SVILUPPO: Pro e contro delle migrazioni internazionali

NAZIONI UNITE, 21 settembre 2006 (IPS) – Con il progressivo aumento del numero dei migranti internazionali dai paesi poveri ai paesi ricchi – che ha raggiunto la cifra record di 191 milioni nel 2005 – la maggior parte delle nazioni occidentali ha imposto, o sta pianificando, delle restrizioni per ridurre l'afflusso di persone verso i propri territori.

“I migranti dovrebbero poter migrare per scelta, e non per necessità”, ha dichiarato l’Unione europea (Ue), con i suoi 25 Stati membri, in un documento diffuso venerdì scorso, in una due giorni di alto livello su migrazione internazionale e sviluppo.

l’Ue implicitamente sostiene che i migranti sarebbero spinti a lasciare i loro paesi d’origine prevalentemente per ragioni economiche. Ed è quindi imperativo rivolgersi alle cause primarie della migrazione, sia favorendo le opportunità di sostentamento, sia sradicando la povertà.

“Tutti i governi dovrebbero considerare come propria responsabilità creare e sostenere una società nella quale i cittadini, in particolare i giovani, possano assicurarsi il sostentamento e costruirsi un futuro. Rimanere nel proprio paese è una scelta possibile”, si legge nel testo.

Nella sua relazione di base, il segretario generale dell’Onu Kofi Annan ha preso una posizione diversa: “La migrazione è l'espressione coraggiosa della volontà di un individuo di superare le avversità e vivere una vita migliore”.

In poche parole, ha detto, “ci riguarda tutti”. Oggi come mai nella storia, più paesi sono coinvolti in modo significativo nella migrazione internazionale, e colpiti da essa.

Il lato positivo, ha proseguito, è che aumentano le prove dei potenziali benefici della migrazione. Le somme di denaro che i migranti dei paesi in via di sviluppo inviano alle loro famiglie – che si stima ammontino a 167 miliardi di dollari nel 2005 – “superano il totale di tutti gli aiuti internazionali messi insieme”, ha osservato Annan.

Invece, il lato negativo della migrazione include le attività illegali come il traffico e il contrabbando, oltre al malcontento sociale e ai crescenti livelli di criminalità, come confermano i sondaggi europei.

All’inizio di settembre, il governo spagnolo ha minacciato di deportare gli immigrati irregolari che si trovano entro le sue frontiere. E il governo britannico sta considerando di limitare l’accesso ai cittadini di Bulgaria e Romania, se e quando i due paesi verranno ammessi nell’Unione.

Dal 2004, con l’entrata nell’Ue di quasi tutte le nazioni dell’Europa dell’est, più di 427.000 abitanti di questi paesi, di cui circa due terzi della Polonia, sono stati registrati negli uffici di collocamento britannici. Al tempo stesso, l’Europa occidentale è oggi più incline ad assumere cittadini dell’Europa orientale sia per i lavori qualificati che per quelli non qualificati, rispetto ad asiatici e africani.

Peter Sutherland, rappresentante speciale del Segretario generale dell’Onu per la migrazione internazionale e lo sviluppo, alla domanda se i paesi in via di sviluppo si giustificano accusando le nazioni ricche di nascondere un sentimento razzista dietro la scelta di un controllo selettivo delle proprie frontiere, ha risposto all’IPS: “Non c’è dubbio che l’Europa sta affrontando una nuova ondata di immigrazione, proveniente soprattutto dall’Africa”.

Le ragioni sono diverse, ha aggiunto. Per esempio, le disparità di ricchezza tra l’Europa e i paesi che la circondano, o il contrasto tra la forza lavoro europea che invecchia e va in pensione rapidamente e le legioni di giovani disoccupati in Africa.

“C’è bisogno, in sostanza, di immigrati che facciano il lavoro che gli europei non possono o non vogliono fare. Ma, al momento, molti paesi europei devono ancora riconoscere completamente che la loro futura crescita dipenderà in parte dal lavoro degli immigrati”, ha osservato Sutherland.

