SVILUPPO: Soluzioni migliori dalle città in crescita

BERLINO, 21 maggio 2005 (IPS) – La popolazione delle città sta crescendo in proporzione di circa 180.000 unità al giorno ma, secondo gli esperti di sviluppo, questo potrebbe non essere un fattore negativo.

”L’umanità è solo a metà strada nella sua trasformazione verso la vita urbana”, ha dichiarato la settimana scorsa a Berlino Shigeo Katsu, vice-presidente della Banca mondiale, durante la sessione di apertura dell’VIII congresso mondiale di Metropolis, associazione di metropoli e capitali. Entro il 2030 ci saranno due miliardi di abitanti nelle nuove città, ma molti di loro finiranno nelle baraccopoli.

Oggi, un abitante metropolitano su dieci vive nelle baracche, e in Africa, la proporzione è di sette su dieci. Secondo il Programma delle Nazioni Unite sugli insediamenti umani (UNHABITAT), circa 900 milioni di persone vivono attualmente nelle baraccopoli.

”Questa è una delle manifestazioni di povertà più evidenti”, ha dichiarato all’incontro Anna Tibaijuka, direttrice esecutiva di UNHABITAT. L’urbanizzazione caotica, ha proseguito, è il problema globale principale, subito dopo l’epidemia dell’Hiv/Aids.

La rapida crescita urbana propone delle sfide per un’offerta adeguata di acqua, istruzione e alloggi alla popolazione; è fonte di povertà, disuguaglianza e altri problemi sociali, ma costituisce anche il nucleo della crescita economica e, come sostengono alcuni esperti, un’occasione di sviluppo per le società.

Nonostante l’80 per cento dei poveri viva ancora nelle aree rurali, spesso si trasferisce nelle grandi città alla ricerca di un’opportunità in termini di istruzione, reddito e lavoro. “La gente emigra nelle città perché spera in una vita migliore, e di solito la ottiene, anche quando vive nelle baraccopoli” ha detto all’IPS Reiner Klingholz, dell’Istituto per la popolazione e lo sviluppo di Berlino.

Mentre le principali città rappresentate al congresso mondiale individuano nella rapida crescita una minaccia, Klingholz guarda al lato positivo dello sviluppo. “È una conseguenza logica del potenziamento agricolo”, ha dichiarato.

Klingholz afferma che, con la maggiore efficienza degli agricoltori, diminuisce la richiesta di lavoratori per la produzione alimentare, consentendo agli individui di spostarsi verso la produzione industriale e di materie prime. “I paesi si sono così liberati della trappola della povertà”, ha aggiunto.

La maggior parte degli abitanti delle baraccopoli non hanno accesso all’acqua potabile, né dispongono di un sistema fognario o di gestione dei rifiuti. Ma la situazione è comunque migliore che nelle zone rurali, sostiene Klingholz. “Le aree urbane hanno il grande vantaggio di offrire servizi su distanze ridotte”, ha proseguito, e anche i rifornimenti alimentari, in città, sono in genere più efficienti.

Il gruppo delle Nazioni Unite valuta che, entro il 2015, ci saranno 27 cosiddette megacittà, con una popolazione superiore ai 10 milioni – la maggior parte delle quali in Asia.

Le donne giocheranno un ruolo chiave nella risoluzione dei problemi metropolitani, ha dichiarato Ashok Kumar Walia, ministro dello sviluppo urbano a Delhi, in India. “Se le donne sono istruite, lo sarà l’intera famiglia, e la salute verrà meglio tutelata, facendo sì che la popolazione non cresca tanto in fretta”.

Con un’affluenza di mezzo milione di persone all’anno, la sua città – 14 milioni di abitanti – si trova di fronte a gravi problemi di sovrappopolazione.

Secondo i delegati, la privatizzazione dei mercati rappresenta un ostacolo sostanziale, poiché non fornisce finanziamenti per gli alloggi sociali, che sono urgenti per migliorare la dura vita delle baraccopoli.

Per molti dei rappresentanti presenti al congresso, l’accesso ai finanziamenti per lo sviluppo delle rispettive città è limitato. Helena Gasparian, Segretario per gli affari internazionali nella metropoli brasiliana, sostiene che “nei prossimi sette anni, San Paolo non potrà prendere un centesimo in prestito da nessuno”, a causa dell’enorme debito della città e degli elevati tassi di interesse.

Con quasi 20 milioni di abitanti, la metropoli è una delle prime cinque del mondo, e fornisce circa il 10 per cento del prodotto interno lordo (PIL) del Brasile.

Gli esperti presenti all’incontro sostengono che le città avranno bisogno, nella crescita, del sostegno delle agenzie internazionali e dei governi nazionali.

La Banca mondiale dovrebbe impegnarsi direttamente con i governi locali e i sindaci, ha dichiarato Patrick Ramiaramanana, sindaco della città malese di Antananarivo. “I problemi possono essere risolti solo dal basso verso l’alto”.

Secondo Tibaijuka, diverse città continuano a soffrire dei deboli assetti di politica nazionale, “e di una paura irrazionale rispetto alle conseguenze della reale decentralizzazione dell’autorità e delle risorse”. Ma la direttrice di UNHABITAT è d’accordo sul fatto che, liberando il potenziale delle città, venga offerta a molti paesi la grande opportunità di entrare in un ciclo di sviluppo a lungo termine.

Stando ai dati della Banca mondiale, le città rappresentano circa il 60 per cento della crescita economica globale.

Gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG), approvati dai leader mondiali, dovranno inevitabilmente includere l’esigenza di occuparsi dei problemi di baraccopoli, favelas e bidonville. Con gli MDG, gli stati si sono impegnati a dimezzare la povertà estrema e la fame, fermare la diffusione dell’Hiv/Aids, favorire l’istruzione primaria universale, e migliorare la salute materna e l’accesso all’acqua potabile sicura.

L’obiettivo numero sette intende “garantire la sostenibilità ambientale” e il raggiungimento di miglioramenti significativi nella vita di almeno 100 milioni di abitanti degli slum entro il 2020. “Ma è di vitale importanza considerare l’obiettivo delle baraccopoli in maniera non isolata”, ha aggiunto Tibaijuka.

Secondo le Nazioni Unite, nel 2003 le città più grandi del mondo erano Tokyo (35 milioni), Città del Messico, San Paolo e New York (circa 19 milioni ognuna) e Mumbai (17 milioni).