MEDIO ORIENTE: Nessuno vince nella guerra del silenzio obbligato

CITTA’ DI GAZA, 24 settembre 2008 (IPS) – Mancano tante cose a Gaza, lo si vede camminando per le strade e i negozi. Cibo e medicine non possono entrare a causa del blocco imposto da Israele; ma anche i giornali, che un tempo erano parte del paesaggio cittadino.

Mohammed Omer/IPS Mohammed Omer/IPS

Mohammed Omer/IPS
Mohammed Omer/IPS

Al-Hayat-Al-Jadeeda e Al-Ayyam, due giornali fedeli a Fatah, non circolano più. E per una volta, la colpa non è della censura degli israeliani.

Dei due grandi territori palestinesi, Gaza è governata da Hamas, e la West Bank da Fatah. Gli scontri tra i due gruppi hanno messo a tacere ogni voce di entrambi gli schieramenti.

Lo scorso 28 luglio, le forze di polizia affiliate ad Hamas hanno vietato la distribuzione di tre quotidiani a Gaza; ma ad uno di questi, al-Quds, è stato permesso di tornare a circolare. Dal canto loro, le autorità della West Bank hanno messo al bando all’inizio di giugno Falsteen e Al-Risalah, due quotidiani affiliati ad Hamas.

“Abbiamo indicato alcune linee guida per un giornalismo più professionale, ma non hanno voluto fare accordi con noi”, ha spiegato all’IPS il portavoce di Hamas Taher Al-Nounno, riferendosi alle pubblicazioni di Fatah. “Quei quotidiani diffondevano bugie e istigavano al conflitto”.

Nimir Hamad, consigliere politico nella West Bank del presidente dell’autorità palestinese Mahmoud Abbas, ha affermato: “Al-Rasalah e Falasteen sono entrambi giornali propagandistici che fomentano lo scontro, pubblicando idee estremiste e fondamentaliste”.

I giornalisti e gli operatori che lavoravano per un canale televisivo di proprietà di Hamas nella West Bank sono stati arrestati, e lo stesso è accaduto con i giornalisti dei media solidali a Fatah. I due gruppi hanno chiuso le loro stazioni radio, e ad entrambe sono state confiscate le attrezzature mediatiche.

Secondo l’organizzazione internazionale Reporters Sans Frontières, almeno nove mezzi di informazione hanno smesso di operare a Gaza da luglio 2007, quando Hamas ha assunto il controllo di Gaza dopo la vittoria elettorale alle elezioni del gennaio 2006. Tre erano di proprietà dello Stato e sei privati. La Basic Law (Legge fondamentale) dell’Autorità palestinese (AP) afferma che tutti hanno il diritto alla libertà di pensiero e di espressione. Ma nel 1995, l’AP ha approvato un’altra legge che vieta ogni critica all’Autorità palestinese o al suo presidente. Una legge che oggi viene utilizzata negli attacchi contro i giornalisti e contro le sedi dei quotidiani.

La legge non si applica ai media stranieri. Ma Human Rights Watch (HRW) osserva che sempre più giornalisti rinunciano ad occuparsi della regione perché i rischi sono troppo alti.

E anche troppo spesso ormai, non c’è nessuno a registrare i tanti abusi che vengono commessi nel paese. “Negli ultimi 12 mesi, i palestinesi di entrambe le parti (West Bank e Gaza) hanno subito gravi abusi per mano delle loro stesse forze di sicurezza, oltre agli abusi continui da parte del potere d’occupazione, Israele”, ha dichiarato HRW.

Il rapporto di HRW dichiara che sin dalla presa di potere di Gaza lo scorso anno, Hamas ha torturato detenuti, effettuato arresti arbitrari di oppositori politici, e calpestato le libertà di espressione e di assemblea. E dice che Fatah ha fatto esattamente lo stesso.

La censura di Israele nei confronti della Terra Promessa risale a molto tempo fa: nel 1971, l’allora primo ministro israeliano Golda Meir cancellò il nome della Palestina da tutte le mappe prodotte in Israele. Le forze d’occupazione israeliane dichiararono illegale ogni simbolo palestinese, come bandiere e manifesti.

Durante la prima Intifada (1987-1992), il nome dato alla rivolta palestinese, e ancora nella seconda Intifada (cominciata nel settembre 2000), le autorità israeliane hanno imposto una rigida censura sulle pubblicazioni palestinesi, ordinando l’eliminazione di ogni informazione relativa alla “sicurezza”.

Le autorità israeliane hanno incarcerato i lavoratori dei media, maltrattandoli e negando loro le autorizzazioni stampa. RSF denuncia che i soldati israeliani hanno sparato contro almeno nove giornalisti palestinesi. Ma al di là di Israele e delle fazioni palestinesi, la censura sarebbe da attribuire anche ai campioni della libertà, come Unione europea e Stati Uniti, a detta di HRW, ed emergerebbe dai fondi e dalla protezione politica garantita alle forze di sicurezza, si osserva.