BUENOS AIRES, 9 febbraio (IPS) – Niente è come dovrebbe essere, nella piccola casa editrice diventata uno dei maggiori successi culturali del 2003 in Argentina. Il locale sa di aglio e cipolla, non ci sono soldi per la stampa ed è lo stesso editor a ritagliare le copertine dei libri fatte con cartoni recuperati nella spazzatura Ma nonostante quella precarietà, Eloísa Cartonera (da un’idea dell’editor-scrittore Washington Cucurto) ha già pubblicato più di 35 titoli di autori di diversi paesi, vari di loro originali. Hanno venduto circa un migliaio di libri in Argentina e all’estero dallo scorso agosto, mese di inaugurazione del locale, che all’inizio veniva utilizzato anche per la vendita di legumi ed altri viveri.
Le pagine sono fotocopie, legate a copertine ottenute dai cartoni in disuso dei magazzini dei supermercati, che prima le usavano per contenere vuoti di bottiglie d’olio o champagne, scatole di biscotti, alimenti in latta o altra merce.
La varietà di materiale raccolto dai cartoneros (“raccoglitori di cartoni”), come vengono chiamati in Argentina coloro che frugano nei recipienti dei rifiuti per strada, e che danno il nome alla casa editrice, fa sì che ogni esemplare sia unico. Così il cliente può scegliere la copertina che preferisce per uno stesso testo.
Dopo aver consultato i propri lettori, il supplemento culturale del quotidiano locale Página 12, lo lanciò come “evento culturale dell’anno” nel 2003; e sono stati anche votati alcuni libri della casa editrice nella categoria “rivelazioni” o “libri ingiustamente ignorati”. A tal punto che l’inserto culturale del Clarín, il quotidiano di maggiore circolazione nel paese, ha definito l’impresa della Eloísa Cartonera un “boom editoriale”.
“È una casa editrice alternativa, piccola, una specie di altra via attraverso cui diffondere autori giovani, “sconosciuti”, ha spiegato all’IPS Washington Cucurto, in realtà pseudonimo di Santiago Vega.
Nonostante ciò, la piccola impresa ha anche ottenuto che alcuni scrittori consacrati le cedessero racconti originali, diventati i suoi maggiori successi di vendita. Tra questi, gli illustri autori argentini Ricardo Piglia, César Aira e Rodolfo Enrique Fogwill, più noto solo per il cognome.
Anche la famiglia del poeta brasiliano Haroldo de Campos (1929-2003) ha autorizzato la pubblicazione con Eloísa Cartonera di un libro postumo dell’autore, ancora inedito in Brasile. Si tratta de “El ángel izquierdo de la poesía” (“L’angelo mancino della poesia”), venduto in due volumi.
Allo stesso modo, Cucurto ha ottenuto l’autorizzazione in Cile per lanciare gran parte dell’opera dello scrittore cileno Enrique Lihn (1929-1988), che è esaurito e non è ancora stata fatta una seconda edizione.
In Cile, come anche in Uruguay, i libri di Eloísa Cartonera si trovano già nelle librerie, anche se un po’ più cari che nel locale del popoloso quartiere di Almagro, a Buenos Aires.
C’è anche qualcosa del peruviano Oswaldo Reynoso, che viene pubblicato senza permesso. “Non sappiamo se è in vita, non lo troviamo da nessuna parte. Ma va bene così”, si giustifica Cucurto riferendosi al rinomato autore che vive a Lima.
L’idea è nata paradossalmente come conseguenza della violenta crisi economica e sociale che ha portato il paese alla rovina nel dicembre 2001, e la successiva rinuncia al governo di Fernando de la Rúa, appena a metà del suo mandato iniziato nel 1999.
La svalutazione del peso argentino nei confronti del dollaro che ne è seguita ha reso impossibile importare carta dal Brasile o stampare in Cile, come facevano le case editrici negli anni ’90, quando un peso della moneta locale equivaleva a un dollaro.
La crisi non ha solo divorato alcune piccole case editrici, ma ha anche provocato un forte incremento di povertà e disoccupazione, favorendo la presenza dei cartoneros per le strade delle grandi città del paese, che raccolgono cartoni, carta e altri oggetti che abbiano un qualche valore per la loro precaria sussistenza.
I fratelli Ramos, David di 20 anni e Alberto di 27, sono cartoneros che sono riusciti a specializzarsi nella fabbricazione di libri e hanno lasciato la strada per lavorare tutti i giorni nel laboratorio di Eloísa.
Un altro aspetto curato dalla casa editrice è il pagamento del prodotto acquistato da chi fruga nella spazzatura, che oggi ha un valore di oltre sette volte superiore a ciò che si ottiene in altri posti.
