SVILUPPO: Ci vuole un villaggio per salvare gli MDG

NAZIONI UNITE, 10 Maggio 2006 (IPS) – Combattere e forse anche arrestare la povertà estrema entro i prossimi dieci anni potrebbe essere possibile. Più di quanto sostengano i potenti policymaker della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.

I risultati raggiunti negli ultimi cinque anni dai programmi complessi di riqualificazione urbana (Millenium Villages projects), un’iniziativa del Progetto del Millennio delle Nazioni Unite, dimostrano che quantità di denaro relativamente piccole ma ben distribuite su sanità, istruzione, fertilizzanti e altri servizi fondamentali possono seriamente accelerare il cammino verso gli incerti Obiettivi di sviluppo del Millennio (MDG).

Gli otto MDG prevedono di ridurre del 50 per cento fame e povertà estrema; assicurare l’istruzione primaria universale; promuovere l’uguaglianza di genere e la salute materna; ridurre la mortalità infantile; combattere Hiv/Aids, malaria e altre malattie; incoraggiare la sostenibilità ambientale e creare una partnership globale per lo sviluppo.

Gli MDG sono stati approvati nel 2000 da 189 leader mondiali, e riconfermati il mese scorso negli spring meetings di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale.

”Sono rimasti solo dieci anni per raggiungere gli obiettivi; per garantire i risultati sperati è necessario risolvere con urgenza il problema della gestione, sia per i paesi in via di sviluppo che per la comunità dei donatori”, ha dichiarato Paul Wolfowitz, presidente della Banca Mondiale.

Tuttavia, molti autorevoli attivisti per lo sviluppo mettono in dubbio l’onestà di questo approccio. “La discussione in Africa riguarda per lo più corruzione, governo e mercati, gli stessi argomenti che affrontiamo in altri posti del mondo. Mi sembra più che altro un equivoco poco realistico su quali siano le principali sfide e i promotori più importanti”, ha dichiarato Jeffrey Sachs, direttore del Progetto del Millennio dell’Onu, in un recente convegno tenutosi al Centro per lo sviluppo globale di Washington.

L’idea principale del progetto dei Millennium Villages, sviluppato da esperti dell’Earth Institute alla Columbia University e dal Progetto del Millennio, ma diretto e incoraggiato da membri della comunità, è che si può mettere fine alla povertà estrema e raggiungere gli MDG dotando i villaggi di tecnologie valide, potenti e pratiche.

”Questi interventi potrebbero essere messi in pratica mobilitando le stesse comunità, e garantendo loro piena leadership, con il sostegno di meccanismi di aiuto del governo”, ha detto all’IPS Guido Schmidt-Traub, direttore associato del Progetto del Millennio Onu.

Il progetto ha un costo annuale medio di soli 140 dollari a persona, di cui 50 provenienti dal budget del progetto, 20 dai partner e solo 70 da aiuti esterni.

Per esempio, in un anno, dal giugno 2004 al luglio 2005, “migliaia di vite sono state completamente trasformate nel (villaggio keniota di) Sauri”, ha proseguito Schmidt-Traub.

”Il raccolto è più che raddoppiato, l’incidenza della malaria si è ridotta del 50 per cento grazie all’uso di zanzariere dotate di insetticida, ed esiste una clinica cui la comunità può accedere per i principali farmaci salva-vita”, ha aggiunto.

Secondo Millennium Promise, gruppo non-profit diretto da autorevoli scienziati e attivisti per lo sviluppo che sostengono i Millenium Villages, in cinque anni “non solo la povertà estrema sarà spazzata via, ma Sauri si troverà su un percorso di crescita economica auto-sostenibile”.

Lavorando direttamente con i più poveri dei poveri, il progetto investe in sanità, produzione alimentare, istruzione, accesso all’acqua pulita e infrastrutture fondamentali. Si concentra su soluzioni semplici, come prevenire e curare la malaria o insegnare metodi agricoli avanzati. Secondo Sachs, gran parte dell’Africa si dedica all’agricoltura rain-fed della savana, con un elevato rischio legato all’acqua, aggravato dall’incombente minaccia del cambiamento climatico.

Inoltre, il continente africano fa un uso molto ridotto di fertilizzanti. “In Cina si utilizzano 200 chili per ettaro, in Asia meridionale 100 chili per ettaro, mentre in Africa la stima è zero sul raccolto dei prodotti essenziali”, denuncia Sachs. ”Nemmeno 10 chili, che è la stima per caffé e cotone. Neanche su mais o casaba. Dunque i terreni sono completamente impoveriti”, spiega il funzionario, aggiungendo che ciò non solo ostacola la produzione agricola nel continente, ma diminuisce anche il livello nutritivo per l’intera popolazione.

Una soluzione semplice consiste nel fornire ai Millenium Villages modeste tecnologie per la gestione dell’acqua, maggiore varietà di semi e fertilizzanti.

Quest’anno a Sauri, per esempio, secondo Schmidt-Traub i raccolti sono aumentati di 3,6 volte rispetto all’anno precedente, dopo aver dotato gli agricoltori con sacchi di urea per arricchire il terreno impoverito di nitrogeno.

”La conseguenza è che la gente ha più cibo, e c’è una diversificazione del raccolto, i cui prodotti oggi possono essere venduti nei mercati”, ha dichiarato.

Tuttavia, malgrado questi risultati, la maggior parte dei paesi in via di sviluppo non mostra un progresso sufficiente per raggiungere i traguardi degli MDG, e permane una grave crisi di fondo.

Sono 78 i cosiddetti Millennium Villages, ma negli altri 100.000 villaggi africani molti continuano a vivere con meno di un dollaro al giorno.

Secondo Schmidt-Traub, ”Stiamo ancora aspettando e sperando che l’approccio dei Millennium Villages venga inserito nei programmi nazionali sostenuti da maggiori aiuti allo sviluppo”, perché questa è una necessità fondamentale.

Secondo Sachs, “La gente è troppo malata, affamata e isolata per realizzare lo sviluppo economico, e noi lo consideriamo semplicemente un ulteriore episodio di stabilizzazione, liberalizzazione, privatizzazione, come abbiamo fatto per 20 anni, e continueremo ad avere altri disastri e altri fallimenti”.

Il Rapporto 2005 sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio avverte che la diminuzione della fame sta rallentando; il numero dei poveri in Africa sta crescendo; l’Aids fa pagare un duro tributo all’istruzione; le disuguaglianze di genere non diminuiscono; e rallenta anche la riduzione della mortalità infantile.

Nei paesi più colpiti, il numero di donne che muore di parto non è diminuito; il tasso di Hiv è ancora elevato nell’Africa sub-sahariana ed è aumentato in tutte le altre regioni del pianeta, e la tubercolosi è ricomparsa; continua l’estinzione delle specie e degli habitat; e gli aiuti allo sviluppo rimangono a un livello storicamente basso in termini di percentuale sulle entrate dei paesi donatori.