Equilibri.net, 23 settembre 2010 (IPS) – Tra meno di un mese il secondo mandato del Presidente Lula volge al termine ed il Brasile sarà chiamato a nuove elezioni il 3 ottobre. Tra gli sfidanti alla presidenza, come afferma una recente previsione di Datafolha, domina Dilma Rousseff, candidata del PT (Partito dos Trabalhadores) ed ex Ministro della Casa Civil, con il 50% di possibili preferenze. Lula ha espresso il suo completo appoggio per Dilma e, grazie ad una politica interna ed estera efficace, rimane molto popolare, specialmente tra le classi meno abbienti della popolazione, giocando un ruolo decisivo nella possibile vittoria della candidata. Dopo otto anni (dal 2003 al 2010), si può provare a definire un bilancio dell'operato del suo governo.
In questo periodo infatti il Brasile ha vissuto uno sviluppo economico significativo, registrando un tasso di crescita medio del Prodotto Interno Lordo del 4,2% tra il 2003 e il 2009. Anche in campo sociale si sono avuti dei risultati rilevanti, con un incremento della scolarizzazione e dell'accesso al servizio sanitario nazionale, una diminuzione dell'analfabetismo (tra il 2003 e il 2004 sono stati alfabetizzati 8 milioni di giovani) e della violenza urbana (a São Paulo nel 2008 il tasso di omicidi è sceso del 70%).
Stabilità economica e progresso sociale É innegabile la strepitosa crescita economica avuta in Brasile. Particolarmente rilevante é stato il picco ottenuto nel 2007, con una crescita del PIL del 6,1% (secondo le statistiche della Cepal). Proprio nel 2007 si colloca l'inaugurazione del PAC (Programa de Aceleração do Crescimento), un progetto d'intervento statale (67,8 miliardi R$ in quattro anni) nel mercato promosso da Lula. Il PAC prevedeva investimenti infrastrutturali e nel settore energetico che, associati a misure macroeconomiche, dovevano rappresentare uno stimolo alla produzione. L'obiettivo era quello di una crescita economica sostenibile nel medio-lungo periodo, resa possibile attraverso un aumento dell'occupazione, un miglioramento nelle condizioni di vita dei brasiliani e una riduzione delle disuguaglianze regionali. Il successo del PAC è evidente, ha portato il Paese verso una stabile crescita economica creando nel contempo un progresso sociale: proprio questi due fattori, oltre alla sua personalità carismatica, hanno determinato il trionfo di Lula in termini di consenso politico.
L'ottenuta stabilità economica gli ha permesso di conquistare l'appoggio degli imprenditori, tanto da determinare la partecipazione alla coalizione di governo del suo secondo mandato del PMDB (Partido do Movimento Democrático Brasileiro). Il PMDB è un partito centrista, che riunisce forze politiche molto eterogenee tra loro, dai cattolici moderati e liberali ai socialisti del movimento che contrastò la dittatura militare, uniti per contrapporsi alla destra del PP (Partido Progressista).
In questo senso, lo sviluppo del Brasile ha attirato l'interesse di molte multinazionali, colpite favorevolmente da uno Stato, famiglie e imprese meno indebitate che in alcuni Paesi sviluppati. Più controversa appare invece la politica industriale di Lula, divenuta sempre più esplicita e pronunciata. Il BNDES (Banco Nacional de Desenvolvimento Econômico e Social) investì ingenti capitali pubblici nelle biotecnologie, nel settore farmaceutico e nelle informations technologies, ma permise al contempo la presa di controllo esercitato da compagnie estere su alcune grandi imprese brasiliane, culminata con la creazione di Brasil Food e la fusione tra due grandi imprese produttrici di carne, JBS e Friboi. La denuncia è quella di aver creato campioni nazionali sorretti, in modo diretto o indiretto, dallo Stato.
Si è cercato poi d'incrementare lo sviluppo di piccole-medie imprese locali, che avevano difficoltà ad ottenere prestiti superiori ad un anno dalle banche private a causa degli alti tassi d'interesse applicati. Come conseguenza, il tasso di riferimento del Banco Central do Brasil (Selic) è diminuito al 6% (dall'11% del 2001) ed è stato aumentato il credito pubblico al settore privato, per permettere alle imprese di espandersi e modernizzarsi (dal 28,65% del PIL del 2003 al 55,71% del 2008).
Lula ha saputo conquistare anche e soprattutto il consenso delle classi medio-basse della popolazione, grazie a politiche a sostegno dell'istruzione e della sanità e un sistema di trasferimenti di risorse alle famiglie che si collocano al di sotto della soglia di povertà. Particolarmente significativi sono stati gli investimenti in termini di servizio sanitario di base (40 miliardi R$) e di prevenzione alla violenza infantile (2,9 miliardi R$, attraverso la creazione del “PAC das Crianças”). Il valore sociale di queste manovre risulta evidente, notando che la salute e la violenza sono considerati i maggiori problemi a livello nazionale dal 24,2% dei brasiliani (Datafolha, 2007).
Spicca tra le misure di Lula “Bolsa Família”, un programma del 2003, secondo il quale per beneficiare del trasferimento statale la famiglia deve garantire l'accesso dei figli a scuola e vaccinazioni. Nel 2006 11 milioni di brasiliani avevano accesso al programma, determinando a sostanziale riduzione del 27% dell'indice di povertà tra il 2002 e il 2006.
