LONDRA, 24 maggio 2005 (IPS) – Le politiche del libero mercato hanno portato oltre 4000 agricoltori dello stato indiano di Andhra Pradesh a suicidarsi, secondo un rapporto dell’associazione di beneficienza Christian Aid.
L’Ong dà la colpa dell’accaduto alle “riforme” di un duro regime di liberalizzazione, “in parte finanziato dal Dipartimento per lo sviluppo internazionale del governo britannico (Department for International Development, DFID).
Secondo il rapporto “Il danno compiuto: aiuti, morte e dogma”, illimitate politiche di libero scambio “hanno provocato una crisi dell’agricoltura indiana, innescando il debito rurale e un’epidemia di suicidi tra gli agricoltori poveri”.
“Non diciamo che si tratta in assoluto di un processo di causa-effetto”, ha dichiarato all’IPS John Mcghie, di Christian Aid. “È una situazione complessa che deriva da un programma di ‘riforma’ intrapreso dal governo (dell’ex primo ministro dell’Andhra Pradesh) Naidu, con i soldi e l’appoggio intellettuale del DFID”.
Il sostegno del governo britannico prevedeva il finanziamento “dell’Adam Smith Institute, fondamentalista del libero mercato, per avviare un progetto di privatizzazione, che costerà il posto a 45.000 lavoratori statali indiani”, ha dichiarato Christian Aid.
L’Adam Smith Institute è un centro di studi sul libero mercato con sede in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. L’istituto, schierato a destra, si oppone al welfare state e caldeggia un tasso d’imposta fisso uguale per tutti, ricchi e poveri.
“Questo istituto ha chiuso o ristrutturato 42 imprese del settore pubblico”, ha detto Mcghie, portando alla perdita di 45.000 posti di lavoro.
Tra queste imprese, vi erano la Andhra Pradesh Seed Development Corporation e l’Andhra Pradesh Irrigation Development Corporation. “Questi enti offrivano una rete di sicurezza ai piccoli agricoltori”, ha osservato.
I recenti sviluppi hanno “provocato un aumento del debito e un’epidemia di suicidi che prosegue ancora oggi”, ha proseguito Mcghie.
L’Adam Smith Institute ha rifiutato di fare commenti all’IPS sul rapporto di Christian Aid.
La relazione sottolinea le conseguenze devastanti del “libero” scambio sregolato imposto alle popolazioni povere anche in Ghana e Giamaica, e fa appello al governo britannico perché metta fine a tali politiche.
In Giamaica, dice il rapporto, “sempre più donne sono state costrette alla prostituzione e al traffico di droga, grazie a un incessante ciclo di liberalizzazione che ha smantellato le opportunità di lavoro”.
In Ghana, si legge, le istituzioni democratiche sono state sconvolte dalle esigenze di politiche dogmatiche di libero mercato, laddove il Fondo monetario internazionale (FMI), appoggiato dalla Banca mondiale, ha di fatto rovesciato una legge che tutelava gli agricoltori poveri.
Il rapporto sottolinea come l’Andhra Pradesh sia lo stato in cui il sostegno britannico a queste politiche è stato più dannoso.
“La relazione mostra nei dettagli i danni che devono subire le popolazioni povere quando si persegue il dogma del cosiddetto “libero” scambio, in nome degli aiuti alla povertà”, ha affermato Daleep Mukarji, direttore di Christian Aid.
“È scandaloso che il governo britannico abbia sostenuto politiche, e destinato i soldi delle tasse pagate dagli inglesi, a favore di progetti che hanno portato al suicidio agricoltori poveri e ad un massiccio licenziamento dei lavoratori indiani”, ha sostenuto.
Il rapporto di Christian Aid esamina anche la recente svolta dell’ultimo governo Labour sulla politica per lo sviluppo e la liberalizzazione. All’inizio di quest’anno, sia il DFID che la Commissione per l’Africa, istituita dal premier Tony Blair, hanno dichiarato che non bisogna più costringere gli altri paesi a liberalizzare e a privatizzare, per poter ricevere gli aiuti.
Ma dalla relazione emerge chiaramente che la politica di sviluppo britannica, insieme a quella di Banca mondiale e FMI, si basa ancora in gran parte su principi di liberalizzazione. Urge una nuova legislazione perché la retorica di Tony Blair diventi realtà, si legge.
“Prima delle elezioni, il governo Blair ha annunciato di aver cambiato idea sui vantaggi di una liberalizzazione e una privatizzazione forzate. Ciò è stato apprezzato”, ha commentato Mukarji. “Ma come mostra il rapporto, bisogna modificare radicalmente le politiche e i principi di base, se si vuole che un simile cambiamento abbia un impatto positivo sulla vita della popolazione povera”.
La Gran Bretagna deve sfruttare la sua posizione nel G8 (il gruppo dei paesi industrializzati, che comprende Usa, Canada, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia, Giappone e Russia) e la sua presidenza dell’Unione europea (Ue) nel 2005, per promuovere riforme concrete attraverso queste istituzioni, prosegue il documento.
“Non bisogna permettere che gli scandali emersi in questo rapporto si ripetano”, ha osservato Mukarji.
Christian Aid ha chiesto al nuovo governo britannico di rivedere l’International Development Act del 2002, al fine di evitare che gli aiuti britannici siano vincolati a politiche di liberalizzazione e privatizzazione, rendere pubbliche tutte le discussioni con la Banca mondiale e il FMI, per monitorarne gli sviluppi, e affermare chiaramente che i paesi poveri hanno il diritto di aumentare i dazi per proteggere le loro neonate industrie.