Anche i paesi che lo capiscono, spesso non riescono poi ad avere un giusto approccio verso l’immigrazione: concedendo pochi visti, o non aiutando i datori di lavoro in cerca di manodopera a trovarla.

Il flusso di migranti dai paesi poveri ai paesi ricchi può anche avere un effetto negativo sul mondo in via di sviluppo. Secondo uno studio del World Institute for Development Economics Research (WIDER), con sede a Helsinki, le nazioni in via di sviluppo che vedono emigrare i loro imprenditori, scienziati, esperti di tecnologia, medici, “possono assistere ad un ritardo nel loro potenziale sviluppo”.

Al contrario, “i paesi riceventi beneficeranno di un flusso in entrata di talenti che ampliano la loro base di risorse umane qualificate, alleviando le carenze di personale altamente qualificato”, ha osservato Andres Solimano in uno studio di WIDER intitolato “La mobilità internazionale dei talenti: nuove modalità per lo sviluppo internazionale”.

Sutherland ha poi osservato che l’Ue deve lavorare ancora molto per poter offrire agli immigrati il pieno accesso alle opportunità sociali, economiche e politiche di cui godono gli altri cittadini.

In ultima analisi, ha proseguito, l’Unione europea deve anche puntare a contribuire in modo più significativo e continuato allo sviluppo economico, politico e sociale dell’Africa, così che poche persone sentano il bisogno di emigrare.

A complicare le cose, c’è la tragedia umana dei tantissimi immigrati che cercano di entrare in Europa clandestinamente. Molti di loro perdono la vita, mentre tentano di attraversare il deserto o il mare.

“Ciò ha contribuito alla percezione diffusa che i flussi migratori siano fuori controllo. A questo proposito, è essenziale che tutte le nazioni – non solo quelle europee o del mondo sviluppato – esercitino un maggiore controllo alle frontiere in modo tale che il movimento di persone avvenga in modo sicuro, ordinato e legale”.

Soprattutto, ha aggiunto, “dobbiamo farlo, prima di tutto, nell’interesse della vita dei migranti; ed è anche fondamentale per poter riaffermare la fiducia delle persone nel rispetto della legge e nella capacità dei governi di provvedere alla sicurezza”.

Secondo i dati dell’Onu, dei 191 milioni di migranti internazionali dello scorso anno, circa 115 milioni vivevano nei paesi sviluppati. Tre quarti del totale dei migranti vivevano in appena 28 paesi nel 2005, e un migrante su cinque negli Stati Uniti.

Gli Usa sono anche il primo paese ricevente al mondo, con oltre 38 milioni di immigrati nel 2005, che rappresentano quasi il 13 per cento della popolazione del paese.

Con le elezioni del Congresso Usa previste per novembre, la migrazione internazionale è poi diventata un tema politico scottante nel paese.

“Con una popolazione che dovrebbe raggiungere i 600.000 milioni di abitanti entro il 2100, l’immigrazione negli Usa continuerà ad essere un tema caldo”, ha dichiarato Werner Fornos, vincitore del Premio popolazione dell’Onu nel 2003, che studia le tendenze di immigrazione e popolazione mondiali.

Ciò che è assolutamente necessario nella riforma dell’immigrazione, ha detto Fornos all’IPS, è cambiare il sistema delle quote di accesso degli immigrati negli Stati Uniti.

“Questo risulterà molto utile per scoraggiare l’immigrazione illegale. È un diritto di sovranità di ogni paese poter controllare le proprie frontiere. E gli Stati Uniti devono potersi assicurare che le domande di coloro che entrano nel paese per risiedervi permanentemente vengano esaminate per i rischi alla salute pubblica e le precedenti attività criminali”, ha detto Fornos, fondatore e direttore del Global Population Education

“Gli immigrati possono continuare a dare un valido contributo allo sviluppo dell’American way of life”.