Il locale che utilizzano è stato ceduto da Fernanda Laguna, un’artista di arti plastiche e socia della casa editrice. Per attirare i vicini, all’inizio si vendevano patate, cipolle, aglio e uova, ma poiché con Eloísa Cartonera niente è come ci si aspetta che sia, l’impresa non ha funzionato, e oggi rimane ancora un po’ d’aglio e molti libri.
Cucurto è in piedi davanti ad una tavola larga poco più di un metro, che funziona da tavolo di lavoro, sorretta da due cavalletti. Soffocato da un calore intenso, ritaglia le copertine mentre parla con IPS. Non può perdere tempo perché ha appena ricevuto un’ordinazione di 300 esemplari da distribuire nelle librerie.
“Soltanto di Aira, Piglia e il poeta Fabián Casas abbiamo venduto 800 libri”, ha segnalato Cucurto, autore di “Cosa de negros” (“Roba da neri”) e “Cuando me muera quiero que me toquen cumbia” (“Quando morirò voglio che mi suonino la cumbia”), due libri pubblicati da una casa editrice della concorrenza. “Sono libri cari”, dice, sdegnando quelli che produce lui.
L’“immagine” della casa editrice è di competenza di Fabián Barilaro, un altro dei soci dell’impresa, che ha altri quattro impiegati, tra cui i fratelli Ramos, e una decina di fornitori di cartoni per le copertine.
La conversazione con Cucurto si interrompe quando entra nel locale Casas, uno degli autori di maggiore successo del momento e con diversi premi letterari alle spalle. “Sono qui per cercare alcuni libri da regalare, perché parto per Córdoba”, racconta mentre sceglie alcuni testi. Appare molto soddisfatto del progetto.
“Non credo che in Argentina ci siano molti scrittori capaci di vivere dei diritti d’autore o di ciò che pubblicano. Io vivo grazie al giornalismo e ad alcuni premi, quando li ho vinti, ma la mia soddisfazione è nello scrivere, pubblicare, e che si legga ciò che scrivo”, ha dichiarato Casas all’IPS.
In tal senso, Eloísa Cartonera si sta rivelando un veicolo molto efficace per rendere popolare la sua opera, in particolare la poesia e alcuni racconti. “Molti giovani vengono a comprarla, e poi mi mandano delle e-mail”, assicura l’autore, che tra i suoi premi vanta quello della cubana Casa de las Américas.
Anche Aira va spesso a comprare, mentre Piglia manda i suoi amici, che poi gli spediscono gli esemplari negli Stati Uniti, dove risiede.
Da parte sua, Barilaro ha spiegato che “gli obiettivi del progetto sono, oltre a diffondere la letteratura, dare lavoro alla gente, stimolare la voglia di fare, poter contribuire affinché i ragazzi cartoneros si rendano conto che possono fare qualcosa di più che raccogliere cartone, dal momento che l’educazione statale è assente”.
“Abbiamo bisogno che il progetto funzioni commercialmente per poter continuare a fare libri, giacché non riceviamo nessun sussidio o credito, per cui se non si vende non si può neanche produrre”, ha aggiunto.
“Vendiamo a prezzi bassi così che i libri possano circolare, vengano letti e all’impresa tornino indietro i soldi. Nella nostra politica il prezzo basso è fondamentale”, ha annunciato con enfasi Barilaro all’IPS.
Per il momento, la casa editrice non ha guadagni, e vendendo ad una media di 1,3 dollari per libro riesce soltanto a coprire le spese, gli investimenti e i salari.
Cucurto vive del suo salario da impiegato nella biblioteca comunale, situata nella vecchia casa dove visse il poeta Evaristo Carriego, oggi trasformata in museo. Ma il suo sogno è che il progetto cresca.
“Non so dove andrà a finire perché è appena cominciato. Potrebbe essere un’associazione civile, potrebbe essere acquisito dallo Stato, se si decidesse a competere con le case editrici, dando impiego ai cartoneros. Per adesso è un progetto sociale, comunitario, che ha la cultura come asse portante”, ha affermato Cucurto.
Se riuscisse a sviluppare l’idea originaria, gli piacerebbe che fossero gli stessi cartoneros a vendere i libri in un circuito alternativo di punti vendita per strada, e fare una campagna di alfabetizzazione con i libri pubblicati dalla casa editrice. Non disdegnerebbe neanche di lanciare libri scolastici o di cucina, se dovesse servire.
“Potremmo insegnare una professione ai cartoneros, formarli perché conoscano gli autori con cui lavoriamo….. Insomma, per ora ciò che facciamo è solo prendere qualcosa dalla spazzatura, ciò che sta per strada e cui nessuno dà valore, e rivalutarlo trasformando l’immondizia in libri”, conclude Cucurto.(FINE/2004)

