COTONOU, 20 gennaio 2005 (IPS) – Per “Action Against Female Genital Mutilation” (Azione internazionale contro la mutilazione genitale femminile), un gruppo tedesco attivo nel Benin e in altri paesi africani, il 2005 sarà l’anno dedicato ai successi realizzati nella lotta contro la mutilazione, oltre che a proseguire e a rafforzare gli sforzi per il suo sradicamento.
Nel Benin è previsto per aprile un festival intitolato “basta con le escissioni”. All’evento è prevista la partecipazione del presidente del paese Mathieu Kerekou, che è stato il primo a proporre il 2005 come scadenza per lo sradicamento della mutilazione genitale femminile (FGM, la sigla in inglese).
Action Against Female Genital Mutilation (INTACT) opera con l’aiuto di organizzazioni non governative (Ong) locali, anch'esse impegnate nello sforzo di eliminare la FGM, detta anche “circoncisione femminile”. Nel Benin, INTACT lavora con cinque Ong: DIGNITE' Feminine, Apem, Moritz, Potal Men e Ti-Winti.
Nell’ambito della sua strategia per sradicare la FGM, INTACT cerca di offrire ai medici che praticano la circoncisione fonti di reddito alternative.
Tra il 2000 e il 2005, 228 medici sono stati convinti ad abbandonare la loro attività di FGM per dedicarsi ad altre occupazioni.
Altre cinquantasei donne che lavoravano come intermediarie, con il compito di mettere in contatto i medici con i genitori intenzionati a praticare la circoncisione alle proprie figlie, sono state convinte ad abbandonare l’attività. Inoltre, trenta guaritori tradizionali hanno rinunciato alla FGM.
Di queste 314 persone, 129 hanno ricevuto dei prestiti per intraprendere nuove attività.
Sin dalla sua fondazione, nel 1996, anno in cui ha anche finanziato il suo primo progetto nel Benin, INTACT ha dichiarato di aver speso circa 600.000 dollari nella lotta contro la FGM in questo paese dell’Africa occidentale.
Un evento cruciale nella lotta contro la circoncisione è avvenuto nel 2003, quando un uomo di nome Tampobre che aveva praticato un alto numero di interventi in alcune aree del Benin, ha annunciato in un tour per il paese che non avrebbe più condiviso questa pratica. Nel tour era prevista una tappa ad Atacora, una delle regioni del Benin in cui il sostegno alla FGM è più forte.
Inoltre, a marzo 2003 è stata approvata una legge che dichiarava illegale ogni forma di FGM, punendo la pratica con forti multe e il carcere fino a cinque anni. In caso di morte della ragazza sottoposta a circoncisione, la multa inflitta è ancora più alta, mentre per il medico responsabile dell’operazione è prevista la prigione fino a 10 anni.
“Sono successe molte cose negli ultimi cinque anni – ha dichiarato Honorine Attikpa, presidente di Dignité Feminine – e la nostra campagna ha fatto molti progressi, anche se la nostra battaglia non è ancora finita”.
Secondo Toussaint N’Djonoufa, rappresentante di INTACT nel Benin, “Il prestito senza interessi (dato a chi praticava la FGM) ammonta a 120.000 franchi CFA (circa 250 dollari), con un piano di restituzione concordato con il beneficiario”.
“La restituzione e il rinnovo del prestito permette a ogni Ong di mantenere una relazione con l’ex praticante di FGM che ha ottenuto il prestito, e di controllarlo”, ha detto N’Djonoufa all’IPS. “Il credito è un contratto basato sulla fiducia che l’individuo abbandoni la pratica (dell’escissione)”.
Molti dei beneficiari dei prestiti sembra che reinvestano il denaro nell’agricoltura, in sostituzione del reddito che ricavavano praticando le circoncisioni. Chi realizzava interventi di FGM comincia a coltivare cotone, manioca, grano e altri cereali, come il miglio, componenti di base della dieta alimentare nel Benin. Altri speculano acquistando grano o noci di karité, per poi rivenderli quando il loro prezzo sale.
Gli operatori delle Ong bussano di casa in casa nello sforzo di migliorare la consapevolezza sui pericoli della FGM, avvicinando le famiglie con l’aiuto di membri rispettati della comunità. Vengono anche organizzati incontri nei villaggi per discutere della pratica, e per nominare le persone che faranno parte dei comitati di monitoraggio sulla mutilazione genitale femminile.
Gli attivisti fanno anche uso di FILMATI che illustrano gli effetti collaterali della circoncisione.
La FGM prevede la rimozione di parte o degli interi genitali femminili: clitoride, labbra e pelle circostanti le cavità dell’uretra e della vagina. Le ferite provocate da queste escissioni vengono poi ricucite, lasciando una fessura per l’escrezione di urine e sangue mestruale.
La fascia d’età di donne e bambine che subiscono questa pratica è molto variabile, e anche le ragioni della scelta sono diverse. Alcune comunità la considerano un’iniziazione all’età adulta, mentre alcuni capi musulmani la ritengono un’esigenza religiosa.
C’è anche la credenza popolare che la FGM riduca il desiderio sessuale della donna, e che una donna circoncisa sia perciò più propensa a rimanere fedele al proprio partner.
Oltre a causare tutta una serie di complicazioni fisiche – che possono anche portare alla morte – la pratica può compromettere i rapporti sessuali e il parto. Per di più, l’uso degli stessi strumenti per circoncidere diverse donne e bambine comporta il rischio per le vittime della FGM di contrarre l’Hiv.
Il Benin non dispone di statistiche attendibili sul numero di donne e bambine che potrebbero essere morte a seguito di disturbi legati alla circoncisione, visto che ai funzionari vengono notificati di rado questi decessi.
Chi pratica la mutilazione femminile, inoltre, opera spesso in luoghi remoti – la cosa migliore per sfuggire al controllo degli attivisti per i diritti umani – e anche per questo è difficile calcolare le dimensioni precise del fenomeno nel paese.
A luglio 2003, un vertice dell’Unione africana tenutosi in Mozambico ha adottato un protocollo che chiede la messa al bando della FGM: il “Protocollo di Maputo alla Carta africana per i diritti umani e dei popoli, sul tema dei diritti delle donne in Africa”. Il documento dovrà comunque ancora essere approvato da diversi paesi prima che possa entrare in vigore.
Il gruppo newyorchese “No peace without justice” segnala che circa due milioni di donne e bambine subiscono ogni anno la pratica della mutilazione, e che la maggior parte delle circoncisioni viene praticata nell’Africa subsahariana e in paesi della penisola araba.

