L'AVANA, 21 febbraio 2008 (IPS) – Privo del carisma di suo fratello Fidel ma con una personalità molto più prossima al cittadino medio, il probabile prossimo presidente di Cuba, Raúl Castro, dovrà promuovere importanti trasformazioni economiche e politiche, se vorrà garantire la sopravvivenza del socialismo nel paese.
'Cambiamento' sembra essere la parola d’ordine in quest’isola caraibica dopo che l’anno scorso il presidente facente funzioni Raúl Castro aveva chiamato la popolazione ad esaminare in dettaglio i vari problemi, con il suo discorso del 26 luglio, in cui affermava che tutto può essere cambiato, e che ciò che era valido ieri non deve esserlo necessariamente anche oggi.
La nuova Assemblea del potere popolare dovrà affrontare “una tappa complessa” e “grandi decisioni, in modo graduale”, ha ammesso il fratello minore di Fidel Castro appena un mese fa, poco dopo aver espresso il suo voto alle elezioni quel giorno per il rinnovo del parlamento unicamerale e gli organi provinciali di governo.
Ovviamente, i cambiamenti promossi dalle più alte sfere di governo hanno dei limiti che, per il momento, si ritrovano in ciò che dovrebbe essere la costruzione di un modello socialista cubano, che comprenderebbe riforme strutturali, economiche, legali, e addirittura della sfera politica.
”Raúl percepisce bene il bisogno di cambiamento. Ci sono molte cose che non possono andare avanti come prima”, ha commentato all’IPS una donna di 52 anni, pensionata del settore dell’istruzione. Altri, meno ottimisti, associano il presidente in carica ad alcune delle politiche più dure del passato, ma anche con l’impulso alle riforme economiche.
Mentre la tendenza sull’isola è quella di aspettare pacificamente “ciò che verrà”, gli esiliati cubani negli Stati Uniti si interrogano sulla natura delle trasformazioni che potrebbero prodursi con il mandato di Raúl Castro. “Non ci si possono aspettare cambiamenti reali e strutturali”, ha detto alla stampa Jaime Suchlicki, docente dell’Università di Miami.
Ministro delle Forze Armate, primo vicepresidente di Cuba e secondo segretario del Partito comunista al governo, questo generale dell’esercito sembra essere l’unico candidato possibile per le elezioni del presidente del Consiglio di Stato, previste per domenica prossima nella prima sessione del parlamento eletto lo scorso gennaio.
Molto vicino a lui, l’attuale vicepresidente Carlos Lage, un medico di 56 anni ed ex dirigente dell’Unione dei giovani comunisti, che è stato molto legato alle riforme economiche dello scorso decennio e, in diverse occasioni, ha sostituito Fidel Castro nei forum internazionali.
Costretto dal 31 luglio 2006 a delegare le sue responsabilità alla guida del paese per ragioni di salute, il leader maximo della Rivoluzione cubana ha annunciato questo martedì 19 che non avrebbe accettato la rielezione a presidente del Consiglio di Stato, e che rinuncerà al suo mandato di Comandante in capo dell’esercito.
Senza menzionare il suo incarico come primo segretario del Partito comunista, Fidel Castro ha assicurato che desidera solo “combattere come un soldato delle idee”, e per questo continuerà a pubblicare il suo editoriale sulla stampa cubana. “Sarà un’arma in più dell’arsenale su cui si potrà contare. Forse la mia voce verrà ascoltata. Starò attento”, ha affermato.
Dopo la rinuncia, le scommesse sono passate dalla ormai classica formula “Fidel o Raúl”, ai possibili cambiamenti in un sistema di dirigenza che finora ha concentrato in una sola persona le responsabilità di leadership dello Stato, del governo e del Partito comunista.
