SVILUPPO: La Banca Mondiale deve occuparsi dei bambini

NAZIONI UNITE, 6 maggio 2005 (IPS) – I sostenitori dell’infanzia stanno cercando di aumentare le pressioni sulla Banca mondiale per includere i diritti dei bambini nelle loro strategie di riduzione della povertà, adottate da circa 70 paesi a basso reddito.

Secondo l’attuale modello della Banca mondiale per la riduzione della povertà, ogni paese che chiede assistenza alla banca o alla sua agenzia sorella, il Fondo monetario internazionale (FMI), deve redigere un Documento strategico di riduzione della povertà (DSRP). I documenti dovrebbero dare priorità a strategie “macroeconomiche, strutturali e sociali” per ridurre la povertà usando come input la società civile, secondo quanto riportato dal sito web dell’agenzia di credito.

Tuttavia, per anni, le organizzazioni non governative (Ong) e le agenzie Onu si sono lamentate di non essere riuscite a far finanziare alla Banca alcuni progetti con fini sociali a favore dei diritti dei bambini.

Questa difficoltà è uno degli indicatori che “la struttura di potere mondiale non è organizzata per la difesa del bambino”, ha detto Annie Leatt, direttrice dell’Istituto per l’infanzia in Sud Africa, che ha preso parte alla conferenza su bambini e povertà tenutasi ad aprile.

I diritti dell’infanzia sono ampiamente definiti nell’articolo 27 della Convenzione sui diritti del bambino, come ”i diritti di ogni bambino a uno standard di vita adeguato per lo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale del bambino”. Stati Uniti e Somalia sono gli unici paesi nel mondo che non hanno ratificato il trattato.

Secondo l’UNICEF, agenzia Onu per l’infanzia, un miliardo dei 2,2 miliardi di bambini in tutto il mondo vivono attualmente in povertà e 3.900 muoiono ogni giorno per la mancanza di accesso all’acqua potabile e ad adeguate misure igieniche.

I partecipanti alla conferenza, conclusasi mercoledì scorso, hanno chiesto alla Banca mondiale di concentrare i propri programmi sui servizi necessari ad allontanare la gente dalla povertà a lungo termine, e non semplicemente sull’incremento del reddito per le famiglie povere.

L’istruzione, per esempio, può rompere il ciclo della povertà nelle generazioni, ha dichiarato Rosalia Cortes, ricercatrice alla Scuola latino americana di scienze sociali FLACSO. Comunque, ha aggiunto, le strategie della Banca non aiutano le famiglie povere a sviluppare il contesto adatto perché i loro bambini possano frequentare regolarmente la scuola.

”In America Latina, i programmi per povertà e welfare non affrontano questi problemi. Si limitano a trasferire danaro ai capi-famiglia”, senza verificare come verrà speso, ha dichiarato Cortes.

Sebbene questo sistema sia “causa di un certo fermento sociale”, ha aggiunto, i nuovi studi dimostrano che non ha aumentato la frequenza scolastica né le opportunità di lavoro a lunga scadenza.

I risultati “saranno ancora, nel lungo termine, scarsa istruzione, basse capacità e poche opportunità di impiego”, circostanze che si ripercuotono sui bambini, ha affermato Cortes.

Howard White, alto funzionario del dipartimento per la valutazione interna della Banca, ha ammesso che i PRSP non si fondano sui diritti dei bambini, aggiungendo che i riferimenti ai diritti dell’infanzia sono quasi assenti nei documenti strategici.

”D’altra parte, direi che l’approccio è implicito”, ha detto White all’IPS. Mentre alcune persone usano il concetto di diritto dell’infanzia per includere questioni come l’abolizione del lavoro minorile, la Banca si concentra, secondo White, “su ciò che più conta”.

”Ad esempio, il Bangladesh ha, tra gli obiettivi dei PRSP, la riduzione della mortalità e della malnutrizione infantile”, ha dichiarato, aggiungendo che “la tragedia più grande è vedere morire i propri bambini”.

White sostiene inoltre che ci potrebbero essere alcuni paesi con gruppi specifici di bambini che non rientrano nel raggio d’azione della Banca, attribuendo ciò in larga misura ai dati non validi.

La Banca basa la propria strategia per la povertà in gran parte sui dati relativi al reddito delle famiglie. Ma questa si dimostra “un’analisi della povertà incompleta”, ha detto White, perché esclude i bambini poveri che non vivono in famiglie. Per esempio, “un sondaggio della Banca in Mauritania non include nomadi o bambini di strada”, ha dichiarato.

Ma questo è “il modo in cui si raccolgono le informazioni” ha detto White, e non è una questione di sviste. Il numero dei bambini trascurati dai dati, ha aggiunto, seppure variabile da paese a paese, ammonta a non più del 5 per cento della popolazione.

White ha suggerito che, se la gente desidera sollevare altre questioni relative ai bambini, dovrebbe farlo fuori dalla cornice dei PRSP. Se non è possibile, allora “forse il PRSP dovrebbe includere altre questioni”, ha aggiunto.

I sostenitori dei diritti dell’infanzia, in ogni caso, si dicono concentrati sui modelli PRSP, soprattutto perché accompagnano virtualmente ogni aspetto del processo decisionale dello sviluppo a livello nazionale.

Secondo loro, i governi non dovrebbero considerare quei programmi che non osservino i modelli PRSP, altrimenti come potrebbero le Ong e le agenzie Onu lavorare sui diritti dei bambini fuori da quel contesto?

”I PRSP possono non essere perfetti, ma dentro queste imperfezioni c’è lo spazio per l’azione”, ha detto Jeffrey Maganya, consulente su povertà e diritti economici e sociali del Cradle, una fondazione per i bambini con sede in Kenya.

”Quando il denaro viene assegnato a un ministero, allora hai lo spazio. Tutte le politiche vengono interpretate e poi messe in atto”, ha detto Maganya. Ma prima “bisogna stabilire la definizione di ‘povero’, o di ‘marginalizzazione'. Dobbiamo essere in grado di dire che cosa significa 'povero'. Così non si dovrà aspettare la Banca mondiale per revisionare il rapporto di riduzione della povertà due o tre anni oltre il limite”.

C’è anche qualche speranza di cooperazione più stretta tra la Banca e le agenzie delle Nazioni Unite. Il PRSP dell’Uganda, per esempio, non è solo collegato agli obiettivi di riduzione della povertà nazionale, ma anche agli Obiettivi di sviluppo del millennio dell’Onu (MDG), che riguardano in larga misura la povertà infantile, ha dichiarato Monique Segarra, specialista internazionale di sviluppo al Vassar College, negli Stati Uniti.