VERTICE G8: Stiamo facendo progressi, considerando da dove siamo partiti

JOHANNESBURG, 5 luglio 2005 (IPS) – Gruppi della società civile e gli esperti africani temono che le richieste di buon governo e di azioni forti contro la corruzione possano oscurare gli appelli per aumentare gli aiuti all’Africa, nel vertice del Gruppo degli Otto (G8) in corso questa settimana in Scozia.

Perciò, hanno chiesto alle nazioni industrializzate del G8 di non guardare al continente più povero del mondo solo attraverso la lente deformante della corruzione e della scarsa leadership.

“C’è una volontà politica di combattere la corruzione. Ci sono piccoli gruppi di stati (in Africa), come il Sud Africa, che stanno affrontando la corruzione persino ai livelli più alti”, ha detto all’IPS Prince Mashele, ricercatore presso l’Istituto per gli studi sulla sicurezza con sede nella capitale sudafricana, Pretoria.

Mashele ha menzionato il licenziamento del vicepresidente del Sud Africa Jacob Zuma il mese scorso, per presunti legami di corruzione con il suo ex consulente finanziario, Schabir Shaik.

A maggio, il giudice della Corte Suprema Hillary Squires ha condannato Shaik a 15 anni di prigione, accusandolo di aver dato 195.000 dollari a Zuma perché lo aiutasse a favorire i propri interessi in affari. Shaik è stato inoltre ritenuto colpevole di aver chiesto tangenti per conto di Zuma ad un’impresa di armi francese, promettendo in cambio il suo appoggio per un contratto di armi multimiliardario, e protezione nel caso di un’indagine sul contratto.

Charles Mutasa, direttore esecutivo del Forum africano e Network su debito e sviluppo (African Forum and Network on Debt and Development), con sede in Zimbabwe, punta il dito contro il Meccanismo africano di revisione tra pari (African Peer Review Mechanism, APRM), istituito con il Nuovo partenariato per lo sviluppo africano (Nepad). Nepad sta cercando di attrarre oltre 60 miliardi di dollari nel continente per garantire il buon governo.

Fino ad ora, solo Ruanda e Ghana hanno trattato con l’APRM, che consente alle nazioni di sottoporsi volontariamente ad un esame su diversi ambiti, tra cui buona amministrazione e rispetto per i diritti umani.

Tuttavia – ha aggiunto Mashele – i primi segnali di questo meccanismo sono positivi.

“Nel rapporto, il Ruanda è stato accusato di non fare abbastanza per il sostegno dei diritti umani e contro la corruzione. Questo è stato reso pubblico senza censura: sono sviluppi incoraggianti in Africa”, ha detto.

Nonostante questi progressi, Mutasa avverte che rimangono ancora molte sfide nella battaglia del continente africano per sradicare la corruzione.

“L’Africa non sta facendo abbastanza, per differenti ragioni. La lotta alla corruzione richiede risorse, finanziarie e umane, volontà intellettuale e politica”, ha osservato.

L’ex responsabile della lotta contro la corruzione in Kenya, John Githongo, è tra coloro che hanno dovuto pagare le conseguenze per aver dimostrato una tale volontà.

Githongo si è dimesso a febbraio, a quanto pare dopo che i suoi tentativi di fermare pagamenti illeciti erano stati bloccati da elementi del governo: un governo eletto nel 2002 proprio sulla base delle promesse contro la corruzione.

In tutto il continente, la Nigeria è attualmente impegnata nel difficile tentativo di recuperare il denaro rubato dall’ex dittatore militare Sani Abacha, tra il 1993 e il 1997.

ActionAid International, con sede nel centro commerciale sudafricano di Johannesburg, afferma che 1,3 miliardi di dollari sottratti dalla famiglia Abacha sono stati depositati in più di 20 banche di Londra. Gli attivisti hanno molto deplorato che i governi occidentali – assai solleciti negli appelli contro la corruzione in Africa – siano meno vigorosi nel garantire che individui e imprese dei loro stessi paesi abbiano le mani pulite.

“La corruzione non si limita solo all’Africa, è un problema globale”, ha detto all’IPS Sanusha Naidu, ricercatrice presso il Centro di ricerca sulle scienze umane di Pretoria.

In un documento, intitolato “Affidabilità aziendale”, ActionAid International osserva che le Nazioni Unite hanno scoperto 32 imprese, con sede nei paesi del G8, coinvolte nell’estrazione di risorse naturali nella Repubblica Democratica del Congo, in violazione delle linee guida dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). (La sede dell’OCSE a Parigi, che comprende 30 paesi, fu creata per aiutare questi paesi nelle questioni legate all’economia globale).

Lo sfruttamento illecito delle risorse del Congo ha contribuito a finanziare la guerra civile nel paese durata cinque anni, durante i quali hanno perso la vita quasi quattro milioni di persone, nel conflitto o per fame e malattie.

“Da una parte, il G8 chiede una migliore governance all’interno delle nazioni africane per assicurare che il denaro degli aiuti e i maggiori stanziamenti dei bilanci pubblici ottenuti dalla riduzione del debito raggiungano le persone povere, che ne hanno più bisogno”, osserva ActionAid.

“Da un’altra parte, il Gruppo degli Otto si auto-assolve dal dovere di garantire un miglior governo tra quelle stesse imprese ritenute un veicolo fondamentale per la consegna degli aiuti all’Africa”.

Tutto considerato, secondo Mashele il G8 dovrebbe stare attento a giudicare l’Africa troppo duramente.

“Stiamo uscendo da una terribile cultura della dittatura. Durante la dittatura militare sul continente, non si poteva dire assolutamente nulla della corruzione. Adesso è stato creato uno spazio per le Ong (organizzazioni non governative) e le società civili, per sollevare molte voci contro la corruzione”, ha commentato.

“Ciò dimostra che stiamo facendo buoni progressi, considerando da dove siamo partiti”.

Anche il segretario generale dell’Ong “For a Better Life”, Desmond Rose, ha espresso idee analoghe.

“Stanno succedendo molte cose positive in Africa, come il ruolo svolto dal settore privato e dai gruppi di base nell’alleviare la povertà. (Ma) nessuno ne sta parlando”, ha detto in un’intervista all’IPS.

Il gruppo di Rose, con sede a Johannesburg, è coinvolto in una campagna per aumentare la sensibilità nel continente.