ISTRUZIONE: Urge uno sforzo internazionale per il recupero dell’Iraq

WASHINGTON, 7 maggio 2005 (IPS) – Le Nazioni Unite stanno sollecitando i governi e gli educatori di tutto il mondo ad aumentare gli aiuti a scuole e università irachene, denunciando che cinque su sei sono state distrutte e avvertendo che la mancata ricostruzione rallenterà gli sforzi per sanare il paese straziato dalla guerra.

”Rispetto agli altri catastrofici risultati della guerra, la devastazione del sistema dell’istruzione superiore in Iraq è stata ignorata; tuttavia, rappresenta una conseguenza rilevante di conflitti, sanzioni economiche, e disordini in corso in Iraq”, ha dichiarato Jairam Reddy, direttore dell’International Leadership Institute dell’Università delle Nazioni Unite (UNU) ad Amman, Giordania.

”Restaurare il sistema di educazione superiore iracheno è, per molti versi, un prerequisito della ricostruzione a lungo termine del paese nel suo insieme”, ha aggiunto Reddy.

Dall’inizio dell’invasione e occupazione americana nel 2003, circa l’84 per cento delle istituzioni per l’istruzione superiore in Iraq sono state bruciate, depredate o distrutte, ha detto Reddy in una dichiarazione rilasciata domenica scorsa.

Quasi cinquanta professori universitari sono stati uccisi e molti altri coraggiosi vengono quotidianamente minacciati, rileva lo studio.

”Il coraggio e la dedizione degli educatori che rimangono in un Iraq distrutto dovrebbero ispirare un sostegno pratico, rapido e significativo da parte della comunità accademica internazionale”, ha detto Hans van Ginkel, rettore della UNU, la rete internazionale di accademici con sede centrale a Tokyo.

Un Fondo internazionale per l’istruzione superiore in Iraq, istituito nel 2003 dalla first lady del Qatar, ha ricevuto piccole donazioni dalla Banca nazionale del Qatar, dalla Corea del sud, e dalla Doha National Bank, ha dichiarato Reddy.

”È fondamentale che la comunità internazionale incrementi in maniera sostanziale questi fondi, perché la ricostruzione e il rinnovamento del sistema di istruzione superiore in Iraq possano avanzare liberamente”, ha proseguito.

Solo il 40 per cento delle infrastrutture distrutte sono in via di ricostruzione, dichiara lo studio, e la fornitura di acqua ed elettricità rimane precaria.

Secondo la ricerca, circa 2000 laboratori devono essere attrezzati nuovamente, e si dovrebbero reperire e istallare 30.000 computer in tutta la nazione.

“L’Accademia delle scienze irachena, fondata nel 1948 per promuovere la lingua e il pensiero arabo, ha visto le sue biblioteche – digitale e tradizionale – parzialmente distrutte durante la guerra e ha bisogno di circa un milione di dollari solo per la riparazione delle infrastrutture, così da riaffermarsi come primo centro di ricerca”.

Il trust di cervelli dell’istruzione superiore in Iraq si è consumato, anche a causa di più di un decennio di sanzioni internazionali, imposte nel 1990 dopo l’invasione del Kuwait, e per le continue minacce degli ultimi anni a professori e istituzioni.

Dal 1990, circa quattro su dieci dei migliori educatori del paese sono emigrati, lasciando un corpo docente che il rapporto descrive come “a lungo isolato e sotto-qualificato”. Un terzo dei membri delle facoltà ha solo una laurea breve, nonostante il ruolo richieda un master; il 39 per cento ha un master e il 28 per cento un dottorato.

Oltre ad aumentare i finanziamenti, Reddy ha proposto di costituire una commissione nazionale per l’istruzione superiore sul modello di enti simili già fondati in altri paesi, come il Sud Africa post-apartheid. La commissione sarebbe composta da funzionari, professori, studenti e, dato il recente isolamento dell’Iraq, accademici stranieri selezionati. Si occuperebbe di tutto, dalle esigenze di infrastrutture a questioni normative, e all’attuale politica che garantisce l’università a tutti gli studenti che hanno terminato con successo la scuola secondaria.

Secondo Reddy, per favorire il diritto all’istruzione superiore, sarebbe necessaria una riorganizzazione che alleggerisca la pressione sul sistema e migliori la qualità dell’istruzione.

In Iraq, secondo lo studio, 20 università e 47 istituti tecnici dipendono dal Ministero dell’istruzione superiore e della ricerca scientifica; esistono inoltre 10 istituti privati per lo studio di informatica, amministrazione aziendale, economia e management.

Vi sono poi 24 istituti per la formazione di insegnanti della scuola secondaria, sette per maestri d’asilo e della scuola elementare, e sette per l’insegnamento dell’educazione fisica.

I principali rami scientifici delle università irachene comprendono pedagogia, arte, legge, scienze sociali, amministrazione, economia, scienze naturali, ingegneria e tecnologia, medicina, veterinaria e agricoltura.

Secondo Reddy, i recenti miglioramenti comprenderebbero l’aggiunta di corsi di studio in democrazia, diritti umani e anti-terrorismo. Benché non vi sia un budget specifico per l’istruzione superiore, ha proseguito, la somma stanziata ad hoc è salita quest’anno a 70 milioni di dollari, rispetto ai 40 milioni del 2003.

Secondo l’agenzia Onu per l’infanzia, anche le scuole primarie e secondarie sono state danneggiate.

In un rapporto dello scorso ottobre, l’UNICEF sostiene che la frequenza è aumentata da quando studenti, genitori e insegnanti hanno iniziato a imbattersi nei frequenti resoconti di bombardamenti, attacchi e rapimenti. Ma il sistema scolastico – un tempo uno dei migliori del medio oriente – è stato distrutto, ha aggiunto l’agenzia.

Secondo il rapporto, banchi, sedie e classi sono insufficienti, e la maggior parte delle scuole non ha nemmeno l’acqua o le misure igieniche necessarie, costringendo milioni di studenti iracheni ad affrontare le fogne a cielo aperto per riuscire ad accedere alle scuole e ai campi.

L’UNICEF attribuisce il crollo del sistema scolastico alle tre guerre e a più di dieci anni di sanzioni internazionali, protrattesi dal 1990 al 2003, e caratterizzate da negligenza e carenza di fondi.

I funzionari Usa hanno spesso indicato il rinnovamento delle scuole come un successo dell’Iraq occupato. Ma il rapporto UNICEF riferisce che, allo scorso ottobre, circa 18 mesi dopo l’invasione degli Usa, la ricostruzione era ancora limitata.