IRAQ: Falluja di nuovo nel mirino

FALLUJA, 13 settembre 2006 (IPS) – Dopo aver subito due grossi attacchi, Falluja è nuovamente sotto la minaccia delle forze Usa, dicono i suoi abitanti.

“Hanno già distrutto due volte la nostra città, e adesso ci stanno minacciando per la terza volta”, ha dichiarato all’IPS il 52enne Ahmed Dhahy di Falluja, la città a 50 chilometri a ovest di Baghdad controllata dai sunniti.

Dhahy, che ha perso 32 familiari nel bombardamento della casa del padre in un attacco aereo Usa durante l’offensiva sulla città dell’aprile 2004, ha riferito che l’esercito Usa avrebbe minacciato di distruggere la città se i ribelli della resistenza non si fossero consegnati.

“La settimana scorsa, gli americani ci hanno minacciato usando degli altoparlanti collocati sui loro carri armati e humvees”, ha detto Dhahy. Gli abitanti hanno affermato che le forze Usa li avrebbero avvertiti di una “vasta operazione militare”, se i combattenti non si fossero consegnati.

Un portavoce militare Usa a Baghdad ha sostenuto di non sapere nulla di questa presunta azione.

Falluja è stata bombardata pesantemente nell’aprile 2004, e di nuovo nel novembre dello stesso anno. Gli attacchi, secondo alcuni gruppi non governativi locali, hanno distrutto il 75 per cento delle infrastrutture della città provocando più di 5.000 morti.

Ma dopo i pesanti attacchi, i combattenti della resistenza hanno continuato a lanciare offensive contro gli Usa e le forze irachene ufficiali in città. Falluja è ancora sotto stretta sorveglianza: l’esercito Usa utilizza identificazioni biometriche, perquisizioni a tappeto e documenti d’identità con codici a barre per i residenti in entrata e in uscita dalla città.

“La resistenza irachena non si è fermata un solo giorno, nonostante le massicce attività militari Usa”, ha spiegato all’IPS un capitano di polizia che ha preferito rimanere anonimo.

“Gli anziani della città hanno spiegato ai funzionari Usa che è impossibile fermare la resistenza con le operazioni militari, ma sembra che gli americani preferiscano usare la mano pesante”.

Secondo il capitano di polizia, i combattenti anti-occupazione avrebbero intensificato le loro attività di fronte alla violenza settaria usata dagli squadroni della morte sciiti per uccidere migliaia di sunniti a Baghdad. Molti abitanti di Falluja hanno parenti nella capitale.

La mancata ricostruzione, e il fallimento dell’esercito Usa nel risarcire in modo adeguato i familiari delle vittime, si sono aggiunti alla situazione giù irrequieta, ha proseguito il capitano.

“Prima gli attacchi delle forze di resistenza contro le forze Usa e irachene a Falluja erano quotidiani”, ha aggiunto il capitano. “Ma adesso (gli attacchi) sono diventati ogni giorno numerosissimi. Molti soldati sono stati uccisi e i loro veicoli distrutti. Perciò è chiaro che le misure di sicurezza adottate a Falluja non hanno funzionato”.

Diversi abitanti della città hanno riferito all’IPS che negli ultimi otto mesi ci sono state uccisioni di ogni tipo. I leader religiosi sono stati sistematicamente presi di mira, e nessun gruppo ha rivendicato gli attentati.

Domenica 10 settembre, l’ex capo della polizia stradale, il brigadiere Ahmed Diraa, è stato ucciso nella sua macchina. Gli abitanti hanno riferito all’IPS che Diraa aveva lasciato il lavoro un mese prima.

Di fronte agli omicidi, e adesso alle minacce di nuovi attacchi, gli abitanti non temono le forze d’occupazione. Gli stenti che la popolazione ha dovuto sopportare sembrano averla rafforzata, invece di indebolirla.

“Ci sono moltissimi arresti e omicidi, e punizioni collettive come spari a caso, violente e improvvise ispezioni, continui coprifuoco e tagli deliberati ad acqua ed elettricità”, ha raccontato all’IPS Mohammed al-Darraji, capo del Iraqi Centre for Human Rights Observation di Falluja.

“Ciò che accade in questa città richiede l’intervento militare per proteggere i civili e punire chi ha danneggiato gravemente la società di Falluja e commesso gravi crimini contro l’umanità”, ha aggiunto al-Darraji. Il suo gruppo monitora le violazioni delle Convenzioni di Ginevra sin dall’assedio dell’aprile 2004.

“C’è una lunga lista di punizioni collettive che hanno trasformato la città in uno spaventoso campo di detenzione”, ha osservato.

Un altro attivista per i diritti umani di Falluja, che ha chiesto di essere citato col nome di Khalid, ha dichiarato che gli attivisti per i diritti umani in Iraq si sentono traditi dalle Nazioni Unite.

L’Onu ha fatto finta di niente, “lasciando le truppe Usa agire indisturbate per la città”, ha commentato all’IPS Khalid, che lavora con Raya Human Rights, un’organizzazione non governativa locale. “E questo dopo che i media avevano mostrato la gravità delle violenze e delle violazioni dei diritti umani negli ultimi tre anni”.