La separazione dei poteri, per cui sarebbe addirittura necessaria una riforma costituzionale, sarebbe una prima trasformazione importante per Cuba, e una dimostrazione della presa d’atto da parte dell’attuale dirigenza del paese del bisogno di una guida più collettiva; una scommessa di Raúl Castro da quando ha preso il comando del governo ad interim dopo il ritiro per problemi di salute del fratello Fidel.
Secondo alcuni analisti si tratterebbe, in sostanza, di raggiungere una formula di governo che cerchi, da una parte, equilibrio e consenso, tanto all’interno dell’attuale classe dirigente – dove confluiscono diverse generazioni e diverse visioni politiche sulla realtà cubana – quanto rispetto alle aspirazioni della popolazione.
Sono state raccolte più di 1,3 milioni di proposte durante le assemblee organizzate a Cuba l’anno scorso, in seguito all’appello di Raúl Castro nel suo discorso del 26 luglio.
Le diverse inquietudini, secondo diverse fonti, vanno da temi come il ‘dualismo’ monetario e il valore reale dei salari, ai problemi della casa e a tutte le limitazioni legate alle permute, vendite di proprietà e costruzioni in proprio, crisi del trasporto pubblico, qualità dell’educazione e servizi sanitari.
Nell’“inventario formale” dei dibattiti figurano i limiti all’esercizio del lavoro in proprio e all’iniziativa privata, il fatto che i cubani non possono più alloggiare negli hotel destinati al turismo internazionale , e tutte le restrizioni imposte al diritto di viaggiare all’estero.
Ci sarebbe poi la ristrutturazione del sistema agricolo, riforma già avviata dal governo, la ripresa di alcune misure di apertura dello scorso decennio e l’inversione di tendenza rispetto al ritorno ad un’eccessiva centralizzazione statale, di fronte alla centralizzazione promossa come alternativa per uscire dalla crisi economica degli anni ’90.
La maggior parte delle proposte ha favorito la realizzazione di “determinati cambiamenti”, ma “che possano aiutare a sostenere questo progetto sociale”, ha assicurato all’IPS Mariela Castro, direttrice del Centro nazionale di educazione sessuale, dicendosi favorevole al fatto che esperienze come questa si trasformino in “meccanismi permanenti”.
Gli incontri, convocati ufficialmente, hanno integrato i diversi dibattiti sul web, blog e spazi su siti Internet che, l’anno scorso, hanno raccolto le idee di non poche persone che a Cuba promuovono trasformazioni all’interno dell’attuale sistema politico.
Per il reverendo battista Raimundo García, direttore esecutivo del Centro cristiano di riflessione e dialogo, un’altra sfida importante sarebbe la promozione di spazi di dialogo e una partecipazione più effettiva nel dibattito e nella ricerca di soluzioni da parte dei diversi settori della società civile.
Si imporrebbe, poi, la convocazione il più presto possibile del sesto congresso del Partito comunista, un incontro rimandato dal 2002, e che deve partire dalle nuove condizioni storiche per approvare le linee principali che seguirà il paese, tanto nella sfera politica quanto in quella economica.
E tutto questo in un anno di elezioni per gli Stati Uniti, una congiuntura che determina sempre la politica e persino la vita quotidiana dell’isola, contraddistinta da un conflitto bilaterale che risale al 1960.
“Ci sono settori del governo che si rendono conto che Cuba deve modernizzarsi”, ha detto all’IPS il rappresentante dell’opposizione Manuel Cuesta Morúa, che ha parlato della necessità di attuare dei cambiamenti, che ha giudicato “di buon senso” in settori come “gli alloggi, l’alimentazione e i salari, tutti legati al benessere sociale”.
Quanto all’annuncio di martedì, secondo il portavoce della coalizione Arco Progresista, di tendenza moderata, Fidel Castro ha preso “la giusta decisione al momento giusto”. È una decisione “coraggiosa”, e che apre la strada alla promozione dei “cambiamenti di cui il paese ha bisogno, e che il paese sta chiedendo”, ha affermato.

