GLOBALIZZAZIONE: Quel new-global di Bush jr

WASHINGTON, gen (IPS) – L’allontanamento degli Usa dal diritto internazionale in materia di commercio, difesa e diritti umani minaccia alla base il sistema economico che da oltre 50 anni sostiene il capitalismo imprenditoriale. Per le multinazionali, al contempo motore del sistema e sue beneficiarie, lo stato di diritto fornisce la capacità di previsione necessaria per prendere decisioni in tema di investimenti. In sua assenza, i paesi hanno gravi difficoltà ad attirare capitali ed usufruire del regime mondiale di scambi e investimenti
La preoccupazione per le politiche unilateraliste del presidente George W. Bush e le sue relazioni con l’ordine economico mondiale ha cominciato a manifestarsi alla fine del 2002, quando è emerso chiaramente che Washington avrebbe lanciato la guerra contro l’Iraq sulla base di una nuova dottrina sulla sicurezza nazionale che contemplava la “guerra preventiva”.

Da allora, gli ex pianificatori politici si sono mostrati allarmati, come Jeffrey Garten, attuale decano della Facoltà di amministrazione di Yale.

“Il problema principale è la mancanza d’attenzione per il diritto internazionale”, ha avvertito Garten in un articolo pubblicato sulla rivista Business Week, esortando i capi delle grandi imprese ad opporsi alla linea del governo.

Garten ha ricordato che “la Carta delle Nazioni Unite impone limiti ristretti al diritto all’autodifesa e prevede l’uso della forza solo in caso di minacce imminenti d’attacco”.

“Il rischio è che l’allontanamento degli Usa dai trattati internazionali incoraggi il cinismo nei confronti di tutti gli accordi mondiali e prepari il terreno perché altri paesi seguano il suo stesso esempio”, ha proseguito il decano di Yale.

Ignorando il Consiglio di Sicurezza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) e i capi di industria e finanza, Bush è sceso comunque in guerra. E questo ha prodotto nuovi avvertimenti.

“L’incertezza è l’anatema dell’investimento e della crescita”, annunciava Bruce Nussbaum sull’editoriale di Business Week, mentre i soldati statunitensi attraversavano la frontiera tra Kuwait e Iraq.

“I direttori d’impresa sono preoccupati perché la globalizzazione è incompatibile con una politica estera di prevenzione unilaterale”, segnalava.

“Le imprese Usa avranno presto difficoltà per funzionare in ambito economico multilaterale, se i suoi soci commerciali e governi stranieri ritengono che gli Stati Uniti agiscano al margine della legalità e delle istituzioni internazionali”, ha avvertito Nussbaum.

Ma l’autoesclusione dal diritto internazionale da parte di Bush non è stato l’unico colpo contro gli interessi imprenditoriali mondiali.

Anche i piani del governo per privatizzare l’economia irachena, assegnando redditizi contratti di ricostruzione a imprese statunitensi, sono andati contro gli interessi del sistema capitalista mondiale, presumibilmente basato sulla trasparenza e l’apertura.

Paul McCulley, direttore amministrativo di PIMCO, principale fondo mondiale di investimento in bond, ha dichiarato: “L’imperialismo Usa è, per definizione, un’anticamera del capitalismo mondiale e della mano invisibile dei mercati a favore di un ruolo più dominante per il pugno visibile dei governi”.

Anche l’impegno a ricompensare le imprese statunitensi (preferibilmente finanziatrici di campagne elettorali) in Iraq fa temere un nuovo mercantilismo, basato su un potere militare come quello che ha caratterizzato l’imperialismo europeo, in contrapposizione con un mercato mondiale aperto.

Questa preoccupazione è aumentata lo scorso settembre, con il fallimento della V Conferenza mondiale del commercio (Omc) tenutasi a Cancún, Messico.

Ma i timori hanno raggiunto l’apice a dicembre 2003, quando il sottosegretario alla difesa Paul Wolfowitz ha annunciato che le imprese dei paesi contrari alla guerra in Iraq (compreso alleati di Washington come Francia, Germania e Canada) non avrebbero potuto partecipare alla ricostruzione irachena.

Secondo alcuni esperti commerciali, questa decisione viola le norme dell’Omc sulla contrattazione pubblica. Per di più, la misura è stata annunciata lo stesso giorno dell’incontro di Bush con l’ex segretario di Stato James Baker, inteso a delineare una strategia per persuadere gli alleati Usa, anche quelli esclusi dagli accordi di ricostruzione, a condonare il debito estero dell’Iraq, di 220 miliardi di dollari.

Steven Schooner, esperto in legge internazionale di contrattazione pubblica all’Università George Washington, ha commentato: “È stata una cattiva idea, perché la reciprocità è la base del commercio”.

“Chiudendo il mercato degli acquisti governativi alle imprese straniere, gli Stati Uniti stanno facendo sì che gli altri governi escludano le imprese Usa dalle proprie opere pubbliche”, ha avvertito.

Charlene Barshefsky, rappresentante commerciale all’epoca di Bill Clinton (1993-2001), ha ricordato che “l’apertura dei mercati e il libero ed equo accesso sono… il sangue delle multinazionali”.

Nonostante queste preoccupazioni, Bush, che intende essere rieletto il prossimo novembre, ha sostenuto pubblicamente la decisione, con una dichiarazione che ha certamente turbato i direttori delle multinazionali.

Interrogato da un giornalista sull’eventualità che l’esclusione di paesi stranieri nella ricostruzione dell’Iraq violasse il diritto internazionale, il presidente ha risposto: “Diritto internazionale’ Sarà meglio che chiami il mio avvocato. Non me ne aveva parlato”.

Ma secondo Robert Novak, editorialista del quotidiano The Washington Post, il governo sta considerando seriamente di annullare il divieto. La soppressione di questa misura sarebbe un segnale importante per le multinazionali che Bush è disposto a moderare le sue politiche unilateraliste e nazionaliste a favore del mantenimento dell’ordine multilaterale.

Gli analisti come Garten, però, non danno niente per scontato.

“Siamo arrivati al punto che la globalizzazione potrebbe avanzare verso una maggiore apertura e maggiore scambio commerciale… o il mondo potrebbe frammentarsi in blocchi di paesi e fare ritorno al nazionalismo e al protezionismo”, ha ammonito.(FINE/2004)