CILE: Donne sull’orlo di un assalto di potere

SANTIAGO DEL CILE, feb (IPS) – La legittimazione di due donne a possibili candidate alle presidenziali è stato uno degli aspetti che hanno caratterizzato la politica del Cile nel 2003, aprendo un nuovo scenario per la successione dell’attuale mandatario Ricardo Lagos

Il ministro degli Affari esteri Soledad Alvear (del Partito democratico cristiano), e quello per la Difesa, Michelle Bachelet (del Partito socialista), figurano attualmente in testa ai sondaggi tra le candidature alla presidenza della coalizione al governo nei comizi di dicembre 2005.

Ma prima, a ottobre, si terranno le elezioni comunali, dove si misureranno l’influente “Concertación por la Democracia” e “Alianza por Chile” (l’opposizione di destra): sarà anche un’occasione per definire le egemonie all’interno di ciascun blocco.

Alvear e Bachelet sono risultate i migliori elementi della cerchia governativa di Lagos in tutti i sondaggi d’opinione realizzati nel corso del 2003, e in alcuni la valutazione del ministro della Difesa come personaggio pubblico ha persino superato quella dello stesso presidente e del sindaco di Santiago-Centro, Joaquín Lavín, capo dell’opposizione di destra.

A dicembre, come prova della nuova tendenza, l’89 per cento degli intervistati dalla Fundación Chile 21 nelle principali città del paese si è detto disposto a votare per una donna alla presidenza, condividendo le sue idee e i programmi di governo.

Nella stessa inchiesta, il 58 per cento degli interpellati ha affermato che il Cile è pronto ad avere una donna a capo del governo, mentre il 55 per cento ritiene “molto buono” l’ingresso delle donne in politica, e il 36 per cento, “buono”.

Tra i simpatizzanti di Concertación por la Democracia, l’inclinazione a votare per una donna è del 94 per cento, e dell’80 tra quelli di Alianza por Chile. Questo spiega perché dall’opposizione di destra non siano emerse donne da candidare alla presidenza, ha osservato Clarisa Hardy, direttrice della Fundación Chile 21.

“Michelle Bachelet e Soledad Alvear sono sulla scena pubblica per i loro meriti nei ministeri che dirigono, e anche perché sono possibilità per la presidenza nel 2005”, ha detto all’IPS la giornalista María Pía Matta, presidentessa della fondazione femminista Fundación La Morada.

Il governo di Lagos aveva iniziato il 2003 col piede sbagliato, coinvolto in una catena di casi di corruzione scoppiati a ottobre 2002 e culminati lo scorso febbraio, che hanno colpito deputati influenti, ex ministri e alti funzionari.

Questi episodi, uniti alle difficoltà economiche dell’inizio del 2003, hanno compromesso la popolarità del governo e di Lagos, ma sia Alvear che Bachelet sono uscite indenni dagli scandali.

Il ministro Alvear ha avuto un anno di grandi conquiste, con la firma del trattato di libero commercio con gli Stati Uniti, e per aver mantenuto, sulla crisi in Iraq, una posizione indipendente da Washington nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dove il Cile è entrato un anno fa in qualità di membro non permanente.

Sempre nel 2003, alla Bachelet si riconosce il merito della gestione delle relazioni civico-militari nel delicato trentesimo anniversario del golpe dell’11 settembre 1973, per aver favorito un riavvicinamento tra Forze armate e società civile.

Il generale dell’aeronautica Alberto Bachelet, e padre del ministro, era stato leale al governo di Salvador Allende; morì nel marzo 1974 nel carcere pubblico di Santiago, a seguito delle torture e i maltrattamenti subiti per mano dei militari golpisti.

“Credo – ha dichiarato María Pía Matta – che Michelle Bachelet determini la buona salute della presenza femminile nella politica. La sua leadership al Ministero della difesa è stata piuttosto vigorosa. Ha molte possibilità in termini di personalità, di femminile, da disarmare il discorso conservatore della destra”.

Nell’ultimo sondaggio, diffuso il 24 dicembre dalla Fundación Futuro, Bachelet ha ottenuto l’82 per cento delle valutazioni positive tra gli intervistati. Alvear l’81 per cento, Lagos il 63 e Lavín il 62.

