IL CAIRO, 31 gennaio 2011 (IPS) – Le piazze della città, per quattro giorni consecutivi attraversate da continui scontri tra manifestanti e polizia, si sono improvvisamente svuotate domenica notte, quando gli egiziani in lotta per rovesciare il regime di Mubarak si sono visti costretti a tornare alle loro case per difenderle da teppisti e saccheggiatori.
Le forze di sicurezza hanno lasciato la capitale all’inizio della giornata, con un bilancio di diversi agenti feriti e veicoli in fiamme in seguito ai violenti scontri con i dimostranti. La polizia ha abbandonato le postazioni dopo gli attacchi subiti dalla folla inferocita, mentre altri sono semplicemente spariti.
“Non c’è più nemmeno un funzionario di polizia in divisa in tutta la città”, dice George Iskander, un mercante d’arte. “Nessuno sa dove siano finiti”.
Il vuoto della sicurezza che si è creato ha prodotto nella popolazione un senso di urgenza per far cadere il presidente egiziano Hosni Mubarak, dal 1981 alla guida del paese. Tra le notizie di saccheggi, incendi dolosi e evasioni dalle carceri, gli egiziani devono mettere la sicurezza delle loro famiglie davanti alla spinta per la democrazia, sperando in una rapida risoluzione della crisi.
“Vogliamo solo che finisca presto”, ha detto Iskander.
Le unità dell’esercito fedeli a Mubarak si sono appostate sui ponti, nelle piazze principali, e davanti agli edifici strategici. Ma le poche truppe rimaste, che non hanno attaccato i dimostranti, sembrano riluttanti a farsi carico di mantenere l’ordine nelle strade.
Nelle scorse nottate, saccheggiatori e teppisti hanno preso di mira centri commerciali, supermercati, banche e gioiellerie di tutta la capitale. L’Arkadia Mall, un complesso di sei piani, è crollato sotto le fiamme. Gli scaffali dell’ipermercato Carrefour e del grande magazzino Omar Effendi sono stati completamente svuotati. Perfino una clinica per tumori infantili è stata saccheggiata.
“Sono furioso”, dice un attivista. “Mentre combattiamo contro la polizia per rovesciare Mubarak, la gente ruba nei negozi”.
I saccheggiatori hanno fatto irruzione anche nel museo di antichità egizie del Cairo, distruggendo le teche di vetro e devastando tesori culturali di inestimabile valore. I capi dell’esercito mandati per proteggere l’edificio hanno trovato ovunque frammenti di cocci sparsi a terra e artefatti ridotti in mille pezzi.
Molti egiziani sospettano che dietro i saccheggi ci siano polizia e forze di sicurezza, o che almeno abbiano un qualche ruolo nelle vicende. È sempre più difficile individuare i colpevoli, dal momento che alcuni saccheggiatori sembra abbiano sequestrato i veicoli della polizia, cominciando a girare per la città con i fucili in mano.
Un portavoce dell’esercito ha annunciato alla televisione di stato che i suoi soldati avrebbero catturato ogni saccheggiatore sospetto, ma che l’esercito non ha uomini a sufficienza per proteggere obiettivi commerciali di grandi dimensioni. Ha fatto appello a tutti gli uomini di sana e robusta costituzione per imbracciare le armi e organizzarsi in gruppi per difendere le diverse zone della città.
A Zemalek, un quartiere residenziale e benestante del Cairo, sede di diverse ambasciate, alcuni soldati in tenuta mimetica hanno radunato i commercianti e i residenti locali prima del coprifuoco pomeridiano.
“La polizia si è data alla fuga, perciò dobbiamo mobilitare tutti gli uomini e raccogliere qualsiasi mazza e arma disponibile per proteggere le strade”, ha detto un riservista a capo di un club delle Forze armate.
Vigilanti armati di aste di ferro, machete e pistole hanno creato posti di blocco improvvisati agli incroci restando di guardia tutta la notte, e mentre i sorveglianti fermavano ogni figura sospetta, i colpi d’arma da fuoco sibilavano nell’aria fredda della notte.
La televisione di stato ha trasmesso continuamente immagini di bande di sospetti saccheggiatori, che l’esercito diceva di aver arrestato. Giovani ammanettati urlavano mentre la telecamera li riprendeva, poi l’inquadratura si spostava su coltelli, pistole e armi fatte a mano in loro possesso.
“Come facciamo a sapere che quelli non erano i giovani vigilanti che piantonavano le strade?”, ha chiesto l’ospite di una trasmissione radio.
Le immagini volevano rassicurare la popolazione sul fatto che l’esercito stesse ripristinando l’ordine. Ma non sono state di grande conforto per un’anziana signora del quartiere proletario di Abdassiy, che ha telefonato in un talk show d’informazione per raccontare in diretta che in quel preciso momento una banda di teppisti era fuori della sua porta di casa.
“Hanno appena derubato la banca qui sotto, e adesso li sento avvicinarsi alla mia porta”, ha detto, poco prima che la linea venisse interrotta.
Lo stato della sicurezza si deteriora sempre di più al Cairo e in tutto il paese, dimostrando la presa sempre più debole di Mubarak. Ma potrebbe anche essere un’audace mossa del presidente.
Secondo alcuni analisti, il dittatore 83enne, messo con la schiena al muro, avrebbe ordinato alle forze di polizia di abbandonare le città principali per far esaurire l’impeto delle manifestazioni anti-regime: senza polizia, di fronte all’ampio dilagare della criminalità, i dimostranti euforici potrebbero finire presto per disperdersi, mettendo al primo posto l’urgenza della sicurezza.
“Il vuoto della sicurezza servirebbe a Mubarak perché la popolazione vuole che questa situazione si risolva presto e che l’ordine venga ripristinato”, spiega Moustafa Kamel El-Sayed, professore di scienze politiche all’Università del Cairo.
La crisi potrebbe far guadagnare tempo a Mubarak per consolidare il potere politico, ma per El-Sayed la fine del regime – che sia adesso o alle elezioni di settembre – appare inevitabile.
“Anche se i manifestanti abbandonassero il campo, la rivolta continuerà”, dice. © IPS

