MUTAMENTI CLIMATICI: Premio Nobel chiede trattato post-Kyoto

CITTA' DEL MESSICO, 15 giugno 2007 (IPS) – Le grandi nazioni in via di sviluppo come Cina, India e Messico dovrebbero firmare un trattato internazionale per invertire il trend del cambiamento climatico, che includa sanzioni economiche per mettere un freno alle emissioni dei gas serra, ha dichiarato mercoledì scorso il premio Nobel per la chimica Mario Molina.

I cambiamenti necessari sono possibili solo mediante un accordo che “definisca un costo per le emissioni” e che includa i grandi paesi emergenti come la Cina, le cui emissioni raggiungeranno presto i livelli degli Stati Uniti, secondo lo scienziato messicano.

Molina è intervenuto all’apertura del seminario “cambiamento climatico e media” organizzato in Messico dal Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) e l’agenzia di stampa Inter Press Service (IPS), nel quadro di un accordo per diffondere informazioni sugli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDGs), adottati dalla comunità internazionale nel 2000.

“I paesi in via di sviluppo hanno il diritto di espandere il loro potenziale di crescita economica, ma non nel modo in cui lo ha fatto il mondo industrializzato, danneggiando l’ambiente”, ha detto Molina. “Se lo faranno, avremo bisogno di un altro pianeta”.

Per questo è necessario un accordo post-Kyoto, ha proseguito, riferendosi al Protocollo di Kyoto della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, per il quale le nazioni industrializzate hanno concordato dei target specifici per la riduzione delle emissioni dei gas serra.

Sia i paesi sviluppati che le grandi nazioni emergenti devono firmare questo nuovo accordo, che dovrà stabilire obiettivi e norme vincolanti e prevedere dei costi per chiunque non adempia al patto, afferma Molina.

L’esperto ha criticato la mancata firma del Protocollo da parte degli Stati Uniti, pur apprezzando che il governo Usa abbia “alla fine” riconosciuto che il fenomeno del mutamento climatico esiste e che sono necessarie delle misure per contrastarlo.

La ricerca effettuata da Molina dalla metà degli anni ’70 sui clorofluorocarburi (CFC) è alla base del Protocollo di Montreal, firmato nel 1987 allo scopo di proteggere lo strato d’ozono ritirando gradualmente la produzione di alcune sostanze ritenute responsabili del suo assottigliamento.

Il Protocollo di Montreal è stato il primo grande trattato internazionale sull’ambiente, che secondo Molina poteva servire da esempio per la creazione di un accordo vincolante post-Kyoto sui mutamenti climatici. Se le emissioni non verranno ridotte, le temperature potrebbero salire di tre gradi Celsius entro i prossimi decenni, comportando gravi problemi per l’umanità. Secondo Molina, la sfida è adottare delle misure per impedire che l’aumento oltrepassi i 2,5 gradi.

In base alle teorie di altri scienziati, lo studioso spiega che dopo la rivoluzione industriale il pianeta è entrato in una nuova era geologica, l’Antropocene, in cui gli esseri umani sono arrivati a sfidare la natura con il loro impatto sull’ambiente globale.

Nell’ultimo secolo, le temperature medie sono aumentate di quasi un grado Celsius; ma il 75 per cento di questo aumento è avvenuto solo negli ultimi trent’anni. Oggi, il tasso di crescita della concentrazione di anidride carbonica è 200 volte superiore rispetto a qualsiasi altro periodo nell’arco degli ultimi 650.000 anni.

Secondo il Rapporto Living Planet 2006 del WWF, “l’impronta ecologica” degli esseri umani – ossia la domanda di risorse naturali per ogni bene o attività umana – supera ormai di circa il 25 per cento la capacità del pianeta di provvedere all’alimentazione, all’energia e al riciclaggio dei rifiuti umani.

”Secondo le attuali previsioni, l’umanità utilizzerà le risorse equivalenti a quelle di due pianeti entro il 2050 – se per allora queste risorse non saranno esaurite”, aggiunge il documento.

Molina ha sollecitato i media a informare la società globale su cosa accadrà al pianeta se non verranno modificate le attuali forme di produzione di energia, e se non saranno avviate iniziative serie per contrastare i mutamenti climatici.

”I media hanno un ruolo molto importante in questo senso”, ha detto, dopo essersi congratulato con l’UNDP e l’IPS per l’organizzazione del seminario, a cui hanno partecipato giornalisti provenienti da diversi Stati messicani.

Secondo il rappresentante dell’UNDP in Messico, Thierry Lemaresquier, per l’agenzia Onu è importante lavorare con l’IPS, “perché abbiamo un enorme bisogno di un sostegno intelligente e perseverante da parte dei media su un tema (il cambiamento climatico) che riunisce scienza, politica e opinioni personali”.

Le pressioni della società civile, ha detto Molina, incoraggiate dai media, sono fondamentali per assicurare la firma di nuovi trattati internazionali sul cambiamento climatico che coinvolgano le grandi nazioni in via di sviluppo. Se l’economia cinese continua a crescere ad un tasso dell’otto per cento l’anno, in un paio di decenni avrà consumato la maggior parte del petrolio disponibile, e la produzione globale di grano non sarà più sufficiente, secondo il vincitore del Premio Nobel 1995.

La Cina, ha aggiunto, insieme alle altre potenze emergenti come India e Messico, dovrà assumersi degli impegni riguardo al cambiamento climatico.

Per affrontare il problema sono necessarie diverse misure, come aumentare l’uso delle fonti d’energia solare, eolica e nucleare e migliorare l’efficienza energetica nei settori dei trasporti e delle costruzioni.

”Abbiamo già le tecnologie per farlo, dobbiamo solo sfruttarle”, ha detto.

Enrique Left, direttore del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) in Messico, ha dichiarato che il pianeta si trova nel pieno di una “crisi della civiltà”, data la totale mancanza di connessione tra “economia e natura”.

Non solo è necessario adottare misure specifiche per migliorare l’efficienza energetica e prevenire la deforestazione, ha aggiunto; ciò che serve è un nuovo modo di vivere.