HARARE, 19 febbraio 2009 (IPS) – Il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe ha presieduto la scorsa settimana la formazione del nuovo governo di unità nazionale, dove il segretario generale del Movimento per il cambiamento democratico (MDC) Tendai Biti è stato nominato nuovo ministro delle finanze.

Tendai Biti: Questo lavoro qualcuno deve pur farlo.
Stanley Kwenda/IPS
Biti ha di fronte il difficile compito di trasformare la moribonda economia del paese, afflitta da tanti problemi: un settore manifatturiero praticamente defunto; un settore agricolo al collasso; un tasso di inflazione tra i peggiori al mondo; un tasso di disoccupazione galoppante e livelli di povertà in continuo aumento. Ma Biti, critico spietato delle politiche economiche di Mugabe, è ben consapevole della sfida monumentale che dovrà affrontare.
Seppure non abbia nessuna qualifica in materia di finanza ed economia, Biti ha la nomea di essere un vorace lettore con un debole per le citazioni, dai classici greci passando per Shakespeare e Dickens, alla letteratura popolare contemporanea come L’Alchimista di Paulo Coelho.
Il tenace avvocato commerciale ha parlato con il giornalista dell’IPS Stanley Kwenda dopo la sua nomina, illustrando le sue idee e come intende riassestare l’economia dello Zimbabwe.
D: Cosa pensa della sua nuova sfida?
Tendai Biti: È il peggior lavoro del mondo, ma dovrò prenderlo di petto e senza dubbio saprò essere all’altezza del compito e lo supererò.
D: Come riuscirà a tirar fuori dal pantano l’economia del paese?
TB: Prima di tutto dobbiamo tirar fuori il paese dal caos in cui Mugabe l’ha fatto precipitare, mettendo in piedi solide misure per stabilizzare l’economia e creare un nuovo clima favorevole agli investitori.
D: Come pensa di farlo?
TB: Dobbiamo ripristinare le capacità dell’offerta nel settore industriale. Nei primi sei mesi si dovrà passare gradualmente da una capacità intorno allo zero per cento ad almeno il 60 per cento. E questo sarà possibile offendo pacchetti e incentivi ai diversi settori industriali. Dovremo poi cambiare la politica mineraria, e tirar fuori una struttura di mercato attrattiva, in grado di offrire ai minatori locali prezzi internazionali per i loro prodotti. Bisognerà rivedere anche le percentuali di royalties minerarie, oltre a creare un ambiente favorevole agli investitori, rimuovendo diversi impedimenti.
D: Lei parla del suo lavoro come del peggiore al mondo. Ad un certo punto si diceva che lei fosse riluttante a partecipare al nuovo governo. Che cosa l’ha convinta alla fine ad accettare?
TB: Solo il fatto che qualcuno doveva pur farlo.
D: L’economia dello Zimbabwe è largamente imperniata sull’agricoltura, ma il settore è ben lontano dal suo pieno potenziale. Quali misure adotterà per rianimare il settore?
TB: Investiremo moltissimo in questo settore, soprattutto nella stagione agricola 2009-2010.
L’agricoltura è alla base del settore manifatturiero del paese, e contribuisce per circa il 90 per cento al prodotto interno lordo (PIL). In sostanza, vogliamo applicare un regime di trasformazione per tutti i settori.
D: La valuta del paese viene oggi equiparata da molti alla carta straccia, a causa del clima di iperinflazione. Quali misure pensa di adottare per arrestare questa ondata?
TB: Introdurremo una democrazia partecipatoria per poter attingere a diverse idee, al contrario del sistema di comando centralizzato.
Nei dettagli, dovremo attivarci per salvare il dollaro dello Zimbambwe (ZWD) facendolo fluttuare sul mercato in modo che trovi il suo valore naturale. Nel frattempo, lo terremo affiancato al rand sudafricano, ma la soluzione è che il ZWD mantenga il suo valore reale, piuttosto che avere una ‘randizzazione’ dell’economia.
D: Cosa pensa delle accuse che la Banca centrale (Reserve Bank of Zimbabwe, RBZ) abbia provocato l’inflazione continuando a stampare banconote?
TB: Il ruolo della RBZ nell’economia sarà minimo, tornando alle sue funzioni basilari di gestire la politica monetaria del paese, istituire un tasso di interesse reale e incoraggiare i risparmi nelle riserve nazionali di valuta estera.
Bisognerà smetterla di stampare banconote e creare un rigido regime di disciplina fiscale. Dovremo spendere solo ciò che abbiamo.
D: Quali sono le prospettive di un'iniezione finanziaria dall’Occidente per il rilancio dell’economia?
TB: Indubbiamente il paese avrà bisogno di iniezioni finanziarie dall’occidente e abbiamo già avuto promesse concrete, ma questo sarà possibile solo dopo aver risolto alcuni punti chiave, come l’istituzione della democrazia, il rispetto dei diritti umani e dei diritti di proprietà.

