REYKYAVIK, 11 febbraio (IPS) – La caccia alle balene sta diventando una delle questioni più controverse che deve affrontare l’Islanda
Gli islandesi bloccarono la caccia alle balene per fini commerciali nel 1986, a seguito di una moratoria della Commissione baleniera internazionale (IWC). Ma la caccia alle balenottere comuni e boreali è proseguita per altri tre anni, mascherata da “ricerca scientifica”.
Oggi molte persone su quest’isola di non più di 280.000 abitanti, non vedono l’ora di riprendere la caccia. La decisione dell’anno scorso di catturare le balenottere minori per scopi scientifici è stata una prova per sondare le reazioni. Se l’opposizione sarà modesta, la caccia commerciale potrebbe ricominciare nel 2006.
Il Ministero della pesca ha autorizzato la caccia di 38 balenottere minori, tra la metà di agosto e la fine di settembre 2003, per determinare la natura della loro dieta alimentare.
Gli scienziati hanno pareri diversi sugli elementi che la compongono: gli studiosi australiani affermano che tutta l’informazione necessaria si può ottenere dalle analisi di feci e acido grasso. Gisli Vikingsson, direttore del Progetto per la ricerca sulle balene dell’Istituto marino di ricerca islandese (MRI), non la pensa allo stesso modo.
“L’analisi delle feci non è un metodo sufficientemente sicuro per studiare la composizione della dieta delle balene e sembra impraticabile con le balene minori. Le loro feci non galleggiano in superficie come quelle delle balene blu, che gli australiani hanno studiato usando questo metodo”.
Ha poi aggiunto che “l’analisi delle feci fornisce solo dati qualitativi e non quantitativi. Per la nostra ricerca è necessaria l’analisi del contenuto dello stomaco”.
Non tutti gli islandesi concordano. Molti membri dello stesso MRI affermano che non è indispensabile uccidere le balene per la ricerca.
Le balene minori sono onnivori, e mangiano tutto ciò che trovano. Così, alcuni studiosi assicurano che è inutile analizzare il contenuto dello stomaco delle balene catturate durante un periodo di sei settimane, poiché ciò che una balena minore mangia in agosto può essere diverso da ciò che mangiava a maggio o giugno, quando aveva altri tipi di pesci a disposizione.
Perché una tale ricerca risulti efficace, si devono catturare numerose balene in differenti periodi dell’anno. Il piano iniziale di agosto prevedeva di catturare 200 balene minori in due anni, quindi è probabile che nel 2004 la caccia proseguirà, anche se ufficialmente non è stata presa nessuna decisione.
Lo scorso anno durante il convegno dell’IWC, sono stati proposti anche piani per la caccia alle balenottere comuni e boreali. Ma il Ministero della pesca afferma che non è stato deciso nulla al riguardo.
I fautori della pesca alla balena affermano che questi mammiferi mangiano pesce che altrimenti verrebbe catturato dai pescatori, e che pesci e balene competono per la stessa fonte di cibo.
Vikingsson afferma che “anche se potrebbe esserci competizione tra i pesci e il crescente numero di balene, stiamo minimizzando questo aspetto solo perché non conosciamo abbastanza la loro alimentazione”.
La pesca rappresenta circa il 70% degli utili prodotti dall’esportazione islandese e il 12% della forza lavoro. Una ragione importante nella scelta dell’Islanda di non aderire all’Unione Europea è la paura di intromissioni nel proprio diritto alla pesca.
I funzionari islandesi sanno che molti paesi si oppongono alla caccia alla balena, ma spesso non capiscono perché. Sono convinti che bombardando gruppi specifici di persone con la propaganda a favore della caccia, questi capirebbero che le balene non scarseggiano in Islanda (circa 43.000 balene minori).
Secondo i funzionari, chi si oppone alla caccia alle balene su basi etiche dovrebbe limitare le critiche al proprio paese e non imporle anche all’Islanda.
Ma le obiezioni arrivano da consolati e agenti di viaggio, e non solo.
Il ministro britannico della pesca, Ben Bradshaw, ha dichiarato lo scorso anno che avrebbe incoraggiato il boicottaggio dei prodotti islandesi a causa della caccia alle balene. E gli Stati Uniti hanno fatto minacce simili.
L’ambasciatore britannico a Reykjavik ha consegnato al governo una lettera di protesta, firmata da 23 paesi contrari alla ripresa della caccia alla balena. L’opposizione dei gruppi ambientalisti è stata corale. Greenpeace ha appena aperto una sede in Islanda, con l’idea di attirare i turisti a condizione che l’Islanda interrompa la caccia.
L’opposizione alla pesca delle balene è cresciuta notevolmente in Islanda, soprattutto a partire dall’industria turistica. Gudmundur Gestsson, che comanda una nave per l’osservazione di questi animali a Reykjavik, ha affermato: “Se cacciamo le balene possiamo dire addio al whale-watching. Non è possibile cacciare e osservare le stesse specie animali, poiché diventano timide e inavvicinabili”.
Il whale-watching è diventata oggi una delle attrazioni principali dell’Islanda, perciò ci sono grandi interessi in gioco. Alquanto minacciose, oltre la banchina presso la nave di Gestsson, la Hafsulan, quattro baleniere un po’ arrugginite ma ancora forti per il mare, si dondolano dolcemente nel porto di Reykjavik.

