IRAQ: Un racconto rimasto incompiuto

LONDRA, 8 Luglio 2006 (IPS) – Alaa Hassan non ha vissuto abbastanza per vedere pubblicato il suo ultimo articolo. Ne è stata raccontata solo una parte, come talvolta succede alle storie, in quella terra di nessuno che si trova tra le informazioni che un corrispondente riesce davvero a ottenere, e quello che un editore si aspetta.

I due non sempre si incontrano immediatamente, o trovano un terreno minimo comune, quando si scrive da un luogo in cui anche uscire di casa – o rimanere dentro – significa rischiare la vita, e l'accesso alle informazioni “ufficiali” è solitamente bloccato.

I nostri corrispondenti in Iraq a volte non riescono più a distinguere cos'è “ufficiale”, tra una forza di occupazione segnatamente ambigua, e un governo insicuro che conta anch'esso le sue pattuglie di morte. Nessuna scuola di giornalismo al mondo può insegnare come scrivere un articolo in Iraq. Eppure anche gli articoli dall'Iraq devono rispettare degli standard.

E così l'IPS ha guardato attentamente al report di Aaron Glantz che lavorava con Alaa Hassan, il corrispondente dell'IPS dall'Iraq, assassinato dopo essere uscito di casa a Baghdad mercoledì 28 giugno.

Il report riguardava le persone costrette ad abbandonare le aree controllate da gruppi sciiti o sunniti, di fronte alla crescente violenza settaria. Forse quella stessa violenza che ha spazzato via la vita di Alaa.

Aaron aveva lavorato scrupolosamente con Alaa, riuscendo a scavare molto in fondo. Alaa non era un giornalista di lungo corso, e quella era la sua forza. Era un uomo sempre vigile, in allerta, un partner eccellente per Aaron Glantz, che negli ultimi tre anni aveva raccontato molto dell'Iraq per l'IPS.

L'esperienza di Aaron e la sua grande conoscenza dell'Iraq gli avevano permesso di guidare Alaa nella ricerca di informazioni lungo i percorsi canonici del giornalismo, e Alaa rappresentava gli occhi e le orecchie sul campo anche quando Aaron non era in Iraq.

La squadra funzionava alla perfezione, come quelle di altri giornalisti che si erano uniti per raccontare l'Iraq per conto dell'IPS. Corrispondenti stranieri inviati da una grande organizzazione giornalistica, con mezzi adeguati a disposizione, sono oramai una rarità in Iraq. Chi è lì, può a stento uscire dalla Zona Verde di Baghdad, dove si trovano i capi dell'occupazione e i leader di governo.

Se oggi l'Iraq viene raccontato, è solo grazie a nuove iniziative che superano i vecchi modelli.

Lo dimostra il genere di notizie che Alaa cercava di rintracciare nella sua attività di ricerca finita troppo presto. Ci aveva raccontato le reazioni crescenti contro il governatore di Bassora, risalendo a fonti come il presidente del Sindacato iracheno dei lavoratori del petrolio. Quanti nell'informazione conoscono gruppi del genere?

Con la squadra Aaron-Alaa avevamo sentito Fadil el-Sharaa, portavoce del religioso sciita Moqtada Sadr, raccontare il suo punto di vista sulla violenza di Bassora. “Quello che è successo a Bassora è che il rappresentante dell'Ayatollah al-Sistani ha parlato della corruzione portata dal governatore e dalla sua amministrazione, che ha fatto dire al governatore che i religiosi erano responsabili di tutta la violenza di Bassora e che noi stiamo dividendo la popolazione”. Questo tipo di cronaca apre le porte a qualche genere di contrasto e opposizione all'interno della stessa società irachena. In quei racconti ci sono dettagli sulla realtà locale che da soli riescono a descrivere l'atmosfera in Iraq.

Vivendo accanto a due basi militari Usa, Alaa sapeva tutto della violenza inflitta dalle truppe americane. E poteva parlare alla gente, la cui espressione ci restituiva il senso della vita in Iraq, come nessuna statistica può fare.

Nell'articolo “Moltiplicate Haditha per mille”, Alaa aveva parlato con l'avvocato Nezar al-Samarai delle uccisioni da parte delle forze di occupazione in quella città. “Abbiamo descritto questo episodio come 'normale', perché è successo già tante volte, non perché sia normale o perché gli iracheni lo accettino. È successo tante volte, ma il governo Usa non ha fatto niente per impedirlo. Per questo la gente dice che è normale”.

Alaa era riuscito a spiegarci cosa poteva significare l'omicidio di Abu Musab al-Zarqawi, grazie ad alcune interviste che Aaron era riuscito a raccogliere.

Ci avevano riportato la dichiarazione di Fadil el-Sharra, portavoce del religioso sciita Muqtada Sadr: “Dopo questo evento, il terrorismo arretrerà. I terroristi ora sanno quale futuro li attende, il loro futuro è che saranno uccisi proprio come Zarqawi… il terrorismo finirà e avremo un Iraq senza dittatura, stabile e senza problemi”.

E' proprio così? Aaron ci ha riportato anche il pensiero di Mathona al-Dari, portavoce dell'organizzazione religiosa sunnita, l'Associazione degli studenti musulmani. “La questione non è la cattura di Zarqawi. Non si tratta di una singola persona. Il punto è che l'occupazione intende distruggere chiunque le opponga resistenza – gruppi armati e gruppi politici. (Questo omicidio) vuole nascondere il fatto che l'occupazione non ha intenzione di aiutare la popolazione irachena”.

Ma le citazioni da sole non raccontano nessuna storia, soprattutto quella dell'Iraq. Alaa ci riportava il tono della conversazione, il sentimento della strada. Insieme ad Aaron, ci consegnava la voce degli iracheni, e la loro sofferenza, come fanno tutte le nostre squadre di corrispondenti che lavorano in quella terra – in maniera forse unica rispetto alle altre organizzazioni giornalistiche.

È così, la storia di Haditha era stata portata alla luce dalla rivista Time. Ma Alaa aveva fatto molto per rendere possibile la cronaca di tante Haditha che nessuno aveva ancora raccontato; sempre andando sul luogo e trovando quelle informazioni preziose che gli altri inviati non erano riusciti a trovare.

Alaa era diventato un giornalista molto utile, perché non era un giornalista nel senso più tipico. Sarebbe stato un bene per il giornalismo se avesse potuto continuare con ciò che aveva appena iniziato.