BANGKOK, 22 marzo 2005 (IPS) – Sullo sfondo della recente giornata internazionale della donna, gli attivisti per i diritti umani chiedono maggiore attenzione alle questioni di genere nei programmi di aiuti a donne e bambine sopravvissute allo tsunami nell’Oceano Indiano.
L’appello scaturisce dal crescente numero di problemi che le sopravvissute allo tsunami hanno dovuto subire nelle settimane successive allo sconvolgente maremoto del 26 dicembre scorso, che ha devastato le comunità costiere dall’Indonesia alla Tailandia da un lato, lo Sri Lanka e le Maldive dall’altro.
Le particolari difficoltà che hanno dovuto subire queste donne (come le 150.000 madri incinte costrette a partorire prematuramente) sono state ignorate – secondo gli attivisti -, dal momento che tutte le vittime dello tsunami sono state giudicate ugualmente colpite.
“Dobbiamo passare dalla totale cecità ad una maggiore sensibilità sulle questioni di genere, negli aiuti alle vittime dello tsunami”, ha detto Lucita Lazo, direttrice dell’ufficio del Sudest asiatico del Fondo delle Nazioni Unite per le donne (UNIFEM), in un recente seminario tenutosi a Bangkok.
Le donne sono più vulnerabili dopo questo tipo di disastri naturali: i soccorsi e gli sforzi per la ricostruzione devono rispondere ai loro specifici bisogni e diritti, ha proseguito Lazo.
Lo tsunami di dicembre ha “amplificato le ineguaglianze esistenti” predominanti nelle comunità distrutte, lasciando più emarginate donne e bambine, ha aggiunto Christine Evans-Klock, direttrice dell’ufficio del Sudest asiatico dell’ILO (Organizzazione internazionale del lavoro).
Secondo i gruppi non governativi che hanno registrato le difficoltà delle donne oggi nei paesi colpiti dall’onda anomala, nella maggior parte delle comunità devastate ci sono stati “shock di ripercussione specificamente di genere”.
Secondo Cholpon Akmatova, funzionario per le risorse del Forum Asia-Pacifico su donne, leggi e sviluppo (APWLD), i problemi per le donne sopravvissute variano di paese in paese.
Nello Stato di Tamil Nadu, nel sud dell’India, dove più di 8000 persone sono state uccise dallo tsunami, i bambini stanno morendo nei campi profughi per mancanza di latte, ha detto Akmatova durante il seminario. “Nel campo di Vellapallam è morta una bimba di due anni perché non c’era latte disponibile”.
Nella provincia indonesiana di Aceh, l’area più colpita e dove hanno perso la vita oltre 200.000 persone a causa del maremoto, le donne sfollate e alloggiate nei campi non hanno bagni sicuri e riservati, ha aggiunto. “La mancanza di bagni chiusi costringe le donne a non lavarsi per settimane, compromettendo la loro salute riproduttiva”.
Nello Sri Lanka, dove lo tsumami ha causato circa 38.000 morti, le donne nei campi di fortuna sono state vittime di abusi sessuali. “Ci sono stati tentativi di molestie da parte degli uomini responsabili dei campi”, ha riferito Akmatova.
Da uno studio effettuato dal APWLD, che riunisce oltre 110 organizzazioni di donne dell’Asia e Pacifico, è emerso che le violazioni più gravi ai diritti delle donne si sono verificate nello Sri Lanka.
“Hanno riferito episodi di stupro, violenze di gruppo, molestie e abusi fisici su donne e bambine durante le operazioni di soccorso e mentre si trovavano nei rifugi temporanei”, aggiunge il rapporto.
C’è anche il caso grave di gruppi di donne sopravvissute emarginate – le donne incinte – che hanno bisogno di cure, di assistenza alla maternità e post-natale.
Una considerazione ribadita da Fatima Burnad, del Forum delle donne del Tamil Nadu: “Le donne vengono colpite psicologicamente. Le donne incinte e che allattano soffrono molto e hanno bisogno di maggiore attenzione”, ha dichiarato in conferenza stampa.
Le donne hanno riportato maggiori danni dallo tsunami poiché sono coloro che “si prendono cura di tutti gli altri. Molte si ritrovano improvvisamente capofamiglia”, ha detto al seminario Chaiyos Kunanusont, consulente del Fondo dell’Onu per la popolazione (UNFPA).
Ma cercare lavoro non è stato facile, nel nuovo scenario. Molte donne che hanno dovuto lavorare per la prima volta si sono accorte di non avere le competenze e la formazione, ha detto Evans-Klock dell’ILO. “La mancanza di capacità e di esperienza di lavoro comporta maggiori rischi. Può portare al traffico e alla prostituzione”.
Le lavoratrici migranti nelle aree colpite dallo tsunami in Tailandia del sud sono tra le più vulnerabili, ha aggiunto.
Il maremoto ha ucciso più di 220.000 persone in 12 paesi compresi tra Sudest asiatico, Asia del sud e Africa orientale, dove oltre 1,6 milioni di persone sono sfollate, di cui 500.000 donne.
Nei programmi di aiuti ai sopravvissuti ci vuole un cambiamento di pensiero, ha detto Lazo dell’UNIFEM. “È’ necessario un approccio basato sui diritti umani, e le donne devono avere più potere e partecipare agli sforzi della ricostruzione”.
Nell’ambito di questo programma di sensibilizzazione sulle tematiche di genere, alle donne deve essere concesso pari accesso alle risorse, diritto alla sicurezza e libertà dalla violenza, oltre al diritto di accesso alla terra, la cui proprietà è spesso nelle mani del marito.
“I funzionari sia dello stato che delle agenzie non governative che lavorano con gli sfollati devono riconoscere e rivolgersi ai bisogni di genere e specifici delle donne”, ha aggiunto l’attivista Akmatova. “Visto che le politiche per gli aiuti e la ricostruzione, neutrali quanto a distinzioni di sesso, rafforzano l’ordine sociale patriarcale, le donne sono svantaggiate”.

