CAPE TOWN, 5 gennaio 2005 (IPS) – Il giorno di Natale, in Sud Africa, chi ha ricevuto il più prezioso regalo della vita?
Più di 65.000 persone, ecco chi. Questi fortunati uomini e donne hanno inghiottito una serie di pasticche e pillole anti-retrovirali (ARV) per sfidare il mortale virus dell’Aids e sottometterlo, se non sconfiggerlo definitivamente.
E che aspetto ha il regalo più bello di tutti?
Una cosa così importante la si immagina avvolta in una carta regalo scintillante, piena di fronzoli, nastri e campanelli. E invece, spesso si presenta in un sobrio contenitore di plastica, poco più grande di una normale confezione di pillole per il mal di testa.
Alcune pasticche sono gialle e bisogna prenderle solo una volta al giorno. Altre hanno diverse forme e colori: marrone, arancione o verde, in base alla concentrazione, e vanno prese due volte al giorno.
Uno degli ARV più conosciuti, la nevirapina, è bianco e si trova in contenitori argentati di plastica trasparente, il cui contenuto viene messo lì a decantare. Questi, una volta pieni, hanno una quantità di farmaco salvavita – o ‘muti’, come i sud-africani chiamano comunemente le medicine – sufficiente a sopravvivere per un altro mese.
La beffa è che la maggior parte di chi a Natale ha preso questi farmaci deve ringraziare gli ingenti contributi privati. Se il 2004 voleva essere l’anno del boom delle forniture pubbliche di ARV, i progressi sono stati lenti.
La Joint Civil Society Monitoring and Evaluation Forum, un gruppo di associazioni che monitorano la distribuzione della terapia anti-retrovirale, ha denunciato al suo primo meeting lo scorso settembre che meno di 8000 persone ricevono gli ARV in strutture pubbliche. Dati successivi indicano che alla fine di novembre il numero è salito a 18.500.
A maggio, durante il suo discorso alla nazione, il presidente Thabo Mbeki ha detto al parlamento che entro marzo 2005 il governo avrebbe fornito il trattamento a 53.000 persone. Tuttavia, una tale cifra rappresenta solo una minima parte dei malati di Aids: il Sud Africa ha attualmente il numero più alto di infezioni da Hiv, circa 5 milioni di persone.
Inevitabilmente, il dipartimento della salute pubblica è stato criticato duramente dagli attivisti per l’Aids per la lentezza nella distribuzione delle terapie.
I sospetti di alcuni funzionari sulle ragioni dei produttori dei farmaci non hanno fatto che peggiorare le cose, così come la netta sensazione che il governo “negasse” l’esistenza dell’Aids. In passato, Mbeki fu preso di mira per aver espresso dubbi sul legame tra il virus Hiv e l’Aids.
Tutte queste contraddizioni non hanno certo incoraggiato chi presenta i sintomi della malattia a sottoporsi al test.
Le ricerche suggeriscono che la prospettiva di accesso ai farmaci salvavita è il fattore che più incoraggia le persone a voler accertare il proprio stato. Perché sottoporsi al test, se poi non si può fare nulla'
Per i fortunati che ricevono il trattamento anti-retrovirale, spesso il Natale è un periodo che va ben programmato. Prendiamo ad esempio i pazienti che ricevono i farmaci da Medecins Sans Frontières (MSF), un’organizzazione non-governativa impegnata a portare gli ARV in alcune delle zone più povere della suggestiva Cape Town.
“Molte persone provengono dalla provincia di Eastern Cape, e possono tornare a casa solo una volta l’anno”, afferma Marta Darder, coordinatrice per MSF di una campagna per l’accesso alle medicine di base. “A Natale, spariscono normalmente per un mese intero, e questo accade ogni anno. Perciò ci prepariamo a distribuire i farmaci sufficienti perché li portino con sé”.
Ad ottobre, MSF inizia ad accumulare farmaci in un magazzino di Green Point, per assicurare la disponibilità di terapie ARV supplementari alle tre cliniche, amministrate dalla provincia, della cittadina a basso reddito di Khayelitsha.
Nessuno dei tre centri sanitari è rimasto aperto il giorno di Natale per distribuire le medicine. E poi, le cliniche chiudono comunque ogni fine settimana. Rimane aperto solo il pronto soccorso per ricevere le numerose vittime di stupro e fornire loro la cura del giorno dopo.
Il lunedì successivo, mentre gli altri si riprendono dalla sbornia o sussultano per il conto mensile delle loro carte di credito, la clinica Michael Mapongwana nella zona di Harare a Khayelitsa, è tornata al lavoro. Anche la clinica Site B, situata in un’area relativamente popolosa che vanta un benzinaio, un alimentari e un fast-food, ha riaperto.
Una settimana dopo, passata la vigilia dell’anno nuovo, aprirà anche la clinica Nolungile, in una delle baraccopoli più povere della città.
Nonostante le notizie spesso deprimenti sugli sforzi del governo in altre aree del paese, Darder confida nel lavoro dei funzionari nella sua parte di mondo.
“Sicuramente, il governo provinciale sta assumendo sempre maggiori responsabilità”, osserva Darder. “Il nostro posto di lavoro è anche il loro, poiché operiamo negli ospedali pubblici. Abbiamo dimostrato che è possibile curare le persone con 100 rand (circa 18 dollari) al mese, e che le persone assumono i farmaci, e prendono anche la cura molto seriamente”.
Ci sarebbero molti buoni propositi di inizio anno per la lotta contro l’Aids in Sud Africa. Ma forse a Natale è il momento di festeggiare. Alziamo i calici ai sopravvissuti dell’Aids, e auguriamoci che il prossimo anno il loro numero aumenti.

