SYDNEY, 2 marzo 2006 (IPS) – Grazie alla nuova importante partnership tra governo australiano e Fondazione William J. Clinton, nella regione dell’Asia Pacifica diversi milioni di dollari finanzieranno la diagnosi e il trattamento dell’Hiv/Aids.
Il governo australiano ha stanziato 25 milioni di dollari Usa in quattro anni, che insieme al finanziamento della Fondazione Clinton, saranno devoluti al trattamento dell’Hiv in Papua Nuova Guinea, Vietnam e Cina, secondo l’accordo firmato di recente dal ministro degli esteri australiano Alexander Downer e dall’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton.
”Molti programmi del governo australiano sono e continueranno ad essere preventivi, ma per quanto riguarda la terapia diverranno parte integrante dello sforzo necessario a sostenere la lotta all’Hiv nella regione”, ha dichiarato Downer.
Secondo le Nazioni Unite, oltre otto milioni di persone nella regione dell’Asia Pacifica sono affette da Hiv e se non si interverrà immediatamente per arrestare la diffusione del virus la cifra potrebbe salire a 20 milioni entro il 2010. La recente partnership ha l’obiettivo di rafforzare i governi regionali, aumentando gli investimenti per trattamento e cura di coloro che vivono con l’Hiv/Aids. Bisogna includere rifornimento e distribuzione dei farmaci anti-retrovirali, miglioramento delle infrastrutture di laboratorio e analisi e potenziamento dei sistemi di monitoraggio e valutazione.
I gruppi per l’Aids hanno accolto positivamente la partnership decisa a debellare l’Hiv nella regione. Ian Rankin, presidente nazionale della Federazione australiana delle organizzazioni per l’Aids, ha dichiarato che le strategie sono una fase fondamentale della risposta. “Da sieropositivo, ne conosco l’importanza per tutti i compagni con l’Hiv nei paesi dell’Asia e del Pacifico, e soprattutto in Papua Nuova Guinea. L’iniziativa conferma il cambiamento verso un approccio più strategico, sistemico ed efficace che risponda all’epidemia di Hiv nella regione”.
La ricerca, commissionata dall’agenzia australiana per gli aiuti internazionali AusAID, stima che più di 60.000 persone, ovvero l’un per cento dell’intera popolazione di Papua Nuova Guinea, hanno contratto l’Hiv, e prevede un aumento fino a più di mezzo milione entro il 2025.
Nella capitale Port Moresby, più del 60 per cento dei posti letto in ospedale è occupato da pazienti affetti da Hiv. Secondo gli esperti, con un aumento del tasso annuale di crescita del 33 per cento ogni anno, il paese è sull’orlo di un disastro in stile africano, che potrebbe uccidere milioni di persone e distruggere l’economia.
Secondo le stime ufficiali di UNAIDS e AusAid, nei paesi dell’Asia Pacifica, una percentuale tra lo 0,1 e il 2,0 per cento della popolazione adulta (15-49 anni) vive con l’Hiv; in India sono 5 milioni, in Cina 800.000, in Tailandia 975.000, in Myanmar 516.000, in Cambogia 240.000. A Timor Est, Isole Solomon e Vanuatu sono state riportate poche diagnosi, ma esiste il rischio che l’Hiv/Aids prenda un’andatura simile a quella dell’area Papua Nuova Guinea.
”Vi è un imperativo morale ad agire, dato che la malattia è al 100 per cento prevenibile. Ci sono posti in Africa, o villaggi nella Cina rurale, dove i giovani adulti non ci sono più. La medicina ferma il contagio ai figli di donne incinte con probabilità vicina al 100 per cento. Infine, i farmaci anti-retrovirali possono garantire alla maggior parte di bambini e adulti una vita normale, se inseriti in un piano sanitario globale”, ha dichiarato Clinton.
Mentre Downer fa spesso riferimento a mancate opportunità commerciali nel caso in cui la malattia continui a diffondersi nella regione, Clinton mette l’accento su altre questioni, osservando che l’anno scorso nel mondo mezzo milione di bambini sono morti di Aids.
