KAMPALA, 18 giugno 2007 (IPS) – L’uguaglianza di genere è cruciale per la democrazia, la pace e la crescita economica. Con questa affermazione si è concluso l'Ottavo Meeting triennale dei Ministri per gli affari femminili del Commonwealth” (8WAMM); ma i ministri chiedono maggiori sforzi per raggiungere la parità tra uomini e donne.
La riunione di quattro giorni, tenutasi nella capitale dell’Uganda, Kampala, sul tema “Finanziare l’uguaglianza di genere per lo sviluppo e la democrazia”, ha dato voce al timore che i diritti delle donne stiano perdendo peso nell’agenda dello sviluppo.
Secondo il comunicato finale dell’incontro, la maggior parte dei 30 milioni di bambini negli stati del Commonwealth esclusi dall’istruzione primaria sono ragazze, e nel gruppo si riscontrano tassi più elevati di contagio da Hiv sia tra donne che tra uomini (si trova nel Commonwealth il 60 per cento delle persone infette dal virus).
Inoltre, solo pochi stati membri hanno raggiunto una rappresentanza femminile del 30 per cento nelle legislature nazionali, la soglia minima perché le donne possano iniziare ad influire sugli affari parlamentari.
In un incontro tenutosi nel 1997 a Edimburgo, i leader del Commonwealth si erano impegnati a raggiungere entro il 2005 il 30 per cento di rappresentanza femminile nelle posizioni decisionali tra settore pubblico e privato. Se questo traguardo non fosse stato raggiunto, tuttavia, il “Piano d’azione del Commonwealth per l’uguaglianza di genere 2005-2015” aveva fissato il 2015 come nuova scadenza per garantire alle donne un terzo delle posizioni decisionali.
Il comunicato si appella ai governi perché “assicurino e istituiscano leggi e politiche adeguate con riforme costituzionali e legislative che consentano di raggiungere l’equilibrio di genere”.
Se questo intento fallisse, il progresso sarebbe compromesso, ha detto all’IPS Don McKinnon, Segretario Generale del Commonwealth: “Se le donne vengono escluse, la democrazia subirà un calo e lo sviluppo verrà ostacolato. Aumentare lo sviluppo significa includere le donne nei ruoli decisionali”.
Secondo una legge approvata in Uganda, un terzo dei seggi parlamentari e delle autorità locali dovrebbero essere occupati da donne. Oggi, il 29,8 per cento del potere legislativo è in mano alle donne, sostiene l’Unione interparlamentare (UIP).
”Questi punti fondamentali hanno assicurato alle donne visibilità e voce nei processi decisionali a tutti i livelli, principio chiave per un governo democratico”, ha sottolineato il Presidente Yoweri Museveni in apertura dell’incontro.
Il vicino Kenya in questo senso ha fatto meno progressi.
”Ci sono stati vari tentativi di presentare una proposta di legge per un’azione affermativa, ma le commissioni parlamentari che decidono le leggi da discutere sono in prevalenza maschili”, ha osservato Alicen Chelaite – assistente del Ministro keniano per gli affari di genere, sport, cultura e servizi sociali. Come conseguenza, ha aggiunto, gli sforzi per promuovere la partecipazione politica femminile con mezzi legali sono stati di fatto penalizzati.
”Abbiamo sofferto per l’atteggiamento dei keniani rispetto alle disuguaglianze di genere”, ha detto Chelaite all’IPS.
Le cifre dell’IPU indicano una percentuale femminile di appena il 7,3 per cento nel parlamento del Kenya.
Il Mozambico è tra i primi paesi membri del Commonwealth quanto a rappresentanza femminile in parlamento. Secondo l’IPU, in questo stato dell’Africa meridionale il 34,8 per cento di posti sono occupati da donne.
In Sud Africa, le donne occupano il 32,8 per cento dei seggi permanenti nella camera dei comuni del parlamento – e il 33,3 per cento di seggi nella camera alta.
I ministri hanno inoltre osservato che il numero delle donne in politica potrebbe crescere solo con adeguati finanziamenti, ribadendo nel loro comunicato “la criticità di finanziamenti e istruzione tra gli elettori, in particolare per le donne, così da favorire e ottenere democrazia inclusiva e buon governo”.
Ssentongo Theopista Nabulya, unionista e membro del parlamento ugandese, condivide questa visione.
”La politica ha bisogno di fondi: servono soldi per le campagne elettorali, e chi lavora alla campagna deve essere pagato. Non avendo accesso alle risorse, le donne rinunciano: anche quelle con maggiori doti di leadership si sono ritirate per mancanza di soldi”, ha osservato.
”Io ho usato il mio stipendio (per la campagna elettorale) e dato che non bastava …sono stata costretta a contrarre prestiti che adesso sto ripagando”.
Il Primo Ministro del Mozambico Luisa Dias Diogo riferisce che il suo governo ha affrontato la questione, assicurando ai partiti fondi per la campagna elettorale disponibili per le candidate femminili.
”Malgrado una 'azione affermativa' sia la chiave per la rappresentanza femminile a tutti i livelli, la spesa dello stato dovrebbe prevedere un finanziamento alle donne che intendono entrare in politica, perché possano partecipare alle elezioni come le loro controparti maschili”, ha detto Dias Diogo all’IPS.
Nabulya spera che l’Uganda porti presto in parlamento una legge per i finanziamenti ufficiali ai partiti politici, ma è meno ottimista su una garanzia alle donne per questo tipo di fondi: “Non siamo certe che tutti i partiti stanzieranno denaro per le donne, perché i partiti sono in mano agli uomini”.
Le delegazioni hanno chiesto maggiori finanziamenti per l’uguaglianza di genere anche in altre aree, evidenziando l’importanza di tenere traccia dei fondi stanziati.
Tra gli ulteriori punti sollevati dal comunicato, vi è l’esigenza di aiutare le donne ad accedere ai mercati, per sostenere i programmi dell’Hiv/Aids e occuparsi della maggiore vulnerabilità delle donne al contagio – e per coinvolgere gli uomini in programmi che migliorino la condizione femminile.
Il prossimo incontro dei Ministri degli affari femminili del Commonwealth si terrà a Barbados.
Tuttavia, le questioni sollevate la settimana scorsa potrebbero essere discusse ancora prima del prossimo vertice semestrale dei capi di governo del Commonwealth, riunione che si terrà nuovamente a Kampala in novembre.
”I paesi che non hanno raggiunto risultati tangibili in questo campo (uguaglianza di genere) saranno resi pubblici e messi all’indice. Le politiche devono essere fatte garantendo la presenza femminile”, ha detto all’IPS Lindiwe Maseko, presidentessa delle Donne parlamentari del Commonwealth.
Oltre 30 dei 53 membri del Commonwealth erano presenti al 8WAMM.
Il Commonwealth riunisce stati da tutte le parti del mondo, per lo più ex colonie britanniche. I suoi obiettivi comprendono buon governo e sviluppo economico nei paesi membri.

