ROMA, 7 Giugno 2005 (IPS) – Michael Karlin, co-fondatore della Security First, la prima banca su Internet, si è ritirato nel 1999. Aveva 31 anni.
Oggi, Karlin fa molto di più che fare soldi in un’impresa di successo: è un filantropo a tempo pieno. “Al Mythic Imagination Institute faccio essenzialmente le stesse cose che facevo prima: coordinare le persone intorno a una stessa idea, farle incontrare”, ha dichiarato in un’intervista telefonica da Atlanta. “Lo scopo è diffondere più creatività, passione ed empatia nel mondo”.
Donare soldi per una causa sociale non è più come dare un pasto ai poveri: c’è stato uno spostamento verso il mondo dei mercati e della concorrenza, si sono trovate nuove modalità creative per far fronte a problemi che i governi e le organizzazioni non profit non riescono a risolvere. È filantrocapitalismo, imprenditoria sociale, investimento sociale.
Il business delle donazioni sta esplodendo tra i ricchi e i famosi.
La rivista Time ha scelto la Fondazione di Bill e Melinda Gates, le cui donazioni hanno raggiunto i 29,1 miliardi di dollari a febbraio di quest’anno, e la rock star attivista Bono, come personaggi dell’anno 2005, definendoli “abili nel fare del bene, nel rinnovare la politica e ripensare la giustizia, rendendo intelligente la compassione e strategica la speranza, e incitando gli altri a fare lo stesso”.
La nuova filantropia è solo una questione di strategia, conoscenze e immaginazione.
“Dopo tanti anni negli affari, abbiamo scoperto che il miglior contributo che possiamo dare alle persone che hanno delle idee, ma non le capacità, è provvedere al pensiero imprenditoriale, alla supervisione finanziaria”, ha dichiarato in un’intervista telefonica dal Connecticut (Usa) Howard Rosenfeld, fondatore della Sheirah Foundation insieme alla moglie Sheryl Leach, creatrice del personaggio Barney della TV per ragazzi.
Una delle attività finanziate dalla Fondazione Sheirah è Chat the Planet, una serie televisiva settimanale che connette i giovani di tutto il mondo tramite la tecnologia digitale della tele-conferenza.
Il networking è essenziale per la nuova filantropia. Il Global Philanthropists Circle fondato da Peggy Rockfeller Dulany nel 2001 riunisce diverse famiglie ricchissime provenienti da 20 paesi per condividere idee. La Philanthropia Trinity, guidata da D.K. Matai, fondatore dell’impresa di gestione del rischio mi2g, mette insieme imprenditori, fondazioni, banche, organizzazioni non governative (Ong) e consulenti.
Nello loro studio “Guardare al futuro, un orientamento per i filantropi del ventesimo secolo”, Katherine Fulton e Andrew Blau sostengono che gli sviluppi recenti che riguardano le nuove tecnologie e i grossi cambiamenti demografici si stanno combinando per creare una nuova realtà per le donazioni e per i donatori.
“Credo che oggi la gente sappia donare in modo più creativo”, dice Karlin. “Moltissime persone stanno realizzando che la loro esistenza è vuota, e si impegnano in attività più ricche di significato”.
Pur non essendo un concetto nuovo, l’imprenditoria sociale si sta guadagnando una rinnovata importanza. E alcuni filantropi oggi sono piuttosto investitori che stanziano denaro per ottimizzare il loro “profitto sociale”, misurato secondo la cosiddetta “linea a doppio fondo” (performance finanziaria e sociale) o “linea a triplo fondo” (finanziaria, sociale e ambientale).
Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth Institute alla Columbia University di New York, sta guidando un progetto in diversi villaggi dell’Africa per dimostrare che gli Obiettivi di sviluppo del millennio (gli MDGs, otto traguardi basilari definiti dalle Nazioni Unite nel 2000 per migliorare la vita delle popolazioni più povere) possono essere raggiunti.
Il “Fondo per lo sviluppo dei media” (Media Development Loan Fund, MDLF), sostenuto da George Soros, ha lanciato di recente un nuovo strumento finanziario per permettere agli investitori di finanziare le organizzazioni dei media indipendenti nei paesi in via di sviluppo. Jeff Skoll e Pierre Omidyar, fondatori di eBay, stanno entrambi donando miliardi di dollari.
“Filantropia vuol dire fare la differenza in positivo nel mondo, assegnando le tue risorse e il tuo tempo a cause in cui credi”, scrive Skoll in un articolo pubblicato sul suo sito web. “Mi piace anche l’idea che la filantropia possa essere innovativa, utilizzando le ultime scoperte in modo che i risultati raggiungano molte persone, idealmente su una base globale”.
La rete di Omydiar finanzia organizzazioni come Ashoka, che contribuisce alla spinta innovativa fornendo agli imprenditori sociali fondi e connessioni, know-how, e risorse; il Centre for Public Integrity, un gruppo di giornalisti “investigativi”; Witness, creata da Gillian Caldwell, che utilizza video e tecnologia per documentare gli abusi dei diritti umani; e OneWorld International, una rete di informazione globale.