”Non ci sono scuse all’idea che questi bambini muoiano come mosche e che gente come noi, con tutto il denaro di cui disponiamo, li allontani e non faccia in modo di tenerli in vita”, ha detto Clinton, aggiungendo che i bambini hanno bisogno di medicine pediatriche per l’Aids. “Non è come una pillola che si può dividere a metà. L’anno scorso, in tutto il mondo in via di sviluppo, i farmaci sono stati somministrati solo a 25.000 bambini, 15.000 dei quali in Brasile e Tailandia, dove è il governo a provvedere”.
La Fondazione Clinton ha di recente annunciato programmi per l’Hiv/Aids in India, la seconda nazione più gravemente colpita dopo il Sud Africa, e ha negoziato ulteriori sconti sul prezzo di analisi e farmaci per l’Aids con nove aziende in cinque paesi, India e Cina comprese, per aiutare a tagliare i costi in 50 paesi in via di sviluppo di Africa, Asia e America Latina.
AusAid e la Fondazione Clinton inizieranno garantendo le analisi in questi paesi in via di sviluppo. L’obiettivo è poter eseguire i test con 50 centesimi Usa e comunicare all’interessato in soli 20 minuti se è sieropositivo o no. Nella provincia dello Xinjiang in Cina occidentale, dove l’AusAID ha avviato un programma specifico sulla cura e il trattamento di tossicodipendenti per via endovenosa, la Fondazione Clinton aiuterà a diffondere il più possibile il messaggio.
L’annuncio del nuovo rapporto tra l’Australia e la Fondazione Clinton è coinciso con la presentazione della Asia Pacific Business Coalition on Hiv/Aids. AusAID e il Lowy Institute for International Policy hanno presentato la coalizione del mondo del business presieduta da Margaret Jackson, presidente della compagnia di bandiera australiana Qantas'.
La coalizione si impegnerà nell’attivazione di programmi di istruzione e procedure sull’Hiv sul posto di lavoro; promuovere l’utilizzo di risorse economiche per divulgare messaggi di prevenzione dell’Hiv; e assicurare sostegno ad altre organizzazioni come la Fondazione Clinton, il Fondo Globale, AusAID e il Lowy Institute, cercando di prevenire il maggior numero possibile di infezioni e aiutare chi ha già contratto il virus a vivere nella propria comunità.
Jackson ha dichiarato: “L’Hiv è un’emergenza sanitaria e una minaccia a lungo termine per la crescita e lo sviluppo economico. Se non ci si impegnerà seriamente per arrestare l’epidemia, entro il 2010 il 40 per cento delle nuove infezioni sul totale si registrerà nella regione Asia Pacifico”.
La presidente ha spiegato come la trasmissione della malattia avvenga anche attraverso le attività economiche, in particolare migrazione del lavoro, reti di trasporto, infrastrutture, industria mineraria e del legname. Le infezioni colpiscono prevalentemente persone in età da lavoro tra i 15 e i 49 anni, danneggiando così i settori più produttivi della società.
La Banca Mondiale ha concluso che con il protrarsi della tendenza attuale, l’Hiv/Aids interromperà e successivamente invertirà la crescita economica dell’Asia.
Uno studio congiunto dell’Onu e della Banca asiatica di sviluppo stima le perdite economiche del 2001 causate dall’Hiv/Aids nell’Asia Pacifica in circa 7,3 miliardi di dollari e prevede perdite finanziarie annuali fino a 17,5 miliardi di dollari entro il 2010. D’altra parte, secondo lo studio ci sarebbero risparmi annuali di circa otto miliardi di dollari da investire nei successivi quattro anni – fino al 2010.
Secondo Oxfam Australia, l’establishment della nuova coalizione riconosce il ruolo del settore privato nella risposta a Hiv e Aids. “Oggi il settore privato contribuisce per meno dell’uno per cento alle risorse necessarie per il Fondo globale per la lotta all’Aids. Ci auguriamo che la coalizione determini una crescita sostanziale degli aiuti finanziari da parte del mondo degli affari”, ha dichiarato il direttore esecutivo Andrew Hewett.
L’Australia gioca un ruolo chiave nella lotta alla diffusione di Hiv/Aids nella regione dell’Asia Pacifica, e ha garantito un totale di 600 milioni di dollari dal 2000 al 2010 per combattere il virus.

