CITTA’ DEL CAPO, 25 settembre 2008 (IPS) – Da due anni, il Sudafrica è alle prese con un dramma politico, uno scandalo ai piani alti del potere che ha portato questa settimana alle dimissioni del presidente Thabo Mbeki, su disposizione del Congresso nazionale africano (ANC, African National Congress), seguite da quelle di diversi membri del gabinetto.
Mbeki ha accettato il suo destino con un discorso particolarmente schivo trasmesso il 21 settembre dalla TV nazionale. Anche la sua vice, Phumzile Mlambo-Ngcuka, ha annunciato martedì la rinuncia al proprio mandato. Diversi altri ministri li hanno seguiti, tra cui il ministro delle Finanze Trevor Manuel; quello delle Imprese pubbliche Alec Erwin; il ministro della Difesa Mosioua Lekota; il vice ministro degli Affari esteri Aziz Pahad; e il vice ministro delle Finanze Jabu Moleketi.
Mbeki era subentrato a Nelson Mandela nel 1999, dopo essere stato il suo vice dalle prime elezioni democratiche in Sudafrica, nel 1994. Era stato acclamato dal mondo come la spinta propulsiva dietro la New Partnership for Africa’s Development (Nepad), e per aver divulgato l’idea di un “Rinascimento africano”.
Conquiste offuscate tuttavia dalle recenti rivelazioni di presunti abusi delle istituzioni, a quanto pare per soddisfare i requisiti richiesti dalla Costituzione e dal Bill of Rights del Sudafrica, tanto ammirati a livello internazionale.
Il 12 settembre, il giudice Chris Nicholson ha scoperto una violazione del diritto ad un giusto processo per l’ex vice presidente del paese e attuale presidente dell’ANC Jacob Zuma, a causa dell'ingerenza di Mbeki e dei diversi ministri della Giustizia nel potere giudiziario nazionale. Il Comitato esecutivo nazionale (Nec) dell’ANC ha deciso questo week-end di sollevare Mbeki dal suo incarico.
Zuma era accusato di aver chiesto tangenti all’impresa di armi francese Thint/Thales, per agevolare la sua offerta di fornitura d’armi in un appalto del 1999, allora del valore di 4,8 miliardi di dollari. Mbeki aveva licenziato Zuma dalla sua posizione di vice nel 2005, quando il suo socio in affari Schabir Shaik era stato condannato per corruzione in relazione al contratto sulle armi.
I sostenitori di Zuma, tra cui gli alleati di sinistra dell’ANC, il Congresso dei sindacati sudafricani (Cosatu) e il Partito comunista del Sudafrica (Sacp), hanno lanciato accuse di intromissione politica sin dal primo dibattimento d’accusa contro Zuma nel 2003.
Mbeki nega ogni interferenza nel procedimento giudiziario. Ma Zuma e i suoi alleati sono riusciti a mettere i principali schieramenti del partito al potere contro Mbeki, portando all’espulsione del presidente e di quasi tutta la sua cricca dal Comitato esecutivo dell’ANC in una conferenza di partito nel 2007.
Ma il disincanto nei confronti di Mbeki, al di là dell’ANC e dei suoi partner, risale a molto prima.
Una protesta pubblica lo aveva già condannato per il licenziamento del vice ministro della Salute Madlala-Routledge nell’agosto 2007, responsabile di aver denunciato una crisi del sistema sanitario che aveva causato la morte di diversi neonati in un ospedale rurale.
Per i suoi detrattori, era solo il seguito di un tema diventato comune durante il suo mandato presidenziale, sintetizzato nel presunto rifiuto di Mbeki di riconoscere la realtà sudafricana. Tra i primi episodi, l’aver messo in dubbio alla fine degli anni ’90 i dati sugli stupri, in un paese noto per avere un tasso di stupri tra i più alti nel mondo.
Successivamente, il suo rifiuto di riconoscere il legame tra Hiv e Aids, in un paese che ha i più alti tassi di infezione al mondo, provocò indignazione da molte parti. Di fronte a questo atteggiamento negazionista sull’Hiv, passò in secondo piano il legittimo accento posto da Mbeki sul ruolo giocato dalla povertà nel creare le condizioni sociali che alimentano la pandemia dell’Hiv/Aids.
Questo atteggiamento proseguì con il rifiuto del governo di Mbeki di accettare alcuni risultati del Programma Onu per lo sviluppo 2003, da cui emergeva un peggioramento delle ineguaglianze dal 1994, a causa della politica economica neoliberista del governo.
