è importante, ma non può compensare le enormi pressioni che arrivano dall’attuale modello economico”, ha detto Gligo, curatore anche delle precedenti edizioni del rapporto per il Cile, pubblicate nel 1999 e nel 2002.
Il documento di 371 pagine è suddiviso in tre capitoli: Macro pressioni sull’ambiente, Stato dell’ambiente ed eredità naturale, Politiche e strumenti per la gestione ambientale.
Il secondo capitolo contiene un’analisi dettagliata, basata su dati di ricerca aggiornati, circa la condizione di aria, terreno e acqua superficiale, foreste naturali, biodiversità, terreni, ecosistemi marini e costieri, minerali e idrocarburi, insediamenti umani ed energia.
L’intero spettro ambientale è peggiorato rispetto al rapporto precedente. Ricercatori che avevano lavorato al progetto attribuiscono la responsabilità alle “macro pressioni” sull’ambiente da parte del modello di sviluppo attuale.
”Siamo arrivati alla conclusione che l’attività economica sia un fattore che esercita macro pressioni sull’ambiente oltrepassando di molto la capacità di risposta della comunità e soprattutto del settore pubblico”, ha dichiarato Gligo.
La qualità dell’aria è il primo aspetto indagato dal rapporto. Le statistiche dimostrano che non sono stati rispettati i piani di decontaminazione per Santiago, una delle città più inquinate del mondo in termini di smog, malgrado sia diminuita la quantità totale di articolato fine (PM) trasportato dall’aria.
”Mancano un approccio globale ai sistemi e un’attuazione efficace di piani e programmi di decontaminazione, che vengono costantemente rimandati”, ha ribadito l’esperto.
La situazione delle foreste naturali è ugualmente preoccupante, dato che la loro estensione è stata ridotta in tutto il paese. La sostituzione delle specie native con alberi come pini ed eucalipti è un fattore fondamentale, e una bozza di legge sull’argomento è rimasta ferma al Congresso per 13 anni.
Tra gli aspetti positivi, vi è la creazione del Sistema nazionale delle aree protette dello Stato (SNASPE), e il numero di aree verdi in mani private, come il Parco Pumalín, situato nella regione meridionale di Los Lagos e mantenuto riserva naturale dal suo proprietario, il magnate americano Douglas Tompkins.
La biodiversità viene minacciata dalla deforestazione, dall’estensione della frontiera agricola, dall’espansione urbana e dallo sfruttamento di flora e fauna, a dispetto di una strategia nazionale attuata di recente per la conservazione e l’utilizzo sostenibile della biodiversità. I terreni del paese hanno subito un tale degrado fisico, biologico e chimico, che nemmeno i programmi di recupero e irrigazione sono stati in grado di invertire il fenomeno. Gligo ha evidenziato che l’ultima valutazione globale dell’erosione del terreno in Cile è stata fatta nel 1979. “In questo paese vi è la tendenza ad evitare studi globali e aggregati sui problemi ambientali”, ha riferito.
La sola area che riporta risultati abbastanza positivi è quella dei minerali. L’estrazione, soprattutto in volumi elevati, ha portato meno inquinamento grazie alla legislazione in vigore e alla certificazione delle compagnie, nonostante la preoccupazione circa il loro enorme consumo di acqua.
Secondo il rapporto, la qualità della vita della popolazione cilena è salita in termini di acqua potabile, alloggi, sistemi fognari, e trattamento delle acque reflue, ma non ci sono ancora abbastanza aree verdi o buoni sistemi di trasporto. Tra le cause, vi è l'espansione delle città, scarsamente pianificata e influenzata dall’economia immobiliare.
Il rapporto cita inoltre l’imponente costo ecologico delle grandi dighe in Cile. Attualmente, diverse organizzazioni della società civile e ambientali stanno protestando contro i piani di Endesa, emissario locale di una compagnia spagnola, per la costruzione di quattro impianti idroelettrici su due fiumi a scorrimento veloce nella regione dell’Aysén, 2.000 chilometri a sud di Santiago, che distruggerebbero 10.000 ettari di natura vergine selvaggia.
A dispetto dei desolanti risultati dello studio, il direttore esecutivo della CONAMA, Ana Lya Uriarte, non ha voluto ammettere che l’ambiente in Cile è in cattivo stato. “E' fondamentale leggere attentamente e rigorosamente il rapporto, evitando una semplificazione eccessiva”, ha detto all’IPS.
”Il rapporto documenta progressi notevoli nel processo statale volto a istituzionalizzare e utilizzare strumenti di gestione ambientale”, ha aggiunto Uriarte, rimarcando la volontà del governo di diffondere l’informazione sull'ambiente.
Secondo Uriarte, il rapporto dimostra che “il Cile si trova di fronte alla sfida per la protezione delle sue risorse nazionali, senza gli strumenti necessari per la crescita economica né un’adeguata protezione ambientale reciprocamente compatibile, che rappresenta la chiave della politica del governo”.
Tuttavia, l’impegno per l’ambiente della Presidente Michelle Bachelet, da quando ha assunto l’incarico a marzo, non ha soddisfatto gli ambientalisti, soprattutto perché è venuta meno a una delle promesse fondamentali della sua campagna.
Nel novembre 2005, Bachelet aveva promesso che la sua amministrazione “non avrebbe considerato l’energia nucleare come una delle fonti di energia del paese”. Tuttavia, all’inizio di settembre la Presidente ha annunciato il finanziamento di studi di fattibilità sull’energia nucleare in Cile, nonostante avesse escluso la possibilità che durante il suo mandato venisse costruita una centrale nucleare.
La risposta delle organizzazioni ambientali e dei membri del parlamento appartenenti alla coalizione di governo di centro-sinistra e all’opposizione di destra è stata di creare il 14 settembre un “Fronte antinucleare”, per contrastare la pressione sul Congresso delle industrie nucleari straniere, che dicono sia stata a lungo perpetrata.
Il gruppo antinucleare porterà avanti campagne di informazione nelle municipalità e scuole del paese, e promuoverà fonti di energia pulita.
”Durante i sei mesi di lavoro di Bachelet, sono stati raggiunti alcuni risultati buoni e altri meno buoni”, ha detto Pizarro. Uno dei grandi passi avanti, ha proseguito, è la presentazione in Parlamento da parte del governo di una bozza di legge che realizzerebbe una riforma importante, creando un Ministero per l’ambiente.
Ma gli ambientalisti hanno descritto come un passo indietro l’annuncio fatto il mese scorso dal Ministro dell’energia Karen Poniachik, che assicura opposizione spietata all’approvazione di studi sull’impatto ambientale dei progetti energetici.

