PORT-LOUIS, Mauritius, 10 maggio 2005 (IPS) – Le nazioni donatrici hanno raggiunto un’intesa sull’installazione di un sistema preventivo di allarme contro gli tsunami del valore di 5,5 milioni di dollari in 27 paesi dell’Oceano indiano; il sistema sarà operativo entro i prossimi sei mesi.
Finlandia, India, Belgio, Norvegia, Australia, Germania, Cina, Italia e Stati Uniti si sono accordati per concedere il finanziamento.
L'impegno è stato preso durante un incontro dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) tenutosi il mese scorso a Grand-Baie, Mauritius.
Nel meeting, i delegati di 34 paesi hanno ricordato che lo tsunami del 26 dicembre 2004 ha ucciso più di 200.000 persone nel sud-est asiatico lungo le coste dell’Oceano indiano. Cercando di prevenire simili perdite di vite e di proprietà, i 200 partecipanti hanno deciso di installare un sistema d’allarme preventivo anti-tsunami nelle nazioni dell’Oceano indiano.
Il primo passo per realizzare tale sistema, ha dichiarato Patricio Bernal, segretario esecutivo della Commissione oceanografica intergovernamentale dell’Unesco, dovrebbe essere di identificare in ciascun paese il punto focale da cui ricevere informazioni sismiche per i terremoti.
Ogni paese riceverà informazioni istantanee sugli tsunami dai due centri IOC di Hawaii (Stati Uniti) e Tokyo (Giappone); le informazioni, ha aggiunto, saranno trasmesse via radio ogni 10-15 minuti.
Il passo successivo consisterà nel disporre dei rilevatori di maree per monitorare i cambiamenti nel livello del mare, e comunicare i relativi dati a intervalli di cinque minuti. Tale sistema è stato montato il mese scorso a Port-Louis e Rodrigues, nelle Isole Mauritius, e si prevede che servirà per tutta l’Africa orientale.
”Un impianto di questo tipo, con le capacità scientifiche e tecnologiche disponibili, può costare da uno a 20-30 milioni di dollari, per sistemi più sofisticati. Ma l’investimento maggiore sarà formare personale qualificato in ciascun paese, per un’operatività 24 ore su 24, sette giorni alla settimana, ogni giorno dell’anno, così da individuare gli tsunami in arrivo e avvertire in tempo la popolazione”, ha spiegato Bernal.
Il funzionario ha riferito che l’efficacia di tale sistema dipende molto dagli stessi paesi. Le sfide saranno, comunque, enormi, “perché non si può prevedere il momento di arrivo degli tsunami”, ha avvertito.
”Vogliamo proteggere questi paesi, perché le conseguenze economiche degli tsunami sono disastrose, e la ricostruzione impiega anni, con danni più gravi delle crisi economiche. Non è qualcosa che possiamo prendere alla leggera”, ha proseguito Bernal.
Secondo lui, non avere protezione globale contro gli tsunami è come non avere assicurazione, nonostante i grandi tsunami siano rari. Di solito si limitano a un’estensione di 100 chilometri lungo la costa, e colpiscono solo la popolazione locale. In Indonesia ci sono stati otto tsunami tra il 1992 e il 2000, che hanno ucciso circa 5.000 persone, ha precisato Bernal.
Bernal ha sollecitato governi e gruppi di sostegno a formare la consapevolezza degli abitanti rispetto allo tsunami, in modo che possano capire cosa fare in situazioni di emergenza. Anche gli ospedali, ha affermato, devono essere preparati a tali disastri, essendosi mostrati notevolmente inadeguati nello tsunami del 26 dicembre in Asia.
Secondo gli esperti, ci sono due possibili origini di tsunami sulle coste dei paesi dell’Oceano indiano. Una è nell’area sismica indonesiana, lunga 4.000 chilometri; l’altra è nel Makran, vicino al Pakistan.
Australia, Indonesia, Malesia e Tailandia stanno già estendendo la loro tecnologia per individuare, analizzare e dare l’allarme per tsunami che nascono nella zona indonesiana. India, Iran e Pakistan monitoreranno la regione del Makran.
Dal Pacifico, l’area più a rischio di tsunami, Laura Kong, direttrice del Pacific Tsunami Early Warning System, ha dichiarato che fornirà le competenze ai paesi dell’Oceano indiano, dando loro inizialmente un elenco di istruzioni, così che possano sapere come comportarsi in caso di emergenza.
Il presidente dell’IOC, Francois Scindele, ha riferito all’IPS che al meeting dell’UNESCO tenutosi in marzo a Parigi, i delegati hanno richiesto che venissero istituiti nei paesi dell’Oceano indiano centri nazionali di allarme. “Le stazioni meteorologiche di questi paesi avranno la responsabilità di ricevere i dati e informare la popolazione“, ha detto. In ogni caso, ha aggiunto, la decisione se evacuare o meno le popolazioni lungo la costa sarà presa dalle autorità locali.
Nella loro dichiarazione, i delegati hanno ribadito che l’impegno regionale dovrebbe servire a rafforzare la cooperazione internazionale, creando un sistema globale di allarme per i diversi rischi di catastrofe naturale. Hanno inoltre approvato i progetti dei paesi sull’Oceano indiano per migliorare la loro capacità di raccogliere adeguatamente informazioni e avvertimenti rispetto agli tsunami.
L’IOC attende tutte le valutazioni perché i sistemi sostenibili di allarme preventivo possano essere ultimati da ciascun paese entro giugno, il che sarà seguito da adeguati piani strategici nazionali.
I partecipanti hanno inoltre richiesto all’IOC che al meeting in programma dal 21 al 30 giugno a Parigi venga approvata una risoluzione per realizzare un Sistema di allarme anti-tsunami nell’Oceano indiano e un ente coordinatore intergovernamentale.
Per i mauriziani, che non sono stati colpiti né dallo tsunami del 26 dicembre, né da quello del 28 marzo del 2004 a Sumatra, in Indonesia, le decisioni prese all’incontro dell’UNESCO fanno ben sperare.
Rajesh Guttea, un abitante di Trou-aux-Biches, villaggio sul mare nel nord dell’isola, ha ricordato: “Noi non abbiamo sentito quasi nulla il 26 dicembre, ma nella notte del 28 marzo, migliaia di abitanti della costa e di turisti erano terrorizzati. Li ho visti aggirarsi come matti, fuggendo all’ultimo piano alle 3 del mattino, mentre i turisti venivano evacuati dagli alberghi: un panico generale mai verificatosi prima sull’isola”.
”Fortunatamente - ha raccontato Guttea all’IPS – lo tsunami non è mai arrivato, ma è stata una buona esercitazione. Ora i mauriziani sanno cosa fare e quali precauzioni prendere in caso di allarme”. Il terremoto ha ricordato a tutti che un altro tsunami potrebbe arrivare in ogni momento, ha aggiunto.
Il direttore generale dell’UNESCO, Koichiro Matsuura, ha concluso: “I rischi dello tsunami sono reali; non possiamo permetterci di farci trovare impreparati nel caso in cui un disastro di tale portata ci colpisca nuovamente. La natura ci ha avvertiti”.

