LISBONA, DIC (IPS) – La violenza e l'instabilità provocate dall'occupazione statunitense in Iraq e dal conflitto israelo-palestinese sono
gli esempi più evidenti che il dialogo interculturale è un'esigenza decisiva
per il rafforzamento delle relazioni e la comprensione tra arabi ed europei.
L'Europa e i paesi meridionali e orientali del Mediterraneo “sono 'condannati' a dialogare, data la loro prossimità geografica, storica e culturale”, ha dichiarato all'IPS l'algerina Fifi Benaboud, consulente dell'olandese Jos Lemmers, direttore esecutivo del Centro Nord-Sud (CNS) del Consiglio d'Europa, con sede a Lisbona.
Benaboud, responsabile del programma transmediterraneo del CNS, è coordinatrice della Conferenza internazionale “Dialogo interculturale nella regione euro-mediterranea: fondamenti per la pace e la sicurezza”, che si terrà il prossimo fine settimana ad Amman.
L'appuntamento nella capitale giordana ha il principale obiettivo di “raggiungere un'intesa e delle raccomandazioni concrete, poiché nell'attuale contesto internazionale, non solo adesso ma da diverso tempo, vediamo molto dialogo, ma pochi risultati”, ha indicato l'esperta.
La cosa peggiore “è che osserviamo che il Mediterraneo è un mare di fratture, un mare di coste che si allontanano, a causa di ignoranza e stereotipi, che purtroppo comportano il rifiuto dell'”Altro” con la “A” maiuscola, semplicemente perché non lo riconoscono”, ha aggiunto.
Benaboud ha deplorato che ormai da oltre un anno “questa regione fa paura, perché i conflitti possono aumentare, a prescindere dalle intenzioni dell'Europa o del mondo arabo”.
Alla vicinanza geografica, storica e culturale, “si aggiunge quella umana, dovuta ai grandi movimenti migratori”, ha ricordato l'alta funzionaria del CNS.
“Non è neanche più necessario parlare di solidarietà, ma semplicemente di interessi comuni tra Europa e mondo arabo, usando la formula della comprensione e l'intesa reciproca, mediante un dialogo più forte, utile e con risultati concreti”, ha proseguito Benaboud.
Nell'attuale contesto unidirezionale, dove le grandi decisioni vengono prese unilateralmente, secondo l'esperta algerina, “l'Europa deve mostrarsi forte, far valere il proprio peso reale nei conflitti mediorientali, perché questo continente ha tutte le capacità per essere un polo di potere mondiale”.
“Una cooperazione sviluppata e strutturata con il mondo arabo può essere un fattore di rafforzamento della stessa Europa”, ha dichiarato, pur aggiungendo che “affinché il dialogo sia fruttuoso, è necessario non solo conoscersi ma anche riconoscersi come simili”.
In tal senso, assume una dimensione speciale “il rispetto reciproco per la diversità culturale di entrambe le sponde del Mediterraneo, poiché vedendo ciò che succede oggi, dobbiamo chiederci se non siamo arrivati al punto dello scontro tra civiltà”, ha aggiunto.
“Noi del CNS speriamo che non sia così, perciò realizziamo progetti di questo tipo, per vedere a che punto siamo rispetto a questo discorso, nelle relazioni tra Europa e paesi del Maghreb (occidente) e del Machrek (oriente) arabi”, ha spiegato la Benaboud.
L'incontro di Amman ha il patrocinio locale dell'Istituto giordano per la Diplomazia, uno degli enti arabi di maggiore importanza a livello regionale sui temi di pace e cooperazione, guidato dall'ambasciatore e intellettuale giordano Farouk Kasarawi, che presiederà l'incontro insieme a Lemmers.
In agenda, i seguenti temi: “Conflitti d'interesse: quale dialogo per la regione Euromediterranea'”; “Dialogo e dignità umana tra il rispetto della diversità e lo 'scontro tra civiltà'”; “Mezzi d'informazione e descrizione dell''Altro': arma di guerra o strumento di pace'” e “Dialogo interculturale: il cammino verso la pace e la sicurezza”.
Tra gli invitati, il cancelliere giordano Abdel Ellah Al-Khatib, l'ex primo ministro della Giordania Taher Al-Masri, il francese Malek Chebel, membro del Gruppo consultivo per il dialogo tra popoli e culture dell'Unione europea (Ue), lo spagnolo Juan Diez Nicolás, alto consigliere Ue per il dialogo mediterraneo e Pasqualina Napoletano, deputata italiana al Parlamento europeo.
Sono inoltre previsti gli esperti in comunicazione e informazione Vicent Geisser, dell'Istituto francese di ricerche e studi sul mondo arabo e musulmano; l'italiana Alessandra Paradisi, presidentessa del Comitato dei mezzi d'informazione del Consiglio d'Europa; Mario Lubetkin, direttore generale dell'agenzia giornalistica IPS e Dominique Vidal, di “Le Monde Diplomatique”.
Per quanto riguarda gli arabi, ha affermato Bebaboud, essi “devono evolversi verso società più democratiche, dove i cittadini partecipino all'intera dinamica sociale, politica, culturale e di sviluppo dei loro stessi paesi”.
La funzionaria algerina ha messo l'accento in particolare “sulla condizione della donna nella società araba, che deve cambiare, dal momento che le donne svolgono un ruolo fondamentale di coesione sociale e di partecipazione civile”.
“Non c'è democrazia senza partecipazione e senza impegno totale della donna nella vita della società e purtroppo, come dimostra il rapporto divulgato nel 2003 nell'ambito del programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD), il ruolo della donna nel mondo arabo è molto debole”, ha commentato.
Benaboud ha proseguito affermando che un aspetto fondamentale delle relazioni nel bacino del Mediterraneo “è il ruolo cruciale dei mezzi di comunicazione, in quest'era dominata dall'alta tecnologia, che può essere positivo o negativo nella promozione del dialogo tra le diverse civiltà”.
L'esperta ha deplorato che “molte volte, il ruolo della stampa è poco felice, nel descrivere le società distorcendo le loro realtà, condizionata com'è dalle regole del mercato, che impongono l'informazione come un prodotto da vendere a tutti i costi”.
Ha sottolineato che l'incontro del CNS e dell'Istituto giordano per la Diplomazia intende distinguersi dalle “tante conferenze che si realizzano, che portano un dialogo esclusivamente “elitario” nelle loro stesse società, poiché è qui che si forma l'opinione pubblica e non in gabinetti chiusi”.
“Questo dialogo interculturale non deve rimanere circoscritto solo all'ambito culturale e accademico, ma deve rafforzare il dibattito politico, per costruire uno spazio euro-mediterraneo di pace e stabilità permanenti”, ha concluso l'esperta algerina.

