ATENE, 12 Maggio 2006 (IPS) – Sabato scorso la rabbia ha invaso le strade di Atene, sede del Forum sociale europeo. Da una parte, i dimostranti no-global hanno attaccato la polizia e preso di mira le multinazionali, dall’altra alcuni gruppi locali protestavano contro le ingiustizie verso i migranti.
Le diverse proteste sono confluite al Forum sociale europeo (FSE), i cui partecipanti hanno organizzato una manifestazione per le strade della capitale greca sabato pomeriggio. La polizia aveva previsto disordini, ma è stata colta alla sprovvista.
Folti gruppi di forze dell’ordine hanno chiuso per tutto il pomeriggio il centro di Atene, e anche intorno alle sedi del governo e delle ambasciate di Stati Uniti e Gran Bretagna sono state attivate massicce misure di sicurezza.
Si trattava di un piccolo gruppo che aveva partecipato alla manifestazione, presumibilmente anarchici. La polizia ha dichiarato in serata che due dei loro veicoli erano stati danneggiati da bombe molotov, e che lo stesso tipo di bombe avrebbe colpito anche l’edificio della Citibank.
Gli attacchi erano stati evidentemente preparati prima. Altri gruppi sono confluiti dalle vie laterali su Ermou street, la strada commerciale più fashion di Atene, hanno attaccato i negozi, in particolare quelli delle catene multinazionali McDonald’s e Lacoste, frantumando diverse vetrine lungo le strade della capitale.
Gli anarchici no-global hanno puntato ai loro obiettivi consueti, ma la rabbia dei dimostranti è stata alimentata anche dalle politiche anti-immigrazione del governo, che hanno privato quasi un milione di persone, su una popolazione di 10 milioni, dei loro diritti e di uno status.
La maggioranza dei migranti che vive in Grecia senza riconoscimento legale è composta da albanesi e pakistani, presenti in gran numero alla manifestazione di sabato scorso.
“Non abbiamo partecipato a nessun atto di violenza”, ha detto un manifestante pakistano alla fine della marcia. “Non sappiamo chi sia stato”, ha aggiunto. Nessun altro pakistano del gruppo intervistato ha voluto parlare delle violenze.
Secondo la legge greca – o piuttosto per la mancanza di una legge – quasi nessun migrante ha diritto alla cittadinanza, e neppure al permesso di residenza. I migranti sono diventati di fatto una forza lavoro vulnerabile e a basso costo, per impieghi che i greci non possono o vogliono svolgere.
“L’economia non funziona senza di noi”, ha detto il giovane pakistano. “Ma loro cosa ci danno? Niente”.
La questione dell’illegalità aspettava solo di poter esplodere al Forum sociale europeo.
Secondo le cronache locali, la polizia ha arrestato Giusto Catania, membro del Parlamento europeo, Panayotis Lafanis, parlamentare della coalizione di sinistra Synaspismos, e l’eminente avvocato per i diritti umani Ioanna Kourtovik, per aver condotto un gruppo di sostenitori del FSE in una stazione di polizia per protestare contro le condizioni disumane in cui versano gli immigrati clandestini.
È stato questo l’argomento centrale del Forum. Diversi gruppi della società civile e di sinistra non direttamente impegnati sul problema immigrazione si sono uniti per sostenere le richieste dei gruppi di migranti, per chiedere giustizia per i migranti che hanno vissuto senza un riconoscimento legale per una intera generazione, e per le nuove generazioni cresciute senza uno status.
L’alta partecipazione di cittadini albanesi e pakistani tra i dimostranti ha dato vigore agli appelli per la giustizia, con lo slogan “Un’altra Europa è possibile”.
“Dobbiamo fare giustizia per i migranti, perché nessun partito politico se ne sta occupando”, ha detto una giovane manifestante, che portava un cartellone con la scritta: “È già troppo tardi; bisogna fare giustizia ora”.
Altri dimostranti sfilavano con manifesti contro il presidente Usa George W. Bush, mentre molti gridavano slogan contro la guerra in Iraq.
Il sentimento di protesta contro la guerra ha trovato sostegno spontaneo tra i gruppi musulmani di pakistani e albanesi presenti alla manifestazione. Alcuni partecipanti hanno lanciato pietre contro l’ambasciata britannica nel centro di Atene.
Il FSE sembra aver concentrato un cocktail di rabbia: in parte, contro i governi di Grecia, Stati Uniti e Gran Bretagna per la guerra in Iraq; in parte alimentata dalle tradizionali proteste contro la globalizzazione, cominciate con il G8 (le otto nazioni industrializzate: Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Russia e Giappone), e infine, per la negazione dei diritti dei migranti che vivono in Grecia.
Ma questo ha segnato un cambiamento per il FSE, concepito da alcuni come un incontro tra persone che la pensano allo stesso modo per parlare di cose già decise. La forte mobilitazione emersa in questo FSE potrebbe voler dire che il movimento del forum sociale è pronto ad andare oltre le parole, e non solo attraverso le dimostrazioni degli anarchici.

