BRASILIA, 23 Marzo 2005 (IPS) – Senza un cambiamento radicale nella lotta alla malnutrizione, l’obiettivo di dimezzare il numero di persone che soffrono la fame nel mondo non verrà raggiunto prima del 2065, nella migliore delle ipotesi.
Le previsioni pessimistiche di Flavio Valente, coordinatore tecnico dell’organizzazione non governativa Azione brasiliana per la nutrizione e i diritti umani, gettano dubbi sulla possibilità di raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG) dell’Onu entro la scadenza prevista del 2015.
L’importanza strategica dello sradicamento di fame e malnutrizione al fine di realizzare gli MDG è il tema centrale della XXXII assemblea della Commissione permanente delle Nazioni Unite per la nutrizione (SCN), tenutasi la scorsa settimana a Brasilia.
La sessione, terminata venerdì scorso, ha preso in esame gli studi effettuati sui quattro casi degli Stati di Angola, Bolivia, Brasile e Mozambico, per comprendere – dal successo o dal fallimento dei programmi – come combattere povertà e malnutrizione.
Nel caso del Mozambico, lo studio ha rivelato che, tra il 1997 e il 2003, il tasso di malnutrizione dei suoi 19 milioni di abitanti è cresciuto dal 36 al 41 per cento.
La situazione in Brasile è migliore che negli altri paesi esaminati, almeno in termini quantitativi, sebbene vi siano ancora perplessità dal punto di vista qualitativo, secondo Valente, la cui organizzazione è a capo della delegazione della società civile all’assemblea della SCN.
”Tutto farebbe pensare che il Brasile realizzerà l’obiettivo di ridurre il numero di persone che soffrono di malnutrizione, ma bisogna migliorare sostanzialmente la qualità del cibo”, ha detto Valente all’IPS.
Secondo uno studio diffuso lo scorso anno dall’Istituto brasiliano di geografia e statistica, 3,8 milioni (il quattro per cento) dei 95,5 milioni di brasiliani che hanno superato i 20 anni sono clinicamente sotto peso.
Allo stesso tempo, recenti statistiche sui minori hanno rivelato che, nel 1996, l’11 per cento dei bambini brasiliani soffriva di malnutrizione cronica, e il 2,3 per cento di malnutrizione acuta.
La lotta contro la fame dovrebbe ricevere maggiore attenzione da parte delle Nazioni Unite, ma prima ancora deve essere messa in cima all’agenda dei singoli paesi, ha dichiarato Valente.
”È una questione estremamente importante – ha osservato – poiché ha un impatto diretto sugli altri Obiettivi del millennio e sui relativi traguardi, tra cui ridurre la mortalità infantile, limitare la diffusione di malattie infettive, migliorare la salute materna”.
Il primo degli otto MDG, stabiliti nel 2000 dall’Assemblea generale dell’Onu, è sradicare la povertà estrema e la fame, con lo specifico intento di dimezzare entro il 2015 il numero di persone che soffrono la fame nel mondo.
Oggi, secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), 852 milioni di persone sul pianeta sono affette da malnutrizione.
La fame cronica colpisce circa 300 milioni di bambini, e ogni anno 30 milioni di neonati pesano, alla nascita, meno di 2,5 chili, principalmente a causa della malnutrizione materna, ha dichiarato la presidente della SCN Catherine Bertini. Il peso dei neonati è un altro dei fattori chiave della mortalità infantile, ha aggiunto.
I progressi ci sono stati, ma molto modesti. In Mozambico, lo studio è servito a individuare i problemi principali di quest’area, ha dichiarato Sonia Khan, coordinatrice per la nutrizione del ministero della salute del Mozambico.
Lo studio – ha proseguito Khan – ha aiutato a stabilire se la sicurezza alimentare e nutrizionale possa essere integrata nei programmi di riduzione della povertà e nelle iniziative di ricostruzione nazionale.
Rappresenta inoltre un punto di partenza per il programma che il paese intende sviluppare e mettere in pratica, e un valido strumento di progettazione contro la malnutrizione, ha concluso.
Gli studi sulle situazioni-paese hanno ulteriormente dimostrato che, nei programmi nazionali, non viene data la giusta priorità alle questioni della sicurezza alimentare e nutrizionale.
”Bisogna comprendere che sradicare la fame non significa semplicemente dare cibo alla gente”, ha dichiarato Valente. I tassi di malnutrizione si basano generalmente sulla percentuale di persone sotto peso, ”ma molte malattie sono la conseguenza di una scarsa nutrizione, che può portare ad anemia e a deficit nell’altezza”, ha sottolineato.
L’attuale governo brasiliano ha affrontato la questione con impegno, ha dichiarato Luciene Burlandy, segretaria esecutiva del Forum brasiliano per la sicurezza alimentare e nutrizionale (FBSAN).
”Sin dall’inizio, questa amministrazione (guidata dal presidente di sinistra Luiz Inácio Lula da Silva) ha inserito la questione della fame nella propria agenda politica, promuovendo il dibattito all’interno della società”, ha dichiarato.
La priorità concessa alla lotta alla fame si riflette nel rapporto presentato all’assemblea della SCN, che illustra gli 81 programmi attualmente portati avanti da 23 ministeri, segretariati speciali e altre agenzie governative.
”Tutti questi programmi affrontano in un modo o nell’altro il problema della fame. Tuttavia, manca un valido coordinamento tra le diverse iniziative, che aiuterebbe a raggiungere risultati migliori”, ha dichiarato Maria de Fátima Carvalho, supervisore per le politiche alimentari e nutrizionali del ministero della salute brasiliano.
”Abbiamo ancora molta strada da percorrere per raggiungere l’obiettivo di garantire il diritto all’alimentazione”, ha aggiunto.
Nell’insieme, i membri della SCN si sono detti soddisfatti delle relazioni presentate a Brasilia e dello scambio di esperienze. Analizzare gli ostacoli affrontati e i progressi raggiunti finora può aiutare a far luce sui nuovi percorsi da seguire, ha detto all’agenzia stampa Agencia Brasil Roger Shrimpton, segretario della SCN.
Il Brasile – ha commentato Shrimpton – sta giocando un ruolo attivo nella lotta mondiale contro la fame, e il suo aiuto è preziosissimo per gli altri paesi esaminati, in particolare Angola e Mozambico.
In occasione di diversi forum internazionali, il presidente brasiliano ha proposto strategie globali per combattere la fame. Nel 2004, insieme ai leader di Cile, Spagna e Francia, è riuscito a coinvolgere i capi di stato e di governo di 110 paesi nell’approvazione di una dichiarazione volta ad aumentare le risorse disponibili per combattere la fame attraverso una tassa sulle transazioni finanziarie internazionali e sulla vendita di armi.
* Con contributi di Mario Osava (Río de Janeiro).

