MUMBAI, feb (IPS) – Vicente Ruiz, uno spagnolo sostenitore dell’uso del free software, avvicinandosi ad un giornalista per dargli assistenza tecnica nel World Social Forum (WSF) di gennaio, ha esclamato il proprio disappunto: “Mamma mia, Windows!”
“Lavorare con Windows è come essere in prigione”, ha dichiarato all’IPS Juan Carlos Gentile, tecnico informatico e membro del gruppo Hipatia, anche lui sostenitore della campagna per il free software.
Sono solo due dei numerosi esperti che si sono proposti di dimostrare nel WSF di Mumbai (16-21 gen. 2004) che così come “un altro mondo è possibile”, come recita lo slogan del forum, un altro sistema operativo – il GNU/Linux – è anch’esso possibile.
Così, i computer portatili messi a disposizione dal WSF nel centro media e in altri luoghi del WSF funzionavano tutti con il sistema operativo GNU/Linux. Windows di Microsoft Corporation qui è quasi come dire una parolaccia.
Nel centro media c’era anche uno “spazio info” con portatili Windows, ma erano anche ammessi i portatili privati.
Per i difensori del free software – gruppi come Hipatia, ourproject.org e la Free Software Foundation nordamericana – il WSF era il posto più adatto a mettere insieme tecnologia e nuove battaglie.
Questo era anche in linea con la decisione degli organizzatori del Forum di scegliere cosa far circolare sul posto e cosa no, come ad esempio Pepsi e Coca-Cola, o altri prodotti delle multinazionali criticate dagli attivisti riuniti qui per combattere la globalizzazione capitalista.
Così, gli utenti dei computer forniti dal WSF hanno dovuto cavarsela con interfacce simili a Windows che gli permettessero di fare uso di programmi di scrittura, di grafica, di Internet browsing, usando Mozilla Firebird invece di Explorer; anche se non era proprio la stessa cosa di Windows.
Richard Stallman, fondatore del GNU/Linux e della Free Software Foundation, spera che l’esperienza del WSF dimostri a molti utenti – compresi i giornalisti – che “non siamo costretti a restare nella presa di Microsoft”.
In un’intervista all’IPS, Stallman ha affermato che utenti e consumatori devono poter essere in grado di scegliere i loro prodotti, compreso l’accesso al free software e open-source (il libero accesso alla fonte dei programmi), in un ambiente dove i sistemi Microsoft sono onnipresenti e detengono la fetta principale del mercato.
Il passaggio ad altri sistemi operativi, ha proseguito Stallman, dovrebbe essere adatto a chi mette in discussione l’ordine economico mosso dal profitto e gli alti costi del software di proprietà, che si tratti di Microsoft, Macintosh o altri.
“Il software di proprietà tiene molta gente con le mani legate”, secondo Stallman, che nel 1984 ha lanciato il progetto GNU e la cui attività risale al periodo trascorso al Massachusetts Institute of Technology negli anni ’70. “Spendi un sacco di soldi nel software e pensi che stai facendo bene”, ha commentato sarcastico il prof. Jitendra Shah, un ingegnere meccanico responsabile del supporto tecnico al WSF.
GNU è l’applicazione di software che usa il kernel (“nucleo”) di Linux per offrire questo sistema operativo, da qui il nome GNU/Linux. Oggi esistono 15 “distribuzioni” di sistemi GNU/Linux tra cui scegliere, tra i più popolari Debian e Knoppix, anch’essi usati al WSF.
Secondo Stallman e altri, “free software” – “software libero” – non significa software a costo zero, ma un software che comporta più libertà rispetto a quello di proprietà, che è più caro ed ha codici di sorgente legati da accordi di non divulgazione.
Gli esperti affermano che già si preannunciano forti cambiamenti. I dati forniti da Netcraft, che prende in esame 46 milioni di siti Internet, mostrano che il server Apache, che utilizza Linux, detiene il 67,38 per cento della quota di mercato dei principali server su tutti i domini a gennaio 2004. Mentre Microsoft il 21 per cento.
Il governo di Monaco, in Germania, oggi utilizza software open-source, e il governo britannico ha deciso l’anno scorso di sperimentarli. Anche l’International Business Machines (IBM) li sta promovendo in questi giorni.
