NAIROBI, 12 giugno 2009 (IPS) – Milioni di persone si spostano ogni anno verso le città africane, andando ad ingrossare le fila dei poveri urbani. “Non possiamo cacciare la gente dalle baraccopoli”, dice Kelvin Mmangisa, direttore generale della Lilongwe City Assembly. “Ma possiamo migliorare le condizioni degli slum per rendere migliore la vita di chi ci abita”.

UN-HABITAT
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Mmangisa ha lanciato un appello per alloggi più accessibili per i poveri in un’intervista concessa il 10 giugno a Nairobi, dove ha partecipato insieme a 200 delegati in una conferenza sulle sfide dell’urbanizzazione e la riduzione della povertà per gli abitanti degli slum nei paesi in via di sviluppo. Il meeting è stato organizzato dal gruppo dei paesi di Africa, Caraibi e Pacifico (ACP), Commissione Europea e UN-Habitat, l’agenzia delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani.
Il suo discorso è stato accolto tra i punti chiave dell’incontro dell’8-10 giugno: finanziare il miglioramento degli insediamenti informali provvedendo ai servizi di base fondamentali.
Un miliardo di persone vivono nella povertà, nelle baraccopoli e negli insediamenti abusivi di tutto il mondo; nell’ottica di un aumento della popolazione degli slum a due miliardi entro il 2025, il miglioramento delle condizioni degli alloggi dei poveri urbani diventa una questione urgente. “Se non verranno stanziate risorse adeguate per lo sviluppo di alloggi migliori e servizi necessari, la popolazione sempre più numerosa resterà intrappolata nella povertà urbana, con scarse condizioni igieniche e sanitarie, continuando ad aggravare l’enorme sfida degli slum di oggi”, ha dichiarato Anna Tibaijuka, sottosegretario generale dell’Onu e direttrice esecutiva di UN-Habitat.
Il sessantadue per cento della popolazione delle aree urbane nell’Africa sub-sahariana vive negli slum, dove i servizi di base sono scarsi o inesistenti. L’accesso all’acqua potabile sicura è un problema serio, e la situazione dell’igiene è ancora più grave.
Trovare le risorse per costruire case e infrastrutture per l’acqua e le strutture igienico-sanitarie è una enorme sfida. Uno degli approcci adottati da diversi governi riguarda le risorse degli stessi abitanti degli slum.
Tra questi progetti, il Moratuwa Slum Upgrading Project nello Sri Lanka, un’iniziativa congiunta di UN-Habitat e governo del paese, che punta a costruire nuove unità abitative per gli abitanti delle baraccopoli nella capitale Colombo. Circa il 60 per cento dei 2,3 milioni di abitanti del paese vive negli slum, secondo UN-Habitat. Il progetto gestisce un fondo sostenuto dalla Women Development Bank Federation, una rete nazionale di oltre mille gruppi di credito e di risparmio che operano in Sri Lanka. Anche il governo e UN-Habitat contribuiscono al fondo, che funziona da garanzia per permettere ai gruppi di abitanti degli slum di accedere al credito delle istituzioni finanziarie, e poter in questo modo pagare nuovi alloggi. È stata poi messa in luce una iniziativa analoga realizzata in Malawi, per il suo successo non solo nel fornire alloggi decenti ai poveri, e in particolare alle donne, ma per avergli permesso di dedicarsi ad altre attività generatrici di reddito e di riduzione della povertà.
Il programma, del Centre for Community Organisation and Development, ha utilizzato i programmi di credito e di risparmio gestiti dalla comunità per fornire prestiti alle donne per alloggi decenti. I progetti generatori di reddito le hanno aiutate a rimborsare i prestiti.
“Grazie all’aiuto del governo e dei donatori, molte persone povere hanno potuto costruire alloggi migliori, con attrezzature come l’acqua, gabinetti e in generale condizioni igieniche adeguate. Gli alloggi si trovano alla periferia della città – Lilongwe – e non hanno l’aspetto di slum. Sono ben organizzati e oggi sono insediamenti pianificati”, spiega Mmangisa. Il successo dell’iniziativa viene attribuito soprattutto alla sua capacità di promuovere la partecipazione della popolazione povera nella risoluzione dei problemi specifici legati agli alloggi.
La sostenibilità dei progetti abitativi per i poveri emerge come una preoccupazione fondamentale, laddove alcuni ritengono il governo responsabile di non aver dato priorità al problema dell’urbanizzazione.
“Nei piani di strategie per lo sviluppo regionale abbiamo visto tante volte che non compare il tema dell’urbanizzazione. Dobbiamo fare pressione – per assicurare che l’urbanizzazione sia al centro di questi piani, perché solo così potranno essere stanziati fondi in questo settore”, ha dichiarato all’incontro il vicesegretario generale del gruppo ACP Andrew Bradley. Il Burundi può essere preso ad esempio. Qui, il governo stanzia appena il quattro per cento del suo budget negli alloggi, e “non c’è da stupirsi”, sostiene indignato Sebastian Ntirampeba, consulente del dipartimento della pianificazione urbana del ministero risorse idriche, ambiente e urbanizzazione.
“È una cifra insignificante. Come possiamo impedire la presenza degli slum se non investiamo negli alloggi”, ha detto in un’intervista. “La maggioranza della popolazione è povera”.
Secondo Jose Maria Veiga, ministro per lo sviluppo rurale e le risorse marine di Capo Verde, un passo cruciale sarebbe prima di tutto impedire alle persone di emigrare verso i centri urbani.
“E questo è possibile decentralizzando i servizi nelle aree rurali, per garantire l’accesso della gente ai servizi sul posto, oltre a creare infrastrutture in queste zone. Per esempio l’elettricità, le strade, i mercati, le telecomunicazioni, ecc.”, dice Vega.
Inoltre, uniformare l’accesso alle opportunità di lavoro e ai servizi tra aree rurali e urbane rallenterebbe la crescita esplosiva dell’Africa urbana.
Un rapporto dell’Onu 2008 incentrato sulla distribuzione della popolazione e l’urbanizzazione, ammette che la crescita della popolazione urbana è alimentata dalla migrazione campagne-città, ma rivela che, ad eccezione di Cina e Indonesia, due terzi della crescita urbana sono rappresentati dalla crescita naturale – le nascite tra i residenti urbani.©IPS

