BAGHDAD, 9 Giugno 2006 (IPS) – Quest'anno, l'obitorio centrale di Baghdad ha visto arrivare migliaia di corpi ogni mese, ha rivelato un medico del posto. Qui la conta dei morti offre un quadro molto più realistico della storia di Baghdad di qualsiasi statistica ufficiale.
Prima della guerra, l'obitorio situato a Bab al-Mu'atham, vicino al centro della città, riceveva appena 200-300 corpi ogni mese, ha raccontato il medico Kais Hassan che ha lavorato presso la struttura.
Nel centro ci sono solo tre stanze di deposito, e due medici. Oggi, l'obitorio è sovraffollato, e alcuni giorni vengono seppelliti più di 100 corpi.
Lo spazio è diventato troppo stretto in particolare durante il mandato di Ibrahim al-Jaafari, che si è insediato come primo ministro dopo le elezioni di gennaio 2005, ma è stato infine convinto a dimettersi all'inizio di quest'anno. Il ministro dell'interno era allora Bayan Jabr.
Le uccisioni a Baghdad sono aumentate dopo l'occupazione, ma sono ancora di più con il dilagare delle milizie e la creazione di quelli che gli iracheni chiamano gli “squadroni della morte”.
“Quasi tutti i corpi che vengono portati qui sono stati torturati, con percosse, elettricità, acido, trapani, e altri mezzi orribili”, ha detto un iracheno che ha preferito restare anonimo. “Oggi, quando un iracheno viene fermato dalla polizia, vuol dire che qualche giorno dopo lo ritroveremo morto per le strade di Baghdad. Con tutti questi omicidi, l'obitorio non basta più”.
L'obitorio centrale è impregnato dell'odore di morte. Questo, e la folla di famiglie in lacrime che cercano i loro defunti, sono immagini onnipresenti.
All'IPS è stato negato il permesso di accedere alla struttura, ai giornalisti è proibito riportare le condizioni al suo interno.
“L'ultimo direttore dell'obitorio, Faik Bakr, è stato minacciato di morte per aver riferito di oltre 7.000 iracheni uccisi dagli squadroni della morte negli ultimi mesi”, ha raccontato all'IPS un dipendente. “La maggior parte dei morti arriva qui con le mani legate dietro la schiena”.
L'impiegato ha consigliato al corrispondente IPS di andarsene al più presto.
Ahmed, che era tra la folla con la sua famiglia, ha spiegato la presenza di così tante famiglie fuori dall'obitorio.
“Vengono tutti qui a cercare i loro figli, padri, madri e amici, scomparsi qualche giorno prima. Li cercano qui perché le milizie, che indossano uniformi della polizia, li hanno arrestati: adesso, in Iraq, se qualcuno viene arrestato dalle milizie con divise da poliziotti, la sua famiglia viene a cercarlo all'obitorio”.
Nel corso della giornata qui arrivano molti corpi, scortati dalla polizia. Mentre IPS parlava con Ahmed, sono arrivati due veicoli, che trasportavano diversi morti.
Dopo qualche minuto di caos, un uomo ha cominciato a gridare: “Quello è mio figlio! È stato torturato e ucciso, l'ho perso per sempre!”. Diverse persone si sono raccolte intorno a lui per dargli conforto.
Il corpo mostrava diversi buchi, e uno degli occhi era stato rimosso.
Il padre, Ali, ha parlato con l'IPS dopo che il corpo era stato portato dentro all'obitorio. “Era un commerciante, aveva un negozio in al-Rashid street, tre giorni fa era stato arrestato dalla polizia, e l'ho ritrovato qui, ucciso”.
Ali pensa che il figlio sia stato ucciso perché era sunnita. Non era ricercato dalla polizia, ha raccontato, per nessun crimine. “Tutti i suoi amici lo amavano, era amato da tutti. Era innocente, e non aveva fatto niente di male”.
Accanto all'obitorio c'è un grande parcheggio. Ramadan, un custode di quarant'anni che lavora qui, può vedere cosa succede tutto il giorno.
“La settimana scorsa hanno portato più di 100 corpi in un giorno, provenienti da al-Taji a nord di Baghdad, mentre un altro giorno hanno portato solo 20 morti. In media, arrivano 50-60 corpi ogni giorno”.
Ma Ramadan non è solo un osservatore.
“Diverse volte ho aiutato i dipendenti dell'obitorio a portare dentro i corpi. Non fa abbastanza freddo all'interno, e i corpi vengono accatastati uno sull'altro. Alcuni rimangono sul pavimento, e sono sparsi ovunque dentro al centro”.
Il custode ha raccontato che i corpi sono di famiglie sia sunnite che sciite: “Ho visto le loro famiglie quando sono venute a riprendersi i cadaveri. Appartengono a tutte e due (le fazioni) a causa della guerra settaria che si è scatenata in Iraq”.
“Spero che un giorno – ha concluso Ramadan – troverò un altro lavoro e potrò andarmene di qua”.

