POLITICA: Il Sud prende di mira l’elitarismo del Consiglio di Sicurezza

NAZIONI UNITE, 29 agosto 2008 (IPS) – Un ampio gruppo di paesi in via di sviluppo chiede che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU sia più aperto e tenuto a dar conto delle sue decisioni in materia di pace e sicurezza internazionale.

Mercoledì, durante un dibattito aperto, i 118 membri del Movimento dei Non Allineati (NAM) hanno accusato il Consiglio di non aver saputo dimostrare trasparenza e responsabilità nei suoi processi decisionali.

“Trasparenza, apertura e coerenza sono elementi chiave che il Consiglio dovrebbe osservare in tutte le sue attività”, ha affermato Ileana Nunez Mordoche, parlando a nome dei membri del NAM. “Malauguratamente, [il Consiglio] ha trascurato tutti questi fattori in numerose occasioni”.

La riunione era stata convocata dal presidente del Consiglio per discutere i metodi di lavoro del Consiglio, tra cui l’attuazione delle misure illustrate in una nota presidenziale circa due anni fa.

Molti diplomatici che hanno preso parte al dibattito ritengono che il Consiglio abbia bisogno di cambiamenti immediati nelle procedure decisionali, perché in anni recenti la richiesta di intervento dell’ONU in operazioni di peacekeeping e di prevenzione dei conflitti è cresciuta esponenzialmente.

“Il Consiglio di Sicurezza ha delle responsabilità sempre più complesse nel mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, perciò è vitale che il gruppo dei 15 che ne fa parte continui a migliorare i metodi di lavoro”, ha affermato il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon.

Secondo alcuni osservatori, tuttavia, è improbabile che si verifichino cambiamenti sostanziali nelle procedure esistenti finché il Consiglio resta subordinato agli interessi delle cinque grandi potenze, vale a dire Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, noti anche come P5.

I P5, che hanno potere di veto e possiedono vasti arsenali nucleari, sono contrari a qualsiasi cambiamento procedurale che possa intaccare, anche solo in parte, il loro status speciale e la loro influenza sul processo decisionale.

Secondo l’ambasciatore sudafricano D.S. Kumao, “Loro di solito agiscono in segreto e cercano di imporre il loro punto di vista al resto del Consiglio stilando risoluzioni e pretendendo che il Consiglio le appoggi senza ulteriori discussioni”.

Per Kumalo, che nel recente passato è stato presidente del Consiglio, il P5 è un “fenomeno da gruppo ristretto, che presenta un problema, visto il nostro desiderio di trasparenza e inclusività politica”.

Come Giappone, Germania, India e Brasile, il Sud Africa è uno dei candidati a un seggio permanente nel Consiglio. L’allargamento del Consiglio è all’ordine del giorno da più di un decennio, ma gli stati membri non sono ancora riusciti a trovare un accordo sulle dimensioni e sui poteri.

La composizione attuale del Consiglio riflette la struttura di potere del 1945, quando i vincitori della Seconda guerra mondiale acquisirono una posizione privilegiata. Nella forma attuale, il Consiglio resta inoltre sbilanciato a favore del Nord industrializzato.

Come Kumalo, i critici affermano da tempo che il Consiglio è antidemocratico e che la sua efficacia e legittimità non sussistono, se esso non risponde alle esigenze e alle richieste del mondo di oggi.

“Seppure lieti di discutere i metodi di lavoro del Consiglio in un dibattito aperto in questo Consiglio, devo far rilevare che la questione va al di là del numero limitato di membri di questo organismo”, ha affermato l’ambasciatore Nirupam Sen dell’India, paese con oltre un miliardo di abitanti.

Sen ha affermato che l’aumento di interesse tra chi non fa parte del Consiglio e il fatto che il Consiglio agisca in nome di tutti i membri dell’ONU rafforza l’opinione che l’Assemblea Generale abbia un ruolo legittimo nel deliberare sui metodi di lavoro del Consiglio.

L’Assemblea Generale dell’ONU è composta da 192 membri, ma a differenza del Consiglio di Sicurezza, le sue decisioni non possono essere attuate con la forza.

Sen ha sottolineato che gli stati con le proprie truppe impegnate nei contingenti di pace tentano da tempo di essere coinvolte nei processi decisionali delle operazioni di peacekeeping, “anziché essere consultate pro forma”. L’ambasciatore ha poi denunciato una carenza di accesso alle informazioni e alla documentazione.

In contrasto con le osservazioni fatte dai diplomatici dei paesi in via di sviluppo, il rappresentante USA Alejandro Wolff ha rivendicato uno “sforzo dinamico e continuo” per garantire che l’operato del Consiglio fosse immediatamente disponibile a tutti i membri dell’ONU, e ha sottolineato molti miglioramenti.

Pur dichiarandosi soddisfatto per la disponibilità del Consiglio a migliorare i suoi metodi di lavoro e le regole decisionali, Sen ha affermato che molti difetti sono solo un sintomo di “un malessere più profondo che risiede nella sua struttura e composizione”.

“A volte si afferma che potremmo considerare la riforma dei metodi di lavoro del Consiglio come un fine in sé”, ha aggiunto. “Ma nella realtà, l’ottenimento di un autentico, duraturo e necessario miglioramento nei metodi di lavoro del Consiglio non può essere separato dall’allargamento del numero di membri permanenti”.