In tema di lotta alla povertà si può citare anche il programma “Fome Zero”, inaugurato nel 2003 per combattere la fame e le sue conseguenze strutturali, operando a livello federale, nazionale e locale. Il maggiore pregio di Fome Zero è quello di rappresentare un intervento immediato al problema della miseria, permettendo di abbassare la percentuale di mortalità infantile per malnutrizione dal 37% del 2002 al 22% del 2008 (Analisi CEPAL).
Visto il successo del PAC, Lula ha annunciato la partenza del “PAC2” nel 2011, che prevede un impegno di risorse per 1,59 bilioni R$ e, secondo le stime del Governo, una crescita media del PIL del 5,5% tra il 2009 e il 2014. Ma le critiche non mancano. Il PAC2 viene considerato da molti come un'abile mossa elettorale: Lula ha infatti affermato che solo in caso della vittoria di Dilma alle urne sarà possibile una sua reale attuazione. Ancora, nel 2009 il Tribunal de Contas da União denunciò irregolarità in 30 delle 99 opere previste dal PAC e, stando ad un'analisi dell'ONG “Contas Abertas”, alla fine del 2009 solo il 9,8% dei progetti in agenda sarebbero stati realizzati, mentre il 62% sarebbe rimasto incompiuto.
Le relazioni internazionali
La trasformazione della realtà economica, sociale e politica del Brasile, la riduzione delle disuguaglianze interne al Paese e la forte personalità di Lula hanno sicuramente avuto delle conseguenze anche sul piano degli affari esteri. Lula ha infatti cercato d'inaugurare una nuova forma di gestione delle relazioni internazionali, ricercando per il Brasile un ruolo di primo piano nell'agenda internazionale. In particolare, i rapporti internazionali non si sono concentrati solamente sul mantenimento di legami commerciali con Europa e Usa, ma anzi hanno proposto una nuova visione multilaterale del mondo. In questo nuovo scenario, i Paesi emergenti godono di una posizione di rilievo sia all'interno di organizzazioni come il FMI o l'ONU, ma anche costituendo nuove alleanze. Basti pensare per esempio al G20, gruppo dei Paesi emergenti creato in seno all'OMC, al BRIC, che riunisce i paesi in rapido sviluppo (Brasile, India, Russia e Cina) e all'IBAS, forum di dialogo tra India, Brasile e Sud Africa.
Il buon livello d'integrazione esistente tra gli stati sudamericani ha permesso poi a Lula di poter dialogare e stringere legami con Paesi di altre zone geografiche. In termini di esportazioni, il principale socio del Brasile risulta essere la Cina, che rappresenta il 13,2% del mercato dell'export superando perfino gli USA (10,29%).
Inoltre, gli scambi con i Paesi Arabi si sono quadruplicati negli ultimi sette anni e quelli con l'Africa quintuplicati. Un altro esempio di collaborazione è rappresentato anche dall'intensa cooperazione sud-sud avviata dall'ormai ex-Presidente brasiliano: nel 2008, secondo l' Agência Brasileira de Cooperação (ABC), sono stati approvati 236 progetti, a beneficio di 58 Paesi in via di sviluppo. Infatti, il Brasile sta assumendo un impegno sempre maggiore nel proteggere gli interessi degli Stati emergenti, anche in temi delicati come quello della sicurezza internazionale: grazie ad un accordo tra Brasile, Turchia ed Iran, a maggio 2010 quest'ultimo si è impegnato a cedere uranio scarsamente arricchito, in cambio di combustibile nucleare da utilizzare per scopi medici.
Conclusioni
Anche riconoscendo l'indubbia efficacia delle politiche di Lula, in campo sia economico che sociale, si possono avanzare alcune critiche. In un certo modo questi programmi, specialmente Bolsa Família, possono “viziare” la popolazione indigente, favorendo una dipendenza dai trasferimenti statali e sfavorendo, ad esempio, la ricerca di un'occupazione. Insomma, tutte queste misure potrebbero di fatto non cambiare affatto la struttura della società brasiliana, caratterizzata da una cronica disuguaglianza e da livelli estremamente elevati di concentrazione della ricchezza, ma solamente aumentare le possibilità d'ascensione sociale degli individui. Nonostante ciò, la popolarità di Lula resta alle stelle, soprattutto tra le classi più basse, che percepiscono le politiche sociali come successi personali del Presidente e non come azioni statali (e quindi finanziate con le risorse di tutti i contribuenti).
A nulla sono serviti i grandi scandali scoppiati recentemente in campagna elettorale, più volte denunciati dall'opposizione: l'80% dei brasiliani lo sostiene e il 45% ha dichiarato un'intenzione di voto per il candidato da lui sostenuto (Datafolha). É evidente come l'approccio adottato dagli sfidanti di Dilma faccia poca presa sulle masse, che appoggiano in larga parte il Governo uscente per la crescita economica straordinaria degli ultimi anni. I brasiliani hanno percepito risultati concreti, un miglioramento delle loro condizioni materiali e proprio per questo motivo la gente comune è pronta a sostenere un'altra volta il PT alle urne.
Date le previsioni, è quasi scontata una vittoria di Dilma ed è altrettanto probabile una sua continuazione con la linea politico-economica del suo predecessore. La sfida per lei sarà invece riuscire, senza la figura carismatica e la capacità comunicativa di Lula, a mantenere stabile la crescita economica, ad attuare finalmente una vera riforma redistribuiva e a conservare la stessa autorevolezza in ambito internazionale. Copyright Equilibri

