LIBIA: Dal satellite meno sfollati di quanto dichiara la stampa

BERLINO, 15 marzo 2011 (IPS) – Fotografie satellitari, mappe e analisi tracciate sulla base delle immagini, vengono utilizzate per identificare i flussi di popolazione in fuga dalla violenza politica che imperversa in Libia verso i paesi vicini.

DigitalGlobe 2011, mappa prodotta da Unitar/Unosat DigitalGlobe 2011, mappa prodotta da Unitar/Unosat

DigitalGlobe 2011, mappa prodotta da Unitar/Unosat
DigitalGlobe 2011, mappa prodotta da Unitar/Unosat

Uno dei primi dati ottenuti da queste informazioni è che di fatto il numero delle persone sfollate sembra essere inferiore rispetto a quanto riportato dai mezzi di comunicazione. La repressione delle rivolte popolari ha causato nelle ultime settimane lo sfollamento di decine di migliaia di persone dai paesi del Maghreb, soprattutto dalla Libia, generando una situazione umanitaria disperata.

Un primo passo per far fronte alla crisi è identificare i flussi degli sfollati nel panorama geografico, per determinare l’urgenza della situazione e la misura degli aiuti necessari.

Da metà febbraio, l’Istituto delle Nazioni Unite per la Formazione e la Ricerca (Unitar, nell’acronimo inglese), grazie alle telecamere satellitari di Unosat (il programma dell'Onu che monitora le crisi umanitarie nel mondo), sta raccogliendo proprio questo tipo di informazioni.

“Unosat non si occupa di vigilanza satellitare, ma forniamo mappe, immagini satellitari e analisi su richiesta delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni” di assistenza ai rifugiati, ha detto a Tierramérica Einar Bjorgo, responsabile delle operazioni umanitarie di Unitar-Unosat.

Creato nel 2003, Unosat produce immagini satellitari in base agli accordi siglati con l’Agenzia spaziale europea, oltre che con imprese e altre organizzazioni che gestiscono e distribuiscono il materiale di diversi satelliti e di applicazioni informatiche di analisi.

Si tratta di ottenere e processare a gran velocità le immagini restituite dal satellite, per produrre informazioni geografiche in base a cui è possibile tracciare le mappe ed elaborare le analisi.

Un’associazione di personale tecnico del Centro di ricerca congiunta della Commissione europea e della Banca mondiale fornisce a Unosat il quadro di riferimento per la valutazione dei danni su larga scala tramite sensori remoti e analisi geospaziali.

Bjorgo, di nazionalità norvegese e specializzato in geofisica, dirige l’unità di gestione dell’informazione geografica e l’applicazione di immagini satellitari per scopi umanitari. “Le mappe permettono di riportare in tempo reale ciò che viene fissato dalle immagini”, ha spiegato.

Grazie alle immagini satellitari è possibile confermare o smentire le notizie non verificate e “farsi un’idea delle situazioni di emergenza nelle regioni di frontiera, oltre a individuare con precisione dove sono localizzati i campi profughi, per poter pianificare le operazioni umanitarie. Per questo, la mappa è la prima cosa che ci occorre”, ha detto.

“La situazione in Libia è molto complessa e dinamica, per questo le risposte sono spesso tardive”, ha osservato.

“Cerchiamo di tenere il più possibile aggiornate le mappe e le immagini”, ad esempio “per chiarire ciò che sta avvenendo in zone critiche come (nella città nordorientale) Bengasi (epicentro iniziale della rivolta contro il regime di Muammar Gheddafi), Tripoli, o i punti di confine”.

Tra le organizzazioni che utilizzano queste informazioni, il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR). “Utilizzando le mappe Unitar-Unosat, non abbiamo potuto confermare che i flussi di rifugiati siano così numerosi come riportato dalla stampa e da altre fonti”, ha dichiarato a Tierramérica Yann Rebois, esperto di sistemi di informazione geografica del CICR. “Vediamo molte meno persone alla frontiera di quante ne vediamo nelle notizie. Questa situazione ci sorprende e solleva molti interrogativi”, ha aggiunto.

Secondo diverse fonti, compreso l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur), le forze di Gheddafi danno la caccia soprattutto ai lavoratori immigrati, in particolare quelli provenienti dall’Africa sub-sahariana, in fuga dalla Libia. In un rapporto dell’8 marzo, l’Acnur ha parlato di profughi sudanesi, intervistati alla frontiera tra Libia e Egitto, che hanno denunciato violazioni di bambine e violente persecuzioni di lavoratori immigrati.

“Abbiamo raccolto informazioni analoghe dai rifugiati del Ciad, che fuggono da Bengasi, Al Bayda e Brega”, ad est del paese, ha aggiunto l’Acnur. Altri rapporti indicano che migliaia di abitanti del Bengladesh sono stati costretti ad accamparsi senza protezione per più di una settimana in attesa di mezzi di trasporto per lasciare la Libia.

Le organizzazioni che utilizzano le mappe di Unitar-Unosat sono prima di tutto diverse agenzie delle Nazioni Unite, come l’Ufficio di coordinamento per gli affari umanitari, l’Acnur, l’Organizzazione mondiale della Sanità e il Fondo Onu per l’infanzia, tra le altre.

Ma tutte le organizzazioni umanitarie e di aiuti possono accedere alle mappe, “scaricandole dal sito web di Unitar (http//:www.unitar.org/unosat), iscrivendosi alla nostra newsletter, seguendo le informazioni che diamo attraverso Twitter (http://www.twitter.com/unosat), o chiedendo di essere inseriti nella nostra mailing-list”, ha detto Bjorgo.

Il programma può fornire geo-informazioni su casi molto diversi, dalla pirateria alla documentazione di violazioni dei diritti umani in situazioni di emergenza.

Nel 2009, Unosat ha potuto fornire informazioni su 40 disastri in tutto il mondo, dalle inondazioni in Namibia e in Vietnam, alla crisi della popolazioni civile intrappolata tra due fuochi alla fine della guerra delle Tigri Tamil e il governo dello Sri Lanka, passando per la situazione dei palestinesi vittime della Operazione Piombo Fuso, lanciata da Israele alla fine del 2008 contro la striscia di Gaza. Unosat ha accordi con l’unità di informazione umanitaria del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e con il motore di ricerca Google. © IPS

* Articolo pubblicato sulla rete latinoamericana di quotidiani di Tierramérica. (www.tierramerica.org)