La fondazione Arpad Bussons’ Ark, con sede a Londra, che stanzia fondi di protezione, si è associata con il governo del Sud Africa per aiutare le vittime dell’Hiv, e ha aperto una catena di orfanotrofi in Romania.
Anche i nuovi ricchi in Russia stanno facendo lo stesso. Il magnate del petrolio Mikhail Khodorkovsky, attualmente agli arresti, ha creato centri di formazione internet per insegnanti, un forum di discussione sulla democrazia, e ha finanziato scavi archeologici, scambi culturali e campi estivi per ragazzi.
All’origine della nuova filantropia, una nuova generazione che si è arricchita in fretta negli ultimi anni, e il crescente divario tra abbienti e non abbienti.
La rivista Forbes, nella sua prima classifica delle persone più ricche del mondo, 20 anni fa, individuò 140 miliardari. Nel 2005, la stessa lista ne registrava 793, per un capitale complessivo di 2,6 trilioni di dollari (un trilione equivale a mille miliardi). E ovviamente, l’ammontare totale delle donazioni è aumentato negli Stati Uniti, leader sia in termini assoluti sia per la percentuale del suo prodotto interno lordo (PIL).
Nel suo ultimo rapporto, la American Association of Fundraising Counsel dichiara che le donazioni in beneficenza dei cittadini Usa sono aumentate del 5 per cento nel 2004 fino al record di 248,5 miliardi di dollari, cioè oltre il 2 per cento del PIL. In Gran Bretagna, gli istituti di beneficenza ricevono più fondi dal governo che dai donatori privati, secondo quanto segnala l’Istituto di filantropia in un documento pubblicato lo scorso anno.
Gran parte dei nuovi finanziamenti provengono dalle imprese della Silicon Valley come Google, eBay e Intel, dice Rosenfeld. “Questi nuovi filantropi applicano alla filantropia il bagaglio di competenze che hanno usato per costruire le loro fortune. Sono personalmente coinvolti, e usano le loro conoscenze, insieme al denaro, per accelerare i miglioramenti”.
Ma non tutti i tycoon diventano filantropi, e molti finanziamenti vengono ancora destinati ad attività poco entusiasmanti: alma mater, musei e sale concerti sono alcune delle destinazioni preferite.
Proprietà sociale e pressioni sociali tra pari giocano un ruolo importante. Alcune persone benestanti sono costrette a finanziare le imprese di altri membri della famiglia, “anche se non avrebbero affatto bisogno di fondi”, dice Rosenfeld. Le sovvenzioni alla Harvard University, per esempio, hanno raggiunto i 25 miliardi di dollari nel 2005, mentre l’istituto ha un budget operativo di appena il 3 per cento di questa somma, secondo il Wall Street Journal.
Anche le donazioni a musei e auditorium hanno una loro funzione, “ma altri tipi di filantropi scelgono bisogni più pressanti, più critici: ambiente, salute, povertà, educazione nel mondo”, osserva Rosenfeld.
“Alcuni lo fanno per ragioni autentiche, per compassione o per sensibilità; altri per darsi importanza, per farsi belli agli occhi della società; altri magari semplicemente per ragioni fiscali”, ha segnalato Deepak Chopra, un noto guru miliardario, medico olistico, membro di diverse fondazioni, e che fa da “collegamento”, secondo le sue stesse parole, nel campo di un altruismo che punta in alto.
Ma tutto questo può anche non portare necessariamente a qualcosa di buono. Nel documento “Fallimento della filantropia”, pubblicato dalla Stanford Social Innovation Review nel 2005, di Rob Reich, si afferma che la filantropia “fa talmente poco per convogliare denaro ai bisognosi, che non sarebbe difficile per un governo fare di meglio”.
I generosi incentivi statali alle opere di beneficenza non dovrebbero ferire i bisognosi, scrive Reich. “Una cosa è difendere la libertà degli individui di dare denaro come meglio credono; un’altra è offrire sussidi pubblici a tale scopo”.
Il problema negli Usa è che esistono due tipi di filantropi, spiega Rosenfeld. Alcuni danno solo il 5 per cento dei loro guadagni, mentre altri vogliono dare tutto ciò che hanno accumulato nell’arco della loro vita. Dal 1981, una legge federale Usa stabilisce che le fondazioni devono spendere almeno il 5 per cento del loro investimento netto all’anno. “Noi apparteniamo alla seconda categoria”, ha detto Rosenfeld.
Per capire a quale categoria si appartiene e quanto si può essere creativi, è emerso un fiorente settore parallelo: la consulenza patrimoniale (wealth advisory). Ma questa è un’altra storia.
*Miren Gutierrez è caporedattore dell'IPS

