SVILUPPO: La povertà si può combattere, ma lo si vuole fare davvero?

NAZIONI UNITE, 24 gennaio 2005 (IPS) – La povertà globale minaccia la sicurezza mondiale e mette a repentaglio gli sforzi internazionali per porre fine ai violenti conflitti, all’instabilità e al terrorismo, ha dichiarato uno dei principali gruppi di esperti dell’Onu in uno studio pubblicato a metà gennaio.

“Quando in una società manca l’accesso al cibo, alle cure mediche, all’acqua potabile, e le opportunità di un futuro migliore, essa diviene instabile e l’inquietudine si diffonde nel resto del mondo” ha dichiarato Jeffrey Sachs, consulente speciale per la Nazioni Unite e docente alla Columbia University.

Sachs, che ha coordinato i 265 membri della Task Force per la Campagna del Millennio, ha annunciato un piano d’azione per ridurre la povertà del 50 per cento e migliorare radicalmente la vita di almeno un miliardo di persone entro il 2015.

“Sottrarre i paesi più bisognosi alla trappola della povertà è un problema estremamente urgente per la sicurezza di tutti noi,” ha affermato. “Rispetto alle società ad alto reddito, la società povere e affamate hanno molte più probabilità di precipitare in un conflitto per le scarse risorse vitali”.

Secondo le Nazioni Unite, più di un miliardo di persone in tutto il mondo vive con meno di un dollaro al giorno. Altri 2,7 miliardi lottano per la sopravvivenza con meno di due dollari al giorno, e 11 milioni di bambini muoiono ogni anno per malattie che si potrebbero facilmente prevenire come malaria, diarrea, polmonite.

Inoltre, 114 milioni di bambini non frequentano le scuole primarie e l’analfabetismo colpisce ancora 584 milioni di donne.

Un sommario del voluminoso progetto di 3000 pagine, dal titolo ”Un piano pratico per il conseguimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio” (MDG), contiene una serie di raccomandazioni, alcune delle quali definite “rapide conquiste”.

Tra queste, vi sono: massiccia distribuzione di zanzariere antimalaria in grado di salvare fino a un milione di bambini all’anno nell’Africa subsahariana, eliminazione delle tasse per la scuola primaria e i servizi sanitari di base, compensate, se necessario, con l’aumento delle donazioni volontarie.

Sachs ha dichiarato che un’ulteriore proposta degli esperti prevede la diffusione di programmi di mense scolastiche in tutte le zone calde dove si soffre la fame, promovendo l’uso di prodotti locali, e un massiccio rifornimento di fertilizzanti destinati agli agricoltori impoveriti, in particolare nell’Africa subsahariana.

Più in generale, le raccomandazioni includono: apertura dei mercati di paesi ad alto reddito alle esportazioni dei paesi in via di sviluppo; elaborazione di strategie ambiziose per lo sviluppo nazionale; aumento degli scambi regionali tra le nazioni più povere; cancellazione del debito; distribuzione di aiuti di migliore qualità; significativo aumento degli aiuti allo sviluppo (ODA).

Il documento chiede inoltre di potenziare le opportunità di istruzione superiore per le ragazze, la salute sessuale e riproduttiva e il rispetto dei diritti delle donne.

“Finora non abbiamo mai avuto un progetto concreto per la realizzazione degli MDG”, ha detto Sachs. “Gli esperti che hanno contribuito a questa vasta impresa hanno senza dubbio dimostrato che possiamo ancora raggiungere gli obiettivi, ma solo iniziando immediatamente a mettere in atto questo piano”.

Gli MDG prevedono di ridurre la fame e la povertà del 50 per cento; assicurare l’istruzione primaria universale; ridurre di due terzi la mortalità infantile, e di tre quarti la mortalità materna; promuovere l’uguaglianza di genere; fermare la diffusione di Hiv/Aids, malaria e altre malattie.

In un vertice dei leader mondiali a settembre 2000, 189 paesi si sono impegnati a raggiungere tutti questi obiettivi entro il 2015. Ma la loro realizzazione è dipesa essenzialmente dagli aiuti dell’Occidente. Un secondo vertice, previsto per settembre 2005 a New York, esaminerà i progressi finora raggiunti e imposterà l’agenda di sviluppo mondiale per i prossimi dieci anni.

Un rapporto della Banca Mondiale pubblicato a metà gennaio avverte che in Asia circa due milioni di persone – di cui un milione di indonesiani, 435.000 indiani e 250.000 abitanti dello Sri Lanka – corrono il rischio di sprofondare ancora di più nella miseria a seguito della catastrofe dello tsunami.

