UGANDA: L’astinenza non è realistica, se le donne sono impotenti

KAMPALA, 19 Maggio 2006 (IPS) – Decine di migliaia di studenti in Uganda si sono iscritti ai club “Il vero amore aspetta” (True Love Waits), che promuovono l’astinenza sessuale per fermare la diffusione dell’Hiv/Aids.

Nell'aderire, ogni membro dichiara di impegnarsi “verso Dio, me stesso, la mia famiglia, il mio paese, i miei amici, il mio futuro compagno e i miei futuri figli a mantenermi sessualmente puro fino al giorno in cui mi offrirò solo al mio partner nella relazione matrimoniale”.

I club, nelle scuole e dentro e fuori la capitale dell’Uganda, Kampala, sono un’iniziativa della Family Life Network, un organizzazione non governativa (Ong) locale religiosa, che mira a “rinforzare la fibra morale della società ugandese attraverso la famiglia”. Chi decide di fare voto, riceve una “tessera di impegno all’astinenza”.

Secondo il direttore dell’Ong, Stephen Langa, in un anno hanno aderito a questi club, solo a Kampala, circa 13.000 studenti della scuola secondaria (tra i 13 e i 20 anni).

Tra gli anni ’80 e ’90, l’Uganda era tra i paesi a maggiore diffusione di Hiv/Aids, ma ha poi registrato una forte inversione di tendenza grazie ad una strategia chiamata ABC: astinenza, fedeltà o profilattico (Abstinence, Be faithful or use a Condom).

L’incidenza di Hiv si è infatti ridotta notevolmente, passando da oltre il 20 per cento all’inizio degli anni ’90 al cinque per cento di oggi, che secondo gli esperti sarebbe il risultato del forte sostegno del governo ad una politica per il sesso sicuro, che ha promosso l’uso del preservativo.

Ma la strategia di promozione sociale del profilattico è cambiata radicalmente l’anno scorso, richiamando l’attenzione sull’astinenza sessuale, con messaggi sull’uso del profilattico diretti ai gruppi ad alto rischio.

“In quanto femminista, credo fermamente che il programma per l’astinenza non prenda in considerazione la realtà del paese, in cui la sessualità delle donne è controllata dagli uomini”, ha detto Salome Nakaweesi Kimbugwe, coordinatrice della Rete delle donne dell’Uganda (UWONET).

“Come può una donna astenersi, se non controlla neanche il proprio corpo? (Se) non decide quando, dove, come e con chi avere rapporti sessuali?”, chiede.

“Le donne in Uganda non hanno ancora il potere di prendere decisioni sulla loro sessualità, di poter rifiutare il sesso…. Qui alle donne non è concesso parlare di sesso”, ha aggiunto Kimbugwe, intervistata dall’IPS.

La pratiche culturali, poi, contribuiscono a rafforzare il patriarcato.

In Uganda centrale e orientale, è obbligatorio per le “sengas” (zie materne che insegnano ai giovani le tecniche sessuali) educare ragazze di appena 13 anni a rimanere sempre sottomesse.

Le donne interpellate dall’IPS hanno espresso tutta la loro impotenza. “Astenersi dal sesso?, ha chiesto sorpresa Ida Nakabugo, di 23 anni e residente a Mengo, un quartiere alla periferia di Kampala. “Come potrei? Mio marito mi picchierebbe e mi caccerebbe di casa”.

Madre di tre bambini, la donna si dice fermamente convinta che nel matrimonio “tutti gli uomini tradiscono”, esponendo la propria moglie al virus dell’Hiv.

“Ma cosa puoi farci? È tuo marito. Questo (il contagio da Hiv) fa parte dei rischi che corriamo sposandoci. Quello che mi preoccupa di più sono i miei figli”, lamenta Nakabugo.

Adams Ochaya, studente del terzo anno all’Università di Makerere, ha osservato: “Non puoi parlare di astinenza sessuale quando tutto intorno c’è povertà. La gente è povera, e una donna non può dire di no al sesso se pensa di poterne ricavare qualcosa”.

Ochaya si riferiva al fenomeno dei “sugar daddies”, relativamente diffuso in Uganda, in cui una giovane intraprende volontariamente una relazione sessuale a lungo termine con un uomo più vecchio di lei in cambio di denaro o di beni materiali.

L’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne è il traguardo numero tre degli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG). Secondo l’ultimo rapporto del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) sugli MDG (2003), le donne sono svantaggiate dagli oneri domestici, dai matrimoni precoci e dalle gravidanze.

Povertà, cultura e religione spingono i genitori a dare in moglie le proprie figlie prima che queste abbiano compiuto i 18 anni.

“Credo che dovremmo offrire alle donne e alle ragazze maggiori possibilità di prendere decisioni che le riguardano. Purtroppo, l’astinenza non dà loro l’opportunità di prendere decisioni”, ha osservato Kimbugwe, di UWONET.

L’anno scorso, gli attivisti hanno sollecitato al governo l’attuazione di due leggi da lungo in sospeso, quella sulle relazioni domestiche (Domestic relation bill, DRB) e quella sulle offese domestiche (Sexual offences bill). La prima riguarda la poligamia, il “prezzo” per una moglie, la convivenza, lo stupro da parte del marito, e le mutilazioni genitali femminili.

A giugno 2005, anche l’organizzazione Human Rights Watch con sede a New York ha sollecitato il parlamento dell’Uganda a discutere la DRB. Per ciò che prevede “in particolare sullo stupro da parte del marito, è esattamente il tipo di riforma che chiunque voglia fermare l’Hiv/Aids e promuovere i diritti delle donne dovrebbe sostenere”, si legge nel rapporto.

“Dopo aver languito in parlamento per oltre dieci anni, adesso è il momento che la DRB diventi operativa”.