La fondazione è guidata dall’imprenditore ed ex senatore Sebastián Piñera, presidente del Partido Renovación Nacional, che riunisce Alianza por Chile e Unión Demócrata Independiente di Lavín.

L’ultimo sondaggio non solo ha confermato la buona posizione di Bachelet e Alvear, ma ha anche evidenziato un forte recupero della figura di Lagos rispetto ai mesi critici dell’inizio del 2003.

Quanto a Lavín, seppure non sia retrocesso in modo particolare, le inchieste mostrano un calo della sua immagine, attribuibile ad una crisi scatenata nella coalizione di destra dalla deputata Pía Guzmán, del Partido Renovación Nacional, che ha denunciato ad ottobre il coinvolgimento di alcuni parlamentari di Alianza por Chile in una rete di pedofilia.

Lavín, candidato di destra che non si è ancora presentato per le elezioni di dicembre 2005, ha come potenziali sfidanti Bachelet e Alvear.

In un’indagine della società di statistiche Benchmark, che ha esaminato l’ipotesi di elezione tra Lavín e Bachelet, e tra Lavín e Alvear, il candidato della destra ha avuto la maggioranza in entrambi i casi, con il 47 per cento contro il 41 di Bachelet, e il 47 contro il 39 per cento di Alvear nei suffragi.

La società Gemines ha interpellato 400 donne sulla stessa ipotesi, e in entrambi i casi hanno vinto le due candidate, Bachelet con il 51 per cento contro il 37, e Alvear con il 45 contro il 43 per cento di Lavín.

Le inchieste d’opinione, come spesso accade, lasciano ampio spazio alle speculazioni. Per questo saranno così importanti le comunali di ottobre, quando Lavín dovrà mettersi in gioco per unire la destra e riuscire a farle superare nelle elezioni generali la coalizione di centrosinistra, che governa il paese da marzo 1990.

Quanto a Concertación por la Democracia, si vedrà se il Partido Demócrata Cristiano è in grado di recuperare i voti persi alle parlamentari di dicembre 2001, oppure se rimarrà in coda all’ala sinistra della coalizione, che comprende Partido Socialista e Partido por la Democracia.

In un incontro con alcuni corrispondenti stranieri lo scorso 24 dicembre, Bachelet ha dichiarato che “le elezioni dei consigli (municipali) mostrerà la forza di ciascun partito. Fino ad allora, il dibattito sulle candidature presidenziali non ha alcun senso. È inofficioso e inconcludente cercare di definirlo prima”.

“I sondaggi sono una fotografia del momento. C’è ancora molta strada da fare”, ha aggiunto il ministro, che non ha voluto rispondere alla domanda se desidera essere candidata presidenziale. “Tutti abbiamo ruoli politici da svolgere. Non conta che lo si voglia o meno”, ha sentenziato.

Il ministro della Difesa ha sottolineato, però, che dopo il “test” delle comunali, Concertación por la Democracia deve stabilire la nomina di un candidato unico attraverso il sistema delle primarie, come fece nel 1993, quando propose Eduardo Frei Ruiz-Tagle, democratico cristiano, e nel 1999, quando venne candidato il socialista Lagos.

Bachelet ha insistito per ripetere l’esperienza delle “primarie aperte”, che fecero trionfare Lagos, quando andò a votare tutto il “popolo per la concertazione”.

Quelli furono comizi cui poterono partecipare tutti i cittadini che si identificavano con la coalizione al governo, senza bisogno di antecedenti di affiliazione a un partito. Era proibito votare solo a chi risultasse militante nei registri del partito di Alianza por Chile e di altri raggruppamenti minoritari esterni alla coalizione, come i comunisti e gli umanisti.

L’ex presidente Frei, attuale senatore a vita, appare oggi come l’unico avversario serio di Bachelet e Alvear nel blocco di governo. Gode dell’appoggio di un importante settore imprenditoriale, anche se per il momento le sue possibilità di vincere in alcune primarie sembrano scarse.