Negli ultimi anni poi, il governo ha evitato di diffondere i dati ufficiali sulla disoccupazione (basati su una sua definizione più ampia, che include anche coloro che hanno rinunciato a cercare lavoro), a quanto pare per nascondere la vera dimensione del fenomeno; è senza lavoro il 42 per cento dei sudafricani, secondo un recente articolo del Commissario per i diritti umani del Sudafrica Leon Wessels.
Sullo sfondo di una forte e persistente disoccupazione, la povertà rimane inevitabilmente radicata, con metà della popolazione che resta esclusa dall’economia ufficiale. Secondo le Nazioni Unite, 22 milioni di sudafricani vivono ancora al di sotto della soglia di povertà.
Mbeki ha continuato ad attirarsi il biasimo dell’opinione pubblica con la scellerata affermazione sulla criminalità, che non era poi 'così alta come i sudafricani pensano'. Questo in un paese con un tasso di omicidi superiore a quello di molti altri paesi.
Ma ciò che ha portato infine al suo tracollo, è la questione dell’abuso delle istituzioni, che non è cominciato con il caso di Zuma. Alla fine degli anni ’90, Mbeki aveva accusato alcuni alti membri dell’ANC, Tokyo Sexwale, Matthews Phosa e Cyril Ramaphosa, di aver ordito un complotto contro di lui. Non esisteva nessuna prova, ma un’indagine della polizia venne utilizzata per “persuaderli” a lasciare l’attività politica.
Nello stesso periodo, l’esecutivo si affrettò a soffocare ogni possibilità del Parlamento di esercitare il proprio ruolo di vigilanza nelle indagini sul contratto delle armi. I dissidenti furono rimossi rapidamente dalla loro posizione, e fu promosso chi era rimasto fedele alla linea del partito. Questa la situazione alle soglie del 2000.
Il licenziamento di Madlala-Routledge's segue la stessa scia. Alla fine dell’anno scorso, Mbeki sospese anche il direttore nazionale dei pubblici ministeri Vusi Pikoli, perché insoddisfatto della sua decisione di arrestare il commissario della polizia nazionale e allora capo dell’Interpol Jackie Selebi con l’accusa di corruzione. Da allora, anche Selebi è stato sospeso, in attesa di processo.
Cosa significa tutto questo per il futuro del Sud Africa nel medio periodo? Mbeki ha centralizzato i processi decisionali, come presidente del paese e presidente dell’ANC. Ha messo sotto silenzio chi aveva idee diverse e promosso i suoi adulatori. La determinazione degli oppositori nel rimuoverlo dall’incarico dovrebbe essere vista come la conseguenza del soffocamento dello spazio democratico.
Anche i metodi di governo di Mbeki hanno creato un clima di scarsa considerazione per le istituzioni costituzionali e la pratica democratica. La restrizione dello spazio democratico ha alzato enormemente la posta in gioco.
In questo contesto, la spinta a togliere il potere dalle mani del gruppo di Mbeki ha comportato attacchi all’integrità del potere giudiziario e dei singoli giudici; agli appelli ad “uccidere per Zuma”; e a un atteggiamento di sfida verso la Commissione per i diritti umani del Sudafrica.
Si potrebbe sostenere che Mbeki meritasse di essere rimosso dal potere, dato il suo atteggiamento negazionista e i suoi fallimenti. Ma la sua rimozione e la perdita di molti dei membri del suo gabinetto potrebbe inasprire la momentanea paralisi nella funzione dei servizi pubblici, che si sta aggravando dopo l’elezione di Zuma a presidente dell’ANC, che ha dato vita a due centri di potere. Il governo potrebbe precipitare in una paralisi più profonda, se la nuova leadership non si affretterà a nominare i sostituti negli incarichi ministeriali, dando così un messaggio di stabilità ai dipendenti pubblici.
E questo sarà ulteriormente complicato dal fatto che il servizio pubblico è ormai politicizzato nella lotta tra le due fazioni. Per di più, l’ANC, come altri partiti, deve mettere a punto la propria lista proporzionale di rappresentanti per il parlamento, in vista delle elezioni del prossimo anno, e delle elezioni provinciali per la leadership del partito. Questi processi hanno già portato al crollo dei meeting dei rami del partito, finiti nel sangue, con almeno un morto e diverse persone accoltellate o colpite con armi da fuoco negli scontri tra le due fazioni.
Con le dimissioni in massa della cricca di Mbeki, è stato lanciato il guanto della sfida. La fazione di Zuma lo raccoglierà?

