MEDIORIENTE: Israele procede con l’estensione degli insediamenti

GERUSALEMME, 28 agosto 2008 (IPS) – Secondo l’organizzazione israeliana per i diritti Peace Now, Israele avrebbe lanciato gare d’appalto per la costruzione di 1761 unità abitative illegali per i coloni israeliani a Gerusalemme est occupata.

Bulldozer israeliani in territorio palestinese nel villagio di Ni'ilin. Mel Frykberg

Bulldozer israeliani in territorio palestinese nel villagio di Ni’ilin.
Mel Frykberg

I piani di espansione giungono nonostante le promesse del governo israeliano al summit per la pace di Annapolis, in Maryland, di bloccare ulteriori sviluppi degli insediamenti.

“Ancora una volta questo governo ha dimostrato che le parole e gli impegni non significano niente, e che non hanno nessuna intenzione di mantenere la parola data”, afferma Peace Now.

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha sottolineato ripetutamente che la costruzione di insediamenti o l’espansione nella Cisgiordania va contro il diritto internazionale e gli impegni presi da Israele nella “road map” del processo di pace.

La road map prevedeva una serie di misure per la costruzione della pace proposte dal presidente USA George W. Bush nel 2002 e successivamente sviluppate dal Quartetto diplomatico composto da Unione Europea, Nazioni Uniti, Russia e Stati Uniti.

Ban Ki-Mon inoltre ha esortato Israele a bloccare tutta l’attività di insediamento e smantellare gli avamposti eretti dopo marzo del 2001.

Anche il segretario di Stato USA Condoleeza Rice, normalmente sostenitrice irriducibile di Israele, ha espresso preoccupazione per la costruzione di nuovi insediamenti durante la sua ultima visita in Israele diversi mesi fa.

“E' importante creare un clima di certezza e di fiducia”, ha affermato la Rice dopo i colloqui avuti con il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas a Ramallah. “Gli Stati Uniti ritengono che gli atti (di insediamento) e gli annunci che vengono fatti incidano negativamente sul clima dei negoziati”.

Non si può permettere che le nuove costruzioni modellino i futuri confini israelo-palestinesi, che restano sotto negoziato, ha detto la Rice. “Gli Stati Uniti non permetteranno che queste attività incidano sul risultato finale dei negoziati, confini inclusi.

La Convenzione di Ginevra vieta espressamente il trasferimento di popolazione civile in territori occupati.

Ma persino mentre il primo ministro israeliano Ehud Olmert si incontrava con Abbas a Gerusalemme la scorsa settimana nel tentativo di favorire il processo di pace, erano già in preparazione progetti per la costruzione di ulteriori insediamenti.

All’inizio del mese, prima della denuncia di Peace Now, l’Autorità per i Territori d’Israele ha lanciato gare d’appalto per la costruzione di 130 nuove unità abitative a Har Homa, Gerusalemme est.

Il quartiere di Har Homa e tutti gli insediamenti di Gerusalemme est sono stati costruiti su territori occupati da Israele durante la guerra arabo-israeliana del 1967. Successivamente Israele ha incorporato le zone comprese nei confini di Gerusalemme con un atto non riconosciuto dalla comunità internazionale.

Oltre al bando pubblico per gli appalti, ci sono attualmente 500 case già in costruzione a Har Homa e 240 nella colonia di Maaleh Adumim, sempre a Gerusalemme est.

Contemporaneamente alla pubblicazione dei bandi di gara per Har Homa, funzionari israeliani hanno chiesto anche un capitolato d’appalto alle società di costruzioni per costruire più di 300 appartamenti nella colonia cisgiordana di Beitar Illit vicino Betlemme, a circa venti minuti di strada da Gerusalemme.

Tutto questo arriva dopo l’approvazione di Olmert, all’inizio dell’anno, per la costruzione di 750 nuove case nell’insediamento di Givat Zeev a nordovest di Gerusalemme, e 100 nell’insediamento di Ariel nel nord della Cisgiordania.

In Cisgiordania ci sono all’incirca 430mila coloni israeliani che risiedono illegalmente.

Secondo l’organizzazione israeliana B’Tselem, Israele in Cisgiordania ha insediato 135 colonie (compresa Gerusalemme est) riconosciute dal ministero dell’interno. In più, sono stati creati decine di avamposti di varie dimensioni.

Sedici insediamenti sono stati creati nella Striscia di Gaza e successivamente smantellati nel 2005 durante l’attuazione del “ritiro”.

L’esproprio delle terre ai contadini palestinesi per la costruzione e l’ampliamento degli insediamenti israeliani ha provocato immani difficoltà e sofferenze economiche ai palestinesi, e alcuni hanno intrapreso atti di disobbedienza civile nel tentativo di mantenere gli appezzamenti di terreno agricolo che non sono stati confiscati.

Gli abitanti dei villaggi di Bil’in e Ni’ilin vicino Ramallah nella Cisgiordania centrale, insieme ad attivisti internazionali e simpatizzanti israeliani, hanno inscenato proteste settimanali che hanno portato a un certo numero di morti, arresti e feriti. L’incidente più tristemente noto è stato quello di Ashraf Abu Rahma, abitante di Ni’ilin che è stato bendato, ammanettato e fucilato.

Gli abitanti di Ni’ilin protestano per l’esproprio delle terre ha che visto ridurre le dimensioni del villaggio dai 5700 ettari di terreno del 1948 ai 3300 del 1967, fino alla stima approssimata attuale di 1000 ettari.

Bahjat Mesleh, coltivatore di olive di Ni’ilin, ha riferito all’IPS di aver perso circa 75 dunam (10 dunum equivalgono a un ettaro) di terra per lasciar spazio alla costruzione del muro di separazione che divide Israele dalla Cisgiordania.

“Questo mi è costato quasi 25mila dollari e sono più fortunato di altri coltivatori perché riesco ancora a mantenere la mia famiglia lavorando come insegnante. Non tutti i contadini riescono a mantenere i mezzi di sussistenza”, afferma Mesle

Secondo il B’Tselem, “Israele ha rubato migliaia di dunam di terra ai palestinesi. Israele vieta ai palestinesi l’ingresso e l’uso di queste terre, e usa le colonie per giustificare numerose violazioni dei diritti palestinesi, come il diritto alla casa, al lavoro e alla libertà di movimento”. “I coloni, d’altra parte, beneficiano di tutti i diritti dei cittadini di Israele che vivono all’interno della Linea Verde, e in alcuni casi godono persino di più diritti”.

Lo strumento principale che viene usato per impossessarsi delle terre è quello di dichiararle terreni di stato. Questo processo è iniziato nel 1979, e si fonda su un’attuazione distorta della Legge sulle Terre Ottomane del 1858, che vigeva nella zona all’epoca dell’occupazione.

Tra gli altri metodi impiegati da Israele per impossessarsi delle terre, ci sono il sequestro per esigenze militari, la dichiarazione dei terreni come “beni abbandonati” e l’esproprio della terra per esigenze pubbliche.