POPOLAZIONE: È al quarto anno la Jihad di Bush contro l’UNFPA

WASHINGTON, 22 settembre 2005 (IPS) – Per il quarto anno di fila, il presidente George W. Bush si è rifiutato di contribuire al Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA), versando sul conto corrente dell’Agenzia per lo sviluppo internazionale statunitense (USAID) 25 milioni di dollari sui 34 milioni che il Congresso aveva stanziato per l’agenzia, destinati alla sopravvivenza e alla salute infantile.

Con una lettera al Congresso dal sottosegretario di stato per gli affari politici Nicholas Burns, l’amministrazione dichiara di avere stabilito che il sostegno dell’UNFPA al programma per la popolazione della Cina “favorisce il programma di aborto coercitivo del (suo) governo”, violando in questo modo una legge di 20 anni fa che vieta l’utilizzo degli aiuti Usa per finanziare o sostenere gli aborti in altri paesi.

Come negli anni precedenti, l’UNFPA e altri gruppi Usa per la popolazione hanno condannato la decisione di Bush, giunta tra l’altro proprio in coincidenza con un discorso relativamente conciliatorio del presidente all’Assemblea generale dell’Onu in cui sottolineava il sostegno della sua amministrazione per gli Obiettivi di sviluppo del millennio, che puntano a una drastica riduzione della mortalità materna.

“Un’eventuale decisione degli Usa di riprendere i finanziamenti all’UNFPA avrebbe comunicato in modo immediato e concreto al resto del mondo che la realtà della politica Usa adesso coincide con la retorica Usa”, affermano in una lettera inviata la scorsa settimana al segretario di Stato Condoleezza Rice i direttori di 21 gruppi Usa per la popolazione, l’ambiente e della chiesa.

“Invece, appena il giorno dopo il discorso del presidente Bush all’Assemblea generale dell’Onu, il vostro ufficio ha ancora una volta stabilito politiche riguardanti la sopravvivenza di donne che vivono nelle circostanze più vulnerabili e che hanno bisogno di cure per la salute riproduttiva che salvino loro la vita”, prosegue la lettera.

Tra i firmatari, i direttori della International Planned Parenthood Federation e la sua affiliata Usa, Population Action International (PAI), Sierra Club, e Women’s Edge.

La direttrice esecutiva di UNFPA, Thoraya Ahmed Obaid, ha definito “deplorevole” la decisione di Bush, rifiutando la logica del Dipartimento di Stato. “Questa decisione è scoraggiante perché contraddice le chiare prove che l’UNFPA sta lavorando sodo per porre fine alla coercizione, dimostrando l’efficacia e la superiorità dell’approccio volontario nella pianificazione familiare su ogni altra alternativa”.

L’agenzia ha anche accusato l’amministrazione di addurre motivazioni “semplicemente inesatte”, citando i risultati di un team di consulenza inviato in Cina due anni fa, che non ha trovato nessuna prova che l’UNFPA abbia sostenuto gli aborti coercitivi o la sterilizzazione.

La decisione di Bush porta a 136 milioni di dollari la somma che il Congresso assegna dal 2001 all’UNFPA ma che Bush ha rifiutato di approvare, nonostante Washington sia da sempre il maggiore donatore bilaterale mondiale negli aiuti per la pianificazione familiare ai paesi in via di sviluppo.

Da tempo nel mirino delle forze attive contro l’aborto negli Usa, l’UNFPA – con un budget annuale di circa 300 milioni di dollari – è il principale fornitore al mondo di assistenza per la pianificazione familiare.

Per scelta politica, l’organizzazione si è sempre opposta fermamente agli aborti coatti e alle sterilizzazioni, sponsorizzando invece in 32 paesi della Cina, dove le pratiche coercitive persistono, progetti pilota esplicitamente intesi a scoraggiarle.

Nel 2002, una missione speciale del Dipartimento di Stato non ha trovato nessuna prova che l’UNFPA fornisse sostegno – morale o materiale – alle pratiche coercitive della Cina, mentre una delegazione britannica ha avvalorato i progetti dell’UNFPA in quanto “forza del bene” per il paese asiatico. Anche il predecessore di Rice, Colin Powell, ha pubblicamente espresso le proprie riserve sull’azione di Bush.

Ciononostante, l’amministrazione, in una originale interpretazione della legge Kemp-Kasten (Kemp-Kasten Amendment) del 1985, sostiene sin dal 2002 che qualsiasi agenzia di aiuti alla Cina potrebbe indirettamente appoggiare le pratiche coercitive assegnando risorse che non dovrebbero invece essere disponibili per quello scopo.

In passato, per protestare contro le politiche restrittive della Cina sulla popolazione, il Congresso aveva chiesto all’UNFPA di depositare i contributi degli Usa su un conto separato, per assicurarsi che non potessero arrivare alla Cina. Aveva anche chiesto che le somme spese dall’UNFPA in Cina venissero tolte dal contributo totale Usa. Ma questa strada, intrapresa dagli ex presidenti repubblicani Ronald Reagan e George H.W. Bush, è stata esclusa dal figlio di quest’ultimo.

Invece, le forze antiabortiste, particolarmente forti alla Camera dei rappresentanti guidata dai repubblicani, hanno cambiato la legge per dare a Bush la possibilità di revocare il denaro stanziato dal Congresso per l’UNFPA – una possibilità di cui ancora una volta si è avvalso.

Molti critici hanno accusato la politica dell’amministrazione di favorire in realtà gli interessi dei suoi sostenitori della destra cristiana, e di essere di fatto controproducente in vista degli obiettivi di miglioramento della salute materno-infantile e di riduzione degli aborti.

Secondo la lettera dei 21 gruppi, “Neanche un penny dei finanziamenti sospesi all’UNFPA, se si fossero materializzati, sarebbe stato destinato alla Cina, o a promuovere o riformare gli aborti in qualunque parte del mondo”.

“Avrebbero invece contribuito a fornire servizi cruciali alle donne in 139 altri paesi nell’Africa sub-sahariana, Asia, Medio Oriente e America Latina. La politica di non intervento degli Usa non ha avuto nessun impatto sul comportamento della Cina, ma ha causato sofferenze incalcolabili in tutto il mondo”.

Piuttosto, la stessa UNFPA ha stimato che i contributi Usa di un anno potrebbero prevenire addirittura due milioni di gravidanze indesiderate e 4700 morti materne nei paesi poveri.

Negli anni passati, l’amministrazione americana aveva annunciato a luglio la decisione di revocare gli aiuti all’UNFPA, così che il ritardo ha suggerito che stesse rivalutando la propria posizione. Ciò sembrava particolarmente possibile, alla luce dell’intenzione degli Usa di ricucire i legami con gli alleati all’Onu, soprattutto i membri dell’Unione europea (Ue), che hanno aumentato i loro contributi all’agenzia per compensare il boicottaggio di Washington.

L’amministrazione non ha spiegato perché l’annuncio è stato posticipato.

“Sono sconvolta, ma non sorpresa”, ha detto Amy Coen, presidente di PAI.

“Dopo aver passato gli ultimi giorni a monitorare il Vertice Onu 2005, dove i leader mondiali si sono incontrati per esaminare i progressi finora compiuti in vista degli Obiettivi di sviluppo del millennio – che prevedono di ridurre la povertà e la fame e di frenare la diffusione dell’Aids entro il 2015 – mi indigna che l’amministrazione Bush continui a sottrarre fondi a un’organizzazione che è estremamente fondamentale per avere successo”.