“Circa un anno fa, le cose hanno cominciato a cambiare. Le grida d’allarme che Linux avrebbe spodestato Microsoft sono rimaste inalterate, ma è cambiata la reazione delle imprese a queste grida”, ha scritto Charlie Demerjian in un articolo apparso lo scorso dicembre su inquirer.net, sulla tecnologia dell’informazione: “I capi d’impresa hanno cominciato a chiedere ‘dimmi di che si tratta’. In un’economia in crisi, ‘free’ (in inglese: libero, ma anche gratis) è più economico che centinaia di dollari, e infinitamente più attraente. Linux ha cominciato a guadagnare terreno tra gli utenti che pagano realmente, che lo usano per un lavoro reale nel mondo reale, davvero”.
Uno studio intitolato “Linux vs. Windows” dell’impresa australiana di information technology Cybersource Pty Ltd, riferisce che un confronto dei costi totali su tre anni ha mostrato un risparmio del 24,69 per cento, se Linux viene usato con nuovi hardware e componenti, rispetto a un sistema Windows di Microsoft, e un risparmio del 34,26 per cento con gli hardware e componenti già in uso.
Tornando al WSF – diventato una specie di laboratorio in questo senso –, i giornalisti hanno detto di aver apprezzato l’opportunità di usare GNU/Linux, ma che avrebbero preferito non esserne colti di sorpresa a Mumbai.
Diversi corrispondenti hanno dichiarato all’IPS che abituarsi ai diversi comandi del software libero che funziona con GNU/Linux, come l’openoffice – che ha una funzione simile a Microsoft Office – richiede un certo tempo e non può essere fatto così sul momento.
“È un buon sistema, ma dovevo assolutamente rispettare le scadenze, perciò è stato più facile usare il mio portatile con il sistema Windows”, ha detto Agnes Aristiarini del “Kompas Daily” di Jakarta.
La compatibilità con l’hardware non è perfetta, un aspetto che i siti web Linux/GNU riconoscono. L’hardware contiene solitamente dei driver per i sistemi Windows e Macintosh, anche se le cose stanno lentamente cambiando.
Babu Subramaniam, un grafico di layout, ha osservato che in fin dei conti il software è uno strumento su cui la gente dovrebbe avere facoltà di scelta, anche per l’uso di programmi Microsoft o Macintosh, se ritenuti migliori per il proprio lavoro.
Nonostante tutte le critiche all’impero Microsoft, rimane il fatto – prosegue Subramaniam – che Microsoft ha svolto un ruolo fondamentale nel rendere accessibili i personal computer alla gente di tutto il mondo.
Stallman, tuttavia, la vede diversamente. Incoraggia gli utenti a chiedersi perché dovrebbero usare il software libero, affermando che non curarsi dei profitti che ricavano i giganti del software di proprietà è come indossare magliette senza preoccuparsi se siano state prodotte da imprese che sfruttano la manodopera.
Bruce Perens, un noto attivista del movimento per l’open-source, ha dichiarato alla Bbc che “abbiamo una quantità di software Linux necessari per l’80 per cento della popolazione in tutto il mondo… e quando dico l’80 per cento, intendo tutti software liberi”.
Anche i tecnici al WSF hanno spiegato che il fatto che i codici di sorgente di GNU/Linux siano aperti a tutti rende il sistema più solido. L’open-source e il free software possono essere installati su un numero illimitato di macchine, al contrario dei software di proprietà, che hanno bisogno di una copia per ogni computer.
Un redattore presente al WSF racconta che, dopo essersi abituato al sistema operativo, “ho cambiato anche il mio computer di casa, ed è andata bene. Non ho mai avuto nessun virus”.
Quanto alle considerazioni che il cambiamento potrebbe non essere facile per alcuni, Ruiz ha paragonato l’abituarsi al sistema GNU/Linux con il recarsi per la prima volta in un paese straniero e passare i consueti primi giorni cercando di orientarsi.
Da parte sua, Stallman usa solo una parola per indicare l’allontanamento dal software di proprietà: “Escape”.

