TUNISIA: Le donne vogliono lasciare il segno

TUNISI, 24 ottobre 2011 (IPS) – Nove mesi dopo la rivolta popolare che ha spodestato l’ex presidente e dittatore tunisino Zine Abadine Ben Ali, gli elettori sono andati alle urne domenica per scegliere nuovi leader che riformino il sistema politico del paese.

La campagna elettorale nel paese culla della primavera araba è stata, tra le altre cose, un terreno di prova per i diritti delle donne come elettrici decise a scegliere tra circa 11mila candidati, di cui la metà donne.

“Sono molto fiera di queste donne, tutte candidati estremamente capaci”, aveva detto a IPS a pochi giorni dal voto Maya J’ribi, segretario generale del Partito democratico progressista (PDP) e in cima alla lista elettorale del governatorato di Ben Arous di Tunisi.

“Ci avviamo verso una nuova era per le donne in Tunisia”, ha dichiarato sabato davanti ad una sala gremita di persone, di cui almeno la metà donne, alcune con il velo, e molti giovani.

“Quest’anno la nostra priorità non è il laicismo, è la democrazia”, ha affermato Najed Zammouri, un’altra candidata del PDP.

“La mia speranza è che le donne costituiscano una sfida per i loro mariti in queste elezioni”, è stato il commento di Khadija ben Hassine, candidata per il Polo democratico modernista (MDP) del governatorato di Manouba, Tunisi. Si riferiva alla crescente popolarità del Partito islamico Ennahda di Manouba, una tendenza che preoccupa molti.

Nonostante sia l’area più fertile della capitale tunisina, Manouba è anche la più povera. Ex roccaforte agricola, l’introduzione nella zona di un’importante industria tessile ha lasciato dietro di sé stuoli di disoccupati, quando gli agricoltori sono stati costretti a vendere le loro terre ai grandi imprenditori. Visto che l’industria tessile impiega solo donne, gli uomini della regione hanno perso il loro ruolo tradizionale di capo famiglia e sono stati relegati alla casa e alla terra, una trasformazione nelle relazioni sociali che ha prodotto forte frustrazione tra la popolazione maschile.

“Ennahda sta restituendo agli uomini la virilità che hanno perso nella vita reale attraverso la religione”, ha detto ben Hassine a IPS. Ma molte donne, ha aggiunto, non seguono i loro mariti alle urne.

“Molte elettrici donne – comprese le giovani che sono scese in piazza – vogliono migliorare la loro vita di tutti i giorni, e queste elezioni hanno rappresentato l’opportunità di fare una scelta autonoma secondo i loro interessi”, ha detto.

Nonostante i timori sull’ascesa di un partito post-rivoluzionario apertamente islamico, molte donne progressiste continuano a sostenere Ennahda.

Due donne incontrate lungo la Avenue de Paris, una strada affollata nel cuore della capitale, esprimono il loro sostegno per Ennahda, che, a loro parere, è “l’unico partito onesto”. Entrambe ventenni e vestite in abiti occidentali, pensano che il partito sosterrà la creazione di posti di lavoro e la trasparenza.

Ennahda ha tenuto il suo ultimo raduno venerdì scorso nello stadio di Ben Arous, a 15 chilometri dal centro di Tunisi, stipato di partecipanti, tra cui centinaia di donne conservatrici e progressiste.

Souad Abdelrahim, l’unica candidata a non indossare il velo, sedeva al centro della tribuna, una palese dimostrazione della posizione progressista di Ennahda. Abdelrahim ha dichiarato di essersi candidata a Tunisi per dimostrare alle donne che non devono temere En-nahda.

Al raduno, i relatori hanno tenuto a sottolineare che Ennahda è diverso dai partiti islamici al potere in Iran o in Arabia Saudita. Hanno anche ribadito il fatto che, se eletti, sosterranno il codice tradizionale della famiglia tunisina, tra i più progressisti nel mondo arabo.

Nonostante Ennahda abbia più volte promesso di difendere i valori democratici e i diritti delle donne, gli osservatori laici temono che, una volta al potere, il partito rivelerà una linea islamica più conservatrice.

Preoccupazioni alimentate dalle proteste dei gruppi ultraconservatori noti come Salafiti, con i loro attacchi ai cinema che proiettavano “Laicité Inch’Allah”, un film della nota regista Nadia al Fani, e con le manifestazioni di alcune settimane fa contro la TV Nessma per aver trasmesso “Persepolis”, il film di animazione autobiografico di Marjane Satrapi.

“Per questo ho deciso di impegnarmi in prima persona nelle elezioni, per difendere la libertà d’espressione e di cultura nella Costituzione”, ha detto a IPS Selma Baccar, un’altra famosa regista.

Le candidate donne di tutti i partiti sono state anche vittime di una forte discriminazione nei media. Nonostante rappresentino il 50 per cento dei candidati, hanno avuto a disposizione solo il 25 per cento dello spazio mediatico.

Sebbene la legge elettorale tunisina garantisca la presenza di donne nelle liste elettorali, non ci sono garanzie sul numero di donne effettivamente elette. I gruppi di donne, che hanno mobilitato i loro elettori alle urne sabato, voglio assicurare che la spinta per i diritti non si esaurisca dopo le elezioni, producendo un'altra costituzione dominata dagli uomini.

In passato, non c’era altra scelta che votare Ben Ali. La rivoluzione ha cambiato le cose, ma bisogna superare ancora molti ostacoli per il raggiungimento degli obiettivi della rivolta, soprattutto per le donne. ©