DONNE: A letto con Bush per altri quattro anni

BUENOS AIRES, 10 gennaio 2005 (IPS) – Altri quattro anni con George W. Bush al governo degli Stati Uniti sono certamente un enorme bastone fra le ruote della salute sessuale e riproduttiva dell’America Latina.

“Con la rielezione (di Bush, lo scorso 2 novembre), tutte le nostre speranze sono svanite”, ha detto all’IPS Monty Eustace, presidente della Federazione internazionale di pianificazione familiare della regione emisfero occidentale (IPPF-RHO).

“I prossimi quattro anni saranno molto difficili per gli Stati Uniti (Usa) e per l’America Latina”, ha suggerito il dirigente dell’ente, che offre assistenza per la salute sessuale e riproduttiva in America Latina e Caraibi. “Saranno anni di duro lavoro”, ha presagito.

I commenti risalgono al meeting sugli Obiettivi di sviluppo del millennio e la salute sessuale e riproduttiva tenutosi lo scorso dicembre a Rio de Janeiro.

Divenuto presidente nel 2001, Bush ha adottato una serie di misure contrarie ai principi della salute sessuale e riproduttiva, consacrati dalla Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo di El Cairo del 1994.

Il piano d’azione e la piattaforma della conferenza, adottati dalla comunità internazionale, hanno modificato il paradigma delle politiche per la popolazione (basate fino ad allora sul controllo della natalità) secondo un concetto di diritti umani.

Così, e seguendo le richieste della società civile, si è riaffermato il diritto della donna a decidere il numero di figli, il diritto di accesso all’educazione sessuale, all’informazione e protezione dalla sindrome di immunodeficienza acquisita (Aids) e alla prevenzione dell’aborto insicuro.

Washington ha promosso queste politiche sotto il governo di Bill Clinton (1993-2001). Ma la direzione è cambiata nel 2001, con l’arrivo di Bush.

Il principale ostacolo interposto allora, e che si protrarrà per altri quattro anni, è stata la politica nota come Global Gag Rule (detta anche “legge del bavaglio”), adottata nel 1984 dall’allora presidente Ronald Reagan (1981-1989) e ripresa con entusiasmo da Bush.

La norma proibisce l’assistenza statunitense nella pianificazione familiare a organizzazioni non governative (Ong) straniere o internazionali che offrano informazione o servizi relativi all’aborto, anche qualora i servizi fossero legali nel proprio paese e finanziati con fondi propri.

La misura impedisce persino che le Ong prendano parte a dibattiti pubblici o parlino di questioni legate all’aborto.

Washington impedisce così di convogliare i fondi apportati dai cittadini statunitensi per intervenire in urgenze di pianificazione familiare dentro e fuori del paese. In pratica, questo si è tradotto nell’eliminazione di una sostanziale assistenza ai paesi in via di sviluppo.

“La nostra è una battaglia di 50 anni, a cui i governi e la Chiesa hanno sempre frapposto ostacoli, ma in cui abbiamo anche fatto progressi significativi”, ha sottolineato Eustace.

Ma il lavoro “diventerà molto difficile in America Latina”, con altri quattro anni di Bush.

“Per ragioni economiche, l’America Latina è una regione molto influenzata dagli Stati Uniti e questo permette l’espandersi dell’ondata conservatrice a tutto l’emisfero”, ha spiegato.

Organizzazioni di donne che hanno partecipato all’incontro di Rio de Janeiro hanno concordato con la diagnosi. L’argentina Maria José Lubertino, dell’“Instituto politico y social de la mujer”, ha detto all’IPS che il risultato delle elezioni non lascia spazio all’ottimismo.

Altri però avvertono segnali positivi nella società civile.

L’influenza del conservatorismo si registra nelle sfere del potere, tra i governi, le imprese o la Chiesa cattolica, ha detto all’IPS la femminista messicana Marta Lamas, antropologa e presidentessa dell’Ong Grupo de Información en Reproducción Elegida.

Ma nella società civile “ci sono altre pratiche” sempre più diffuse, e che si sono definitivamente radicate, ha aggiunto.

“Nonostante il conservatorismo, ci sono concetti già conquistati e sui quali non si retrocederà. I giovani hanno già sperimentato la libertà sessuale e non sono disposti a perderla”, ha detto Lamas riferendosi sia al godimento della sessualità sia alle scelte sessuali.

In tale contesto, la rielezione di Bush è solo “la fase critica” di “una battaglia vinta sul lungo periodo”, che costringerà persino la Chiesa ad aggiornare il suo discorso, come anche i governi, anche i più conservatori dell’emisfero, ha suggerito.

Ma questo processo “richiederà anni”, ha avvertito.

Intanto, il discorso che “colpevolizza” sul sesso diffuso dai settori conservatori, che promuove addirittura l’astinenza sessuale come metodo anticoncezionale e di prevenzione dell’Aids, impedirà che le nuove pratiche escano alla luce.

Per questo “si perderanno delle vite. È questo che mi preoccupa”, ha detto l’esperta.

I giovani non praticheranno il sesso con le attenzioni necessarie, e continueranno ad aumentare le gravidanze tra gli adolescenti, la propagazione dell’Hiv (virus di immunodeficienza acquisita, causa dell’Aids), il numero di figli non desiderati e gli aborti insicuri nei paesi in cui sono penalizzati, ha concluso Lamas.