Gli esperti sottolineano per lo più l’esigenza di una crescita sostanziale degli aiuti alle nazioni più povere. “Il punto non è se gli aiuti funzionano”, riporta lo studio. “I dati dimostrano la loro efficacia solo quando sono ben indirizzati e in quantità sufficiente. Il problema come e quando sono stati distribuiti, a quali paesi, e in che quantità”.

Sachs ricorda che sono passati 35 anni da quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha per la prima volta stabilito il traguardo dello 0,7 del prodotto interno lordo (PIL) da destinare agli ODA. Fino ad oggi, solo cinque paesi lo hanno rispettato o superato: Danimarca, Lussemburgo, Olanda, Norvegia e Svezia.

Negli ultimi due anni, ha spiegato l’esperto, altri sei paesi si sono impegnati a raggiungere l’obiettivo entro il 2015: Belgio, Finlandia, Francia, Irlanda, Spagna e Gran Bretagna. Rimangono ancora 11 delle 22 nazioni più ricche del mondo, che non hanno garantito alcun impegno.

Jonathan Hepburn, coordinatore della campagna dell’agenzia umanitaria Oxfam per gli MDG, ha dichiarato che il rapporto dell’Onu lancia una sfida ai leader mondiali. Stati Uniti, Giappone e Germania, tre dei maggiori donatori, dovrebbero fissare delle scadenze per far fronte ai loro impegni per gli ODA, ha detto Hepburn all’IPS. “Tuttavia”, ha aggiunto, “manca la volontà politica”.

“(Quest’anno) sarà necessario un nuovo sostanziale investimento per la guerra alla povertà. Le piccole somme offerte attualmente dai paesi ricchi sono inaccettabili, e i più poveri stanno pagando con la loro vita”, ha proseguito.

In un’intervista rilasciata a metà gennaio alla CNN, il segretario di Stato americano uscente Colin Powell ha dichiarato che gli Stati Uniti non riconoscono l’assegnazione di una quota del PIL come giusta misura per gli aiuti internazionali. “Non accettiamo questa definizione di donazione”, ha detto, sebbene gli Usa abbiano sempre riaffermato questo principio in diversi incontri alle Nazioni Unite.

Hepburn sostiene che il flusso globale di generosità in risposta al disastro dello tsunami dimostra ciò che la comunità internazionale può fare, se animata da un intento comune.

La questione posta dal rapporto di Sachs è: “Possiamo oggi canalizzare tale sinergia per porre fine al flagello della povertà estrema e raggiungere gli MDG'”. “Il costo è basso, e i benefici sono enormi. Oxfam lo ritiene possibile”, ha dichiarato Hepburn.

Subito dopo la distribuzione degli aiuti per la catastrofe dello tsunami, Eveline Herfkens, coordinatrice esecutiva degli Obiettivi di sviluppo del millennio, ha dichiarato all’IPS: “Esiste il rischio reale che non arriveranno aiuti aggiuntivi (per gli MDG)”.

Herfkens, ex ministro olandese per la Cooperazione internazionale, ha dichiarato che la maggior parte dei paesi europei ha un budget fisso per lo sviluppo. “Pertanto, c’è il forte rischio di una deviazione degli aiuti destinati agli investimenti a lungo termine verso le popolazioni povere” per l’emergenza tsunami, ha aggiunto.

Gli aiuti per le emergenze, ha evidenziato Herfkens, vengono calcolati come parte degli ODA, in particolare per le nazioni in via di sviluppo.

In questo rapporto, la Millennium Task Force indica inoltre le imprese private come partner importanti per il conseguimento degli MDG. “La riduzione della povertà a lungo termine nei paesi in via di sviluppo non si realizzerà se la crescita economica non sarà sostenuta, e per questo necessario un impegno decisivo del settore privato”.

Saradha Iyer, della Third World Network con base in Malesia, ha segnalato che diverse Organizzazioni non governative (Ong) hanno espresso delle critiche verso il progetto Sachs, per questioni procedurali e sostanziali.

In termini di procedura, gli esperti sono stati rimproverati per la scarsa trasparenza e per non aver preso in sufficiente considerazione le prospettive delle Ong, ha detto Iyer all’IPS, evidenziando che le Ong venivano selezionate dalla task force di esperti senza alcun criterio.

Ha inoltre dichiarato che l’abbondante documentazione, di ben 3000 pagine, “è troppo accademica perché sia utile per uno scopo pratico come gli MDG”. Quasi tutti i rapporti si aggirano intorno alle 300 pagine.

“In sostanza”, ha proseguito Iyer, “il rapporto favorisce le imprese, in un tipico scenario neo-liberista, e non è abbastanza severo con il settore privato”.