NEW YORK, 14 settembre 2006 (IPS) – Secondo un rapporto di Human Rights Watch (HRW) pubblicato martedì scorso, il governo della Libia sottopone regolarmente i migranti, i richiedenti asilo e i rifugiati – in particolare quelli provenienti dall’Africa sub-sahariana – a gravi abusi dei diritti umani, che includono percosse, arresti arbitrari, rimpatri coatti e, in certi casi, la tortura.
Il documento di 135 pagine, “Arginare il flusso: abusi contro i migranti, i richiedenti asilo e i rifugiati”, è il terzo di una serie di rapporti di HRW sui diritti e le condizioni umane, civili e politiche in Libia. Lo studio, condotto tra aprile e maggio 2005, si basa essenzialmente sulle interviste a 56 migranti, così come a funzionari dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), sia in Libia che in Italia.
Il gruppo ha scoperto che tra il 2003 e il 2005, il governo libanese ha arrestato arbitrariamente stranieri senza documenti, maltrattandoli mentre erano detenuti, e costringendoli a tornare nei loro paesi d’origine, dove rischiavano di essere perseguitati o torturati. Durante questo periodo, secondo i dati ufficiali del governo del Libano menzionati nel rapporto, sarebbero stati rimpatriati circa 145.000 stranieri.
“Abbiamo individuato un problema gravissimo”, ha detto all’IPS Sarah Leah Whitson, direttrice esecutiva della divisione di HRW per Medio Oriente e Nord Africa a New York. “Moltissime persone con cui abbiamo parlato ci hanno raccontato questo”.
La ricerca dedica inoltre un’ampia sezione alla posizione di Unione europea (Ue) e Italia riguardo agli stranieri senza documenti che dalla Libia varcano i loro confini: HRW ha scoperto che nel loro sforzo per arrestare il flusso di rifugiati e immigrati senza documenti, sia l’Ue che l’Italia hanno sistematicamente rinviato questi migranti in Libia, che a sua volta sembra li abbia rispediti in alcuni casi ai loro paesi d’origine, dove corrono il rischio di abusi e persecuzioni.
“L’Unione europea sta lavorando con la Libia per fermare queste persone prima che raggiungano l’Europa, invece di aiutarle a trovare la protezione di cui hanno bisogno”, ha sostenuto Bill Frelick, direttore delle politiche per i rifugiati di HRW.
Il problema è particolarmente grave in Italia, che vede i maggiori flussi di migranti provenienti dalla Libia. Human Rights Watch ha registrato che l’Italia, tra il 2004 e il 2005, avrebbe rispedito circa 3.000 stranieri in Libia.
Secondo il rapporto, il “governo italiano attua una politica di detenzione coatta per i richiedenti asilo e i migranti senza documenti, ed è coinvolta in espulsioni collettive verso la Libia, in violazione degli obblighi di asilo e di rispetto dei diritti umani dell’Italia”.
Il problema principale, tuttavia, è che la Libia non ha al momento una legge sull’asilo, e non è firmataria della Convenzione internazionale del 1951 sullo status dei rifugiati. Lo studio riferisce che negli ultimi dieci anni, centinaia di migliaia di persone sarebbero arrivate in Libia dall’Africa sub-sahariana.
Secondo le statistiche governative, in Libia nel 2005 c’erano più di 1,2 milioni di stranieri senza documenti. Il governo stima che ogni anno entrano nel paese tra i 75.000 e i 100.000 stranieri legali e illegali.
Molti di essi hanno lasciato il proprio paese per ragioni economiche, ma quanto più l’Africa sub-sahariana rimane impantanata nel conflitto, tante più sono le persone che partono per sfuggire alla persecuzione o alla guerra.
“La Libia deve fare di più”, commenta Whitson. “Il problema peggiorerà. Tutti si aspettano che l’afflusso dall’Africa sub-sahariana aumenterà”.
Una volta raggiunta la Libia, i migranti devono affrontare più stretti controlli d’immigrazione, detenzioni e deportazioni, sostiene HRW. I migranti intervistati da HRW hanno riferito un problema persistente di abusi fisici al momento dell’arresto. Gli stranieri hanno anche parlato di abusi da parte delle forze di sicurezza e delle deplorevoli condizioni dei centri di detenzione.
In tre casi, i testimoni hanno raccontato a HRW che gli abusi fisici, come le percosse, hanno provocato la morte di uno degli stranieri. I tre intervistati hanno poi spiegato a HRW come i funzionari della sicurezza minacciassero le detenute donne di violenza sessuale. Hanno poi riferito che, in quanto stranieri senza documenti in Libia, non possono avere accesso all'assistenza legale e ricevono solo informazioni limitate sull’eventuale deportazione. Molti stranieri non sono consapevoli dei loro diritti o dei procedimenti necessari per presentare richiesta d’asilo.
“Il governo libanese dice di non deportare rifugiati”, dice Frelick. “Ma senza una legge o una procedura sull’asilo, come può un individuo che teme la persecuzione presentare una richiesta?”.
Il rapporto cita episodi di violenza da parte della polizia e violazioni nei regolari processi, come la tortura o processi ingiusti. Molte delle persone intervistate da HRW non sapevano nemmeno della presenza di un Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) con sede a Tripoli: un ufficio, sostiene il documento, che non ha tuttavia nessun rapporto di lavoro formale con il governo libanese.
Molti stranieri che entrano in Libia da sud-est, dal Ciad o dal Sudan, se catturati, vengono tenuti nel centro di detenzione di Kufra. Secondo HRW, i detenuti intervistati qui hanno riferito ripetutamente di episodi di abusi da parte delle guardie e delle misere condizioni del centro. Parlando con diversi rifugiati, che in seguito hanno ricevuto asilo in Italia, questi avrebbero raccontato di come “le guardie malmenassero regolarmente i detenuti”, si legge nel rapporto di HRW. In un caso, le guardie avrebbero “percosso [un rifugiato eritreo] ripetutamente con fili elettrici e una frusta”.
Il governo libanese sembra abbia riferito che gli arresti di stranieri senza documenti sono necessari per mantenere la legge e l’ordine. I funzionari hanno poi commentato a HRW che la Libia non offre asilo perché altrimenti gli stranieri affluirebbero “come locuste”.
Nonostante HRW non abbia avuto accesso a uno dei principali centri di detenzione, sull’isola di Lampedusa in Italia, alcuni testimoni hanno descritto analoghe condizioni di scarsa igiene e di abusi da parte delle guardie.
L’Italia dovrebbe attenersi alle leggi e ai requisiti sui diritti umani sia internazionali che europei. Secondo HRW, l’Italia dovrebbe garantire una “certa tutela” nel caso di espulsione di un individuo dal paese. Ciò dovrebbe prevedere l’accesso all’UNHCR, sostegno legale, interpreti adeguati e un giudice che confermi l’ordine di espulsione. Tuttavia, lo studio sostiene che molte delle persone espulse da Lampedusa non hanno accesso a questi diritti.
Quest’anno, il governo italiano ha cominciato a consentire l’accesso delle organizzazioni internazionali al centro di Lampedusa. Con il governo di Romano Prodi, l'Italia ha garantito che non saranno più predisposte espulsioni di massa verso paesi che non hanno firmato la Convezione di Ginevra, tra cui la Libia.
“Siamo sicuri che non li deporteranno”, osserva Whitson, evidentemente entusiasta di questa “mossa positiva” del governo italiano.

