SVILUPPO: Le strade verso la città sostenibile

L’AVANA, 2 luglio 2005 (IPS) – Fare della pianificazione e della gestione ambientale delle città una questione di vita quotidiana sembra essere l’unica via d’uscita per una popolazione globale che tende a concentrarsi in centri urbani sempre più grandi, poveri e ingovernabili. Secondo Ricardo Sánchez, direttore dell’ufficio regionale per America Latina e Caraibi del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), le città sono il motore dello sviluppo, ma “non esistono in uno spazio vuoto”.

”La domanda di risorse naturali per le grandi aree urbane va molto al di là dello spazio che occupano”, ha aggiunto Sánchez, nel quadro del V Incontro mondiale dei Partner dei due Programmi per le città sostenibili e per Agenda 21 locale, appena conclusosi all’Avana (27 giugno-1 luglio).

Le zone urbane importano il cibo, l’acqua e l’energia di cui hanno bisogno, esportano molti dei loro residui nelle aree rurali ed emettono più dell’80 per cento dei gas responsabili dell’effetto serra che si producono nel mondo, ha detto il funzionario.

La regione col maggior grado di urbanizzazione nel mondo è America Latina e Caraibi. Circa il 75 per cento dei suoi abitanti vive nelle città e la quota aumenterà di 10 punti di percentuale nei prossimi 25 anni.

E per Asia e Africa si stimano analoghe tendenze alla crescita. Se nel 1950 un terzo degli abitanti del globo viveva nelle città, il rapporto è aumentato fino ad arrivare alla metà degli esseri umani che vivono oggi in aree urbane, e continuerà a crescere fino a due terzi, ossia 6 miliardi di persone nel 2050, secondo le stime sulla popolazione.

Secondo il Programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti urbani (UN-Habitat), la crescita della povertà urbana e delle baraccopoli è l’elemento “più allarmante” dell’urbanizzazione globale.

Secondo la stessa fonte, circa 1 miliardo di persone vive in questi insediamenti irregolari nel mondo, di cui la maggior parte in Asia (554 milioni), Africa (187 milioni), e America Latina e Caraibi (128 milioni).

UN-Habitat si è impegnato ad aiutare i paesi membri dell’Onu a migliorare in modo sostanziale la vita di almeno 100 milioni di abitanti delle baraccopoli entro il 2020, come previsto anche all’interno degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite.

Questo obiettivo non è associato solamente al miglioramento delle condizioni degli alloggi o all’accesso ai servizi di base, ma anche a fare in modo che gli abitanti di questi slum abbiano le stesse opportunità di quelli di altre zone urbane.

In vista di tale obiettivo, autorità ed esperti di circa 35 paesi, organizzazioni internazionali e agenzie donatrici si sono riuniti all’Avana, in questo incontro patrocinato da UN-Habitat, UNEP e governo di Cuba.

Scopo del meeting era condividere esperienze, capire se la pianificazione ambientale sia ancora “al margine delle questioni quotidiane” e cercare formule per ottenere la partecipazione della cittadinanza e sfruttare le capacità locali.

In America Latina esiste oggi un “grande movimento” che sostiene l’utilizzo di progetti di massima che vadano al di là delle considerazioni logistiche e spaziali, in modo sostenibile e con la partecipazione di diversi attori, ha detto Jorge Gavidia, direttore generale dell’ufficio regionale per America Latina e Caraibi di UN-Habitat.

Un centinaio di città di 32 paesi partecipano al Programma delle città sostenibili-Agenda 21 di UN-Habitat e UNEP, che promuove l’integrazione a livello nazionale delle buone pratiche locali di pianificazione e gestione urbana ambientale.

Hanno aderito a questa esperienza 18 città dello Sri Lanka, 13 della Tanzania, sette del Senegal, sei del Marocco e sei della Tailandia.

Il programma, concepito sull’arco di cinque anni (2003-2007), comincia a produrre risultati visibili.

Un test di prova sull’inquinamento da trasporto nella città peruviana di Arequipa ha generato una proposta di legge nazionale. Nello Sri Lanka, la Corte Suprema di Giustizia ha ordinato alle autorità di 11 città di consegnare piani per la gestione dei rifiuti solidi.

Da parte sua, Cuba ha presentato il piano di azione nazionale intitolato “Migliorare la gestione delle nostre città e l’ambiente dei nostri alloggi”, che partirà in quattro aree urbane nel centro e nell’est dell’isola caraibica.

Avendo accumulato una carenza di alloggi di mezzo milione di unità, quest’anno Cuba dovrà affrontare a ritmi accelerati questo problema sociale, secondo il ministro dell’economia José Luis Rodríguez.

La strategia cubana punta a migliorare in modo rilevante la qualità di vita del 50 per cento dei nuclei familiari abitanti in zone urbane degradate, mediante azioni a livello di quartiere.

Nel corso dell’incontro, i partecipanti hanno esaminato, oltre ai servizi urbani, la mobilità sostenibile e i benefici derivanti dal combattere il cambiamento climatico, proteggere la biodiversità e ridurre l’inquinamento costiero.